Post del Ringraziamento

Questa è la stagione delle food drive. Quasi ogni giorno qualcuno bussa alla mia porta e mi chiede di rinunciare a qualcosa di alimentare preso dalla mia dispensa a favore di questa o quell’altra organizzazione che sfama i poveri.

La gente qui si aspetta zuppe precotte e lattine di “ramen”, tutta roba che va a 99 centesimi, e mi guardano spesso con gratitudine quando propongo invece pomodori pelati o pacchi di pasta.

La verità è che rispondo alle food drive per non scoraggiare i volontari che si sfiancano di porta in porta, ma non è il tipo di aiuto che mi piace dare.

Mi pare che sia più utile per l’immediata gratificazione di chi dona e meno per chi riceve.

Senza contare l’alto livello di condiscendenza che ci fa decidere a priori di cosa i poveri hanno bisogno, come chi vuole che si eliminino i servizi pubblici a favore di elargizioni private perché “voglio scegliere a chi fare beneficienza”.

Vedo ora con piacere che una delle mie no profit favorite in città è daccordo con me, e va persino oltre.

Sul loro sito spiegano con garbo che i 5 dollari in scatolette che siamo disposti a donare, faremmo meglio a darli in contanti. Loro, forti del potere d’acquisto in grandi numeri, ne farebbero un uso migliore, tipo ottenere per la stessa cifra 7 scatolette invece di 5 ma soprattutto, per poter selezionare per i loro clienti una qualità superiore.

Molto del cibo in scatola americano costa pochi centesimi ma è ad altissimo contenuto di sodio, contiene poco valore nutrizionale, e poi c’è da considerare gli scarti.

Bread for the city cerca di fornire prodotti freschi appena possibile, hanno persino un orto sul terrazzo, e tenta di educare gli utenti (che qui si chiamano clienti, in perfetto stile imprenditoriale) a scelte alimentari più sagge, senza che debbano impegnare la mamma per fare la spesa.

Così sembra che ci dovremo liberare della gratificante sensazione di dar da mangiare algi affamati, e rassegnarci al fatto che chi lo fa su larga scala lo fa un po’ meglio di noi. Ma non disperate, se proprio volete agire in prima persona, potete sempre sporcarvi le mani e andare a fare i volontari. Ne cercano sempre.

 

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Every day life

Oggi si aspettano 20 gradi, è l’ultima domenica del mercatino rionale e quindi della primaria fonte di pane decente in zona. Devo fare un po’ di lobby perchè aprano una panetteria nel quartiere.

La chiusura invernale del mercato è fenomeno inspiegabile alle menti europee, restano aperti Eastern market e Dupont Circle, nessuno particolarmente vicino. E comunque Eastern Market sarà la destinazione, come parte del mio personale piano per sconfiggere la supremazia di Dupont Circle in città.

Ieri è stata una giornata molto piacevole, una bella casse di yoga in uno studio su U street, un pranzo thai, un giro in bicicletta e per finire una cena tra amici in Virginia. Al ritorno abbiamo recuperato le ospiti dal Brasile che ci aspettavano alla pizzeria di zona.

Così sarà alla fine un week end rilassato se non pigro, ma con un po’ di vita sociale che non fa mai male.

Comiciamo un po’ alla volta ad approfittare delle molte occasione che la città offre, con meno affanno che all’inizio.

Nelle ultime settimane Umberto Eco alla sinagoga storica ha attratto folle considerevoli, quasi esclusivamente anglofone, per qualche motivo la sua oresenza in città è stata totalemente ignorata dagli organi ufficiali.  Il discorso di conseguenza è stato molto letterario e per nulla politico, anche se eravamo alla vigilia delle dimissioni di Berlusconi e la speranza di un paio di battute sull’argomento era alta.

Come avrete sentito siamo ora privi di un ambasciatore, in quanto il nostro è stato richiamato dal governo di emergenza. Aspettiamo di vedere come si evolve la situazione.

Insomma, tra un mese scarso si riparte per l’Italia, come sempre con la sensazione di unfinished business che ci caratterizza.

Ah, ci siamo iscritti all’Aire, dopo troppi anni di evasione. Ma questo è un altro post

 

 

 

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Phillips Collection

Ci sono talmente tanti musei gratuiti a DC, la maggior parte dei quali di ottimo livello, che viene la tentazione di ignorare ciò che è a pagamento. Sarebbe un errore.

Tanto più che basta aver pazienza, o essere creativi.

Prendiamo la Phillips Collection, per esempio. Nel cuore del cuore di Dupont Circle, una vecchia casa vittoriana ospitava i signori Phillips, che erano collezionisti d’arte. Cominciarono andando relativamente sul sicuro, con l’impressionismo francese, poi passarono al modernismo americano e via fino ai nostri giorni. I signori Phillips sono infatti nel frattempo morti, ma hanno lasciato la collezione e uno dei primi (il sito dice il primo in assoluto) musei di arte moderna in America.

E’ un gioiello. Davvero, una meraviglia. L’ho visitato un paio di settimane fa’, approfittando del compleanno (90 anni) della galleria. Per l’occasione, l’ingresso era gratuito (visto, cosa fa la pazienza?) e si potevano ammirare oltre alle opere – al momento c’e’ una temporanea su Degas – anche gli splendidi locali della galleria e approfittare delle molte iniziative legate alla celebrazione: musica dal vivo, ballerine, varie ed eventuali.

Se non volete apettare altri 90 anni per l’ingresso gratuito, potete magari approfittare degli eventi Phillips after 5, una sera al mese nel biglietto della galleria e’ incluso il catering per un aperitivo e musica o una piccola conferenza. Cosi’ risparmiate sulla cena.

Nell’antica biblioteca (ora sala della musica) della residenza originale, si ascolta jazz e ci si sente un po’ cosmopoliti. Nelle sale nuove della galleria, la collezione gira di frequente, e potete spesso vedere opere nuove rispoetto alla volta precedente.

E’ un gioiellino, davvero!

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Meta’ Novembre

Non ho abbandonato questo blog, giuro. Solo un po’ di pausa ogni tanto ci vuole, dicono che sia blog fatigue o magari burn out. O forse solo che mi distraggo facilmente.

E non e’ che mancassero le cose da dire, da raccontare, da commentare. Il mondo gira in fretta da queste parti, e anche da quelle, mi pare.

Mr B si e’ dimesso, e dovrei essere soddisfatta e giubilante ma mica ci riesco tanto. La situazione economica e politica sono dovute arrivare al fondo del barile, adesso ci aspetta un  governo cosi’ detto tecnico per – speriamo – qualche mese, e poi si torna alle urne, e voi vi fidate dei vostri compatrioti alle urne? Io mica tanto.

E poi anche, non e’ che la scelta sia cosi’ varia e rosea. Ma basta con il pessimismo, parliamo d’altro.

Le ultime due settimane come ho detto sono state piuttosto piene, e visto che andiamo come dei treni verso il Ringraziamento, anche le prossime due non scherzano. I nostri fine settimana sembrano l’agenda di Obama, e le serate feriali poco meno.

Siamo un po’ stanchi, da fine semestre – il compagno di viaggio certo piu’ di me – ma insomma si tira avanti.

In questi giorni: ho visto mostre, sono andata a concerti, ho fatto passeggiate ed ho organizzato la mia vita per l’anno prossimo. Molti progetti sono ancora campati in aria, ma cominciano a prendere un po’ di forma. Abbiamo avuto molti ospiti interessanti (e altri ne verranno).

Soprattutto ho letto un sacco di libri di cui ho voglia di raccontarvi. Ma, ehy, la logica del blog vuole un giorno per volta, e quindi un giorno per volta sara’.

Intanto il mio fidato laptop mi ha di nuovo abbandonata, quindi urge viaggio a Georgetown per incontrare i ragazzi di Apple.

Per fortuna la casa si e’ recentemente arricchita di telefoni super connessi quindi ne sento la mancanza in modo limitato.

Per la categoria buone notizie, Novembre regge bene climaticamente, con colori splendidi e clima mite. Una nuova pizzeria da asporto ha aperto nel quartiere e siamo tutti entusiasti.

Sii grato per i piccoli favori.

E perche’ anche quest’anno tocchera’ a qualcun’altro l’ingrata operazione tacchino.

 

Non solo Palin: Vern Wuensche

Con un nome del genere, non mancherà chi si chiede se è nato in america. Ma essendo che è bianco, magari invece no.

Vern Wuensche un sostenitore della Flat tax, della pena di morte, delle armi, ed è prevedibilmente contrario alle unioni gay, all’aborto, al minimo sindacale.

Altro giro, altra corsa. E’ il classico ameircano “fatto da se’ “, almeno stando alla biografia ufficiale.

 

 

Con questo breve ritratto si conclude, se Dio vuole, la serie dedicata agli aspiranti candidati repubblicani.

Come avete visto, nel cesto c’e’ una bella scelta di mele bacate. A distanza di mesi dall’inizio di questi scritti, posso dirvi ciò che probabilmnte già sapete ovvero che la rosa dei candidati si limita in realtà a Mitt Romney, Rick Perry, uno sempre più sconvolgente Herman Cain, al limite Ron Paul.

E non perché siano più sani degli altri.

L’orizzonte è cupo, e tutti questi personaggi fanno sembrare il presidente in carica, Barack Obama, uno statista veramente al livello di Lincoln. Penso che lo sia? Non penso che lo sia. Ma di certo dispone di cervello ragionante, anche se non sempre lo usa per fare i ragionamenti che vorrei.

D’altro canto, come direbbe mia nonna, in mezzo ai ciechi l’orbo è un re. E quindi lunga vita al re. Speriamo che basti!

 

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