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Archivio per la categoria ‘Appunti di Viaggio’

Yosemite e San Francisco – 3

Pubblicato da crnfva su Settembre 3, 2009

La porta del parco verso sud si affaccia su una zona meravigliosa: quella delle sequoie giganti. Dal nostro campaggio ci vuole quasi un’ora di guida, per arrivare a Wawona.

Li si trovano alcuni degli edifici più vecchi del parco, molti dei quali erano originariamente altrove, e sono stati spostati a creare un finto villaggio, sulla riva di un fiume. Una stalla con cavalli consente passaggiate nei dintorni.

Ma la vera meraviglia è il Wawona hotel. In stile vittoriano, costituito da diversi edifici, si affaccia su un prato perfettamente mentenuto e su un capo da golf, poco distante. Facciamo pranzo sulla veranda, e la tranquillità è tale che persino le auto impegnate a percorrere la strada che corre in cerchio davanti all’albergo, sembra non faccaino rumore.

Per arrivare alle sequoie si può prendere una navetta gratuita, che risolve il problema del parcheggio. Questo non è l’unico posto in cui vedere le sequoie ma qui si trovano le più grandi e famose. Seguiamo un ranger dal cognome italiano, che ci racconta la fatica di questi grossi alberi, lo sforzo che fanno a crescere e vivere la loro lunghissima vita, e i sistemi che il corpo forestale usa per mantenerli e se possibile agevolarli.

Dopo ci arrampichiamo fino al museo, in una passeggiata in salita di quasi un’ora, nel silenzio dei boschi.

Nel ritornare a valle (la strada è lunga ma una doccia si impone) incrociamo un piccolo ingorgo di auto e ente che fotografa. Un orso passeggia tranquillo sul lato della strada. Rimaniamo a guarda finchè non ranger non ci invita a liberare la carreggiata,

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Yosemite e San Francisco – 2

Pubblicato da crnfva su Agosto 31, 2009

Siamo andati a fare “una passeggiata con il Ranger”. In varie postazioni del parco, i ranger dedicano un’oretta del loro tempo ad intrattenere i turisti pigri che non hanno voglia di fare trekking, o pagaiare o dedicarsi a qualunque altro tipo di attività all’aperto per cui di solito si viene a trascorrere del tempo in un parco naturale ( a parte lo struscio serale al Curry Village).

Il nostro ranger si chiama Tom, lo incontriamo al White Wolf Campground, e la nostra passeggiata- conversazione verterà sull’ospite d’onore di Yosemite: l’orso nero americano.

Al nostro arrivo notiamo una certa eccitazione nel piccolo gruppetto già radunato attorno al ranger. Apparentemente la sera prima un esemplare del suddetto orso nero ha deciso di farsi un’escursione nel campeggio. Quasi tutti gli astanti sono riusciti a dargli un’occhiata almeno superficiale. L’orso aveva un colalre radio, ci spiega Tom, il che vuol dire che non è nuovo a questi tentativi di socializzazione con il cibo umano, ma è abbastanza innocuo e si spaventa facilmente, quindi gli si permette di rimanere in zona, fino a che non ne fa una troppo grossa. E allora sapete che succede, ci chiede Tom che ha una passione per interrogare il pubblico?

Un bambino alza la mano preparatissimo: gli sparate. Un paio di adulti intervengono concilianti, ma nooo, lo si rimuove, lo si porta un po’ più lontano… ma Tom è tranchant: no ha ragione, lui, lo uccidiamo.

Gli orsi aggressivi sono stati un problema per il parco fino agli anni 80, quando era costume lasciarli rovistare nelle immondizie degli alberghi. Ma ora il costume è cambiato, vogliamo orsi timidi ed autosufficienti, quindi nei casi estremi si interviene con maniere estreme.

La passeggiata continua: il bambino di cui sopra, insieme al padre ed al fratello, ci mostra una foro scattata la sera prima all’orso visitatore, ripreso nell’imbarazzante momento dell’evacuazione corporale. Tom è entusiasta e si fa portare nel luogo della toilette, per mostrarci l’imperdibile cacca d’orso, fresca di 12 ore. Ci invita a saggiarne la consistenza con un legnetto. Molti di noi declinano.

Ci spiega che se vediamo cacca d’orso con vicino un legnetto, vuol dire che di li’ sono passatti, in successione, prima un orso e poi un ranger.

Ci mostra cranii d’orso e di coyote, ci racconta le sue esperienze con i simpatici plantigradi e conclude con le istruzioni su come comportarsi in caso di incontro con un orso (a parte fotografarlo mentre fa la cacca).

Allora sappiate: non si scappa, si grida e si cerca di spaventare una bestia che pesa mezzo quintale, corre ai 40 all’ora, nuota e si arrampica sugli alberi. Buona fortuna.

Non dovesse funzionare, c’è sempre la preghiera, e in ogni caso, proteggete le parti molli. E comunque, mai e poi mai permettergli di raggiungere il vostro cibo.

Nel caso di grizzly (non presenti a Yosemite) conviene fingersi morti, dato che sono cacciatori e non mangiano carcasse, ma la buona notizia è che, nonostante siano più aggressivi dell’orso nero, perlomeno non sanno arrampicarsi.

Il resto della giornata è passata in passeggiate e letture in riva al fiume (eh, si, noi si va a Yosemite per leggere). Un barbecue serale ha concluso il tutto.

Ma quanto è stellato il cielo, per gli orsi ed i campeggiatori!

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Yosemite e San Francisco – 1

Pubblicato da crnfva su Agosto 29, 2009

Ok, riprendo il mio racconto di viaggio. Sono disordinata e poco costante in questi giorni, e non ho ancora scritto quello di Tenerife, e forse non lo scriverò mai. Ma è il mio blog e faccio quel che mi pare. Oh!

Siamo partiti da Berkeley verso le 9, ma prima abbiamo fatto il giro in macchina del campus, e ci siamo fermati a prendere il caffe’ in un posto con un nome italiano. Il litro e mezzo di bevanda che i caffè americani ti servono quando chiedi la taglia small, è in genere a temperature ustionanti. Quindi abbiamo ancora passeggiato un po’ per aspettare che i rispettivi beveroni potessero toccare i palati senza dover passare da un pronto soccorso.

Yeosemite è a circa 300 km da San Francisco. I primi 50 trascorrono su una periferia americana tipica: gruppi di case tutte uguali, centri commerciali, aree industriali. Poi all’improvviso, la campagna. E quella californiana è notevole.

Si esce dall’autostrada a 4 corsie e ci si trova immersi nel verde. Prima distese di mandorli, poi vigne e coltivazioni assortite. Ogni 5/6 km, un banchetto che vende frutta. Numerosi cancelli che danno su campi coltivati, oppure sul niente.

L’ultimo centro abitato degno di questo nome che incontriamo è Oakdale, poi la strada si immerge in colline che hanno qualcosa del nostro centro sud, ma con l’aggiunta di molto respiro, pochissime abitazioni (almeno quelle visibili dalla strada) e una vegetazione lussureggiante. tra poco entreremo nella Stanislaus Forest, l’anticamera del parco.

La strada comicia a salire quasi all’improvviso: è la Sierra Nevada. Ci fermiamo a mangiare prima di Yosemite, ad una 40 ina di km dall’ingresso del parco, in un diner con cameriere gentili, panini buoni, e pagamento unicamente in contanti. Ci tocca mettere insieme gli avanzi di portafoglio.

Il nostro campeggio è a 8 miglia dall’ingresso, ci informa gentile la ranger mentre ci porge cartine e le solite istruzioni per aggirare gli orsi.

Ed infatti si fa in fretta. Mi piace subito: le piazzole sono ampie, e come sempre c’è tavolo e fire ring. In più c’è un armadietto in ferro ancorato al terreno, con chiusura a prova di orso, in cui ci consigliano di tenere non solo il cibo, ma anche gli articoli da toilette e qualunque cosa con un profumo ci siamo portati dietro.

La toilette non è un buco nel terreno, come a Yellowstone, ma ci sono water e lavandini, decentemente puliti e con una grossa scorta di carta igienica. Tuttavia per le docce bisognerà andare altrove.

Dopo aver montato la tenda con il minimo indispensabile di disagio (il compagno di viaggio ed io siamo noti per la nostra inettiudine manuale, e regolarmente c’è qualche passante di buon cuore che stufo dello spettacolo interviene a salvarci: in questo caso però la nuova tenda era a prova di idiota.) abbiamo ripreso la macchina per esplorare la zona.

Mentre il nostro campeggio era un poco fuori mano rispetto ai servizi, la parte fondamentale del parco è sicuramente la Yosemite Valley. Li ci sono tutte le maggiori attrazioni, il fiume, le rocce a perpendicolo, la partenza dei sentieri per cascate e laghi, e naturalmente i villaggi. La valle offre campeggi molto affollati ma compresi di docce (accessibili a tutti dietro pagamento di 5 dollari), un paio di supermercati e alcuni negozi di attrezzature sportive. L’accesso a Internet è gratuito al Curry Village, si possono noleggiare bicilette e canoe, e allo Yosemite Village ci sono musei, villaggi indiani quasi veri, persino due teatri, uno all’aperto. E naturalmente i ristoranti, che vanno da semi fastfood a posti da 200 dollari a pasto.

Per chi non ama le scomodità del campeggio, lo Yosemite Lodge offre piccole cabine in stile motel, e l’hotel Ahwahnee rappresenta l’offerta di lusso, in un edificio degli anni ‘30 dall’aschitettura che definirò eclettica, ovvero demenzial californiana, è in realtà un finto castello con alti soffitti in legno nella hall, un bar ed un ristorante elegantissimi, e tutte le comodità.

Abbiamo cenato in un ristorante intermedio, e siamo ritornati al campeggio con il buio, e l’essenziale per la colazione del giorno dopo.

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Visita a Villa della Regina

Pubblicato da crnfva su Maggio 30, 2009

Abbiamo avuto ospiti, lo scorso week end, niente meno che dal Canada. E poche cose mi divertono come visitare la mia città attraverso gli occhi di amici turisti.

Il caldo era soffocante, così abbiamo pensato di cercare rifugio in collina, e visitare la recentemente riaperta Villa della Regina. Ignari eravamo del fatto che la visita dovesse essere prenotata, ma la fortuna ci ha sorriso e mentre bighellonavamo davanti ai cancelli, un usciere con l’aria caporalesca ci ha rimproverato per il ritardo e fatti entrare. Gli abbiamo fatto presente che non avevamo alcun appuntamento: lui ci ha guardati soppesando la situazione poi ha alzato le spalle e ci ha spinti nel gruppo di persone in attesa.

La villa è splendida. La ristrutturazione notevole. Dopo un breve documentario di benvenuto, siamo stati lasciati nelle capaci mani di una signora, storica dell’arte alle dipendenze, presumo, delle Belle Arti, che ci ha condotto attraverso una (troppo?) dettagliata visita degli appartamenti reali.

La signora era chiaramente molto informata e altrettanto colta, e io sono senz’altro una buzzurra superficiale che apprezza l’atmosfera dei luoghi ma in conpenso non ha cultura sufficiente per apprezzare la storia di ogni singolo affresco , mobilio, arazzo (inclusi quelli mancanti, causa furto, distruzione o trasporto al Quirinale da parte dei reali stessi). Così sono stata anche sgridata, perchè vagavo precedendo il gruppo di un paio di metri, cercando anche di sfuggire la calura data da trentacinque persone stipate in pochi metri quadri.

Ma insomma, queste son le cose che rendon le visite ai musei degne di esser raccontate.

La verità è che Villa della Regina è veramente bella, e vi consiglio di prenotare una visita, o magari apettare che la struttura ammetta visite meno organizzate, o anche solo visitare i giardini, se possibile, con una vista mozzafiato sulla città. I soldi sono stati stanziati per la costruzione anche di un bookstore, e oltre almuseo la villa ospiterà gli uffici per la catalogazione delle opere d’arte in Piemonte.

La città ha guadagnato un monumento e un colpo d’occhio ancora migliore sulla già splendida collina.

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Torino

Pubblicato da crnfva su Maggio 25, 2009

Oddio, il blog! Sono settimane. Ma certo, quando nella vita sufìccedono cose degne di essererlomeno menzionate, è il tempo che manca, e il primo a farne le spese è il blog. Ma ho intenzione di riparerare, certo, lastrico di buone intenzioni km di pavimenti.

Comunque, rieccomi a Torino. Il viaggio di ritorno, se lungo e faticoso, è stato comunque privo di eventi significativi. Il weekend del nostro arrivo la città era in fermento.

La fiera del libro, con il suo strascico di turisti e personalità, manifestazioni sindacali con rischi di linciaggio, G8 universitari con code di scontri tra poliziotti e studenti, e dulcis in fundo, selezioni per il prossimo Grande Fratello.

La città era un fiume di umanità, odori e suoni familiari e sconosciuti insieme.

Siamo stati alla fiera del libro, riuscendo a spendere una quantità di denaro relativamente moderata. Quest’anno mi sono data la regola aurea, si compra solo da editori che offrono sconti soddisfacenti. Incoraggiare questa pratica di prezzo pieno + biglietto di ingresso mi sembra poco salutare. In fondo in libreria posso entrare gratis.

Abbiamo anche assisitito all’incontro con l’Autore Francesco Targhetta, giovano poeta trevisano, che presentava il libro Fiaschi. Ammetto che è stato un caso (i piedi tondi reclamavano una  pausa da ore di bancarelle) ma anche una piacevole scoperta.

Il resto della settimana è trascorso riprendendo contatto con gli amici e la città, e combattendo l’ondata di caldo che ci ha assaliti senza pietà, continuando nel fine settimana. Le nostre ospiti dal Canada sono arrivate e già anche ripartite, spero che abbiano trovato piacevole il soggiorno.

Tra le chicche del tour ad uso delle ospiti, una visita alla Villa della Regina che meriterà un post a se’.

Naturalmente ho letto: anche per questo, post a venire.

Tra le buone notizie, Fiorio ha aperto una serie di “vetrine” in giro per la città e ora il gelato è più accessibile.

Il mio problema è comunque che non sono più abituata ad a vere così tanta gente intorno.

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Ritorni

Pubblicato da crnfva su Marzo 2, 2009

Marzo appena inziato e’ il momento piu’ critico per chi e’ cresciuto in climi mediterranei e si ritrova in climi nordici. Il nostro istinto ci dice che la primavera e’ iniziata, ce l’aspettiamo, la desideriamo, e invece niente. E’ il momento in cui sono piu’ vicina ad essere meteoropatica, e davvero non e’ il freddo, ma la mancanza di fiori e foglie, dei colori e dei profumi che istintivamente cerco ma non trovo. Comunque il viaggio a Boston e’ andato bene anche se l’abbiamo lasciata innevata. Anzi abbiamo avuto anche un giorno quasi primaverile, con 10 gradi.

Non ho fatto lo shopping sfrenato che mi ero riproposta ma invece ho comprato (sorpresa sorpresa) tre libri, tra cui l’ultimo Laura Lippman, che ho gia’ quasi finito, racconti di donne omicide (e raramente vittime) con cui e’ stato tragicamente facile identificarsi.

La citta’ e’ molto bella, grande ma non dispersiva, quartieri ben identificabili, ciascuno con il suo carattere.

Sono9 contenta di essere a casa, non del tempo, ovviamente, ma della routine e dei gatti e delle mie cdose. Mi sa che sto invecchiando.

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The Bostonians

Pubblicato da crnfva su Febbraio 24, 2009

Siamo ospiti di un amico nel North End di Boston, e quindi stamattina abbiamo fatto colazione in un loop spaziotemporale: un bar italiano qualsiasi, con tavolini rotondi e sopratovaglie di plastica trasparente, in un momento a caso tra il 1950 e il 1985. L’unica nota leggermente stonata erano i dialetti italiani presenti nel locale: troppi, tutti troppo diversi tra loro. Il cappuccino e la brioche, piu’ che rispettabili.
Poi abbiamo attraversato la Government Center Plaza in un vento gelido per prendere la metropolitana in Park Street Place. Siamo usciti ad Harvard Square con qualche grado in piu’, il che ci ha consentito di passeggiare per Cambridge, dentro e fuori da campus, librerie usate, caffe’ e negozietti. La gente del New England ricorda i Maritimers: sono gentili, affabili e pronti ad aiutarti non appena ti vedono in difficolta’ (o anche no). Fanno eccezione gli usceri di Harvard, tutti piuttosto ingrugniti, ma ho letto da qualche parte che prendono il minimo sindacale in una delle universita’ piu’ fighe del mondo, e quindi come dargli torto?
Il proprietario del  caffe’ su Massachussets Avenue ci ha dato precise istruzioni per il pranzo: Mr Bartley’s Burger Cottage e i suoi hamburger sono in effetti un’esperienza pari quasi alla lettura del menu’: ogni piatto ha il nome di un politico in auge, i Clinton, gli Obama ma anche Mitt Romney. Le descrizioni dei piatti sono esilaranti. Per misteriosi motivi non prendono carte di credito, e anche nquesta e’ un’esperienza unica nel suo genere, negli USA.

La linea verde della metropolitana di Boston e’ a tutti gli effetti un tram.

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Cibo e vino, per scaldare l’inverno

Pubblicato da crnfva su Gennaio 19, 2009

Una studentessa di origine italiana, con un bell’accento toscano, da dietro il bancone di un negozio ci chiede se siamo qui in vacanza. Uscendo nel tepore di 20 gradi centigradi sottozero, il compagno di viaggio ed io ridiamo: chi diavolo vuoi che venga qui in vacanza in inverno?

Invece a quanto pare sbagliamo, o così pensano i signori di destination Halifax, associazione per la promozione del turismo in Nova Scotia.

E siccome fa freddo, e non tutti sono amanti delle passeggiate con le racchette da neve o del pattinaggio sui laghi ghiacciati, l’hanno buttata sul culinario. Tutti devono mangiare, no?

Febbraio vedrà svolgersi in vari ristoranti ed enoteche della città, una manifestazione chiamata Savour Food and Wine.

L’evento principale sarà l’omonimo show, ospitato in un grande albergo della città, e che si terrà il 26 del mese. Attorno a questo, prima e dopo, piccole manifestazioni, aziende vinicole aperte al pubblico nell’Annapolis Valley (dove si terrà l’Ice Wine Festival dal 12 al 22 febbraio), ristoranti con menu particolari della zona, corsi di cucina, degustazioni varie.

Insomma la provincia si sveglia dal suo letargo invernale, non solo per spalare neve, ma anche per intrattenere i tuisti, speriao numerosi.

Il lato positivo, è che noi siamo già qui, e quindi tanto vale approfittare, no?

Per informazioni e calendario, guardate qui

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When in Rome…

Pubblicato da crnfva su Maggio 31, 2008

La vacanza romana è quasi terminata, (lo è già, da stamattina, per il comagno di viaggio che sale adesso su un pullman diretto verso le Marche) ma rimane ancora un pomeriggio di shopping, e una serata tra amici.

In questi due giorni abbiamo passeggiato con il naso in su per le vie dell’Urbe, letto nei caffé sulle piazzette, visitato la mostra su Sebastiano del Piombo e la biblioteca nazionale.

Inoltre abbiamo visto Il Divo, di Sorrentino, al cinema Barberini, e al solito speso soldi in libreria.

In queste settimane italiche sono andata spesso al cinema: mi manca un pò la sala abbinata alla comprensione perfetta di quello che viene detto sullo schermo. Sono strane le cose di cui si sente nostalgia.

Così oltre al Divo, nelle settimane trascorse abbiamo visto Tutta la vita davanti, La ragazza del lago, Gomorra. Siamo stati fortunati a trovare quattro film italiani ben fatti, almeno tre su quattro molto ben fatti, in uno spazio di tempo così breve. Non andavo così spesso al cinema quando vivevo qui.

Naturalmente questo ci porta al problema: questi film non danno una bella immagine di questo paese. Le conversazioni che sento sull’autobus, non danno una bella immagine di questo paese. I titoli dei giornali, per tono o per contenuto, non danno una bella immagine di questo paese.

Sto visitando amici e parenti sparsi per l’Italia, e la mia preoccupazione si riflette nei loro racconti, e nelle loro analisi.

Il compagno di viaggio, assente da più tempo di me, si sente coinvolto e rabbioso, vorrebbe agire, anche se non sa come. Io, personalmente, provo solo più forte il desiderio di fuga.

Intanto ancora un paio di tappe mi aspettano, dopo la breve sosta nelle Marche. Questa è una consolazione, insieme al mare di Catania, al cielo di Roma, a libri e film e amici che fanno sentire un pò meno soli.

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Sotto il Vulcano

Pubblicato da crnfva su Maggio 26, 2008

Aggiornamento al volo da un internet point di Taormina. Gli italianisti avevano invaso la città, ma se ne sono andati quasi tutti. Restiamo noi, mentre l’Etna si fa sentire, a bagnare i piedini nel mare colore del vino.

Il clima è perfetto, il sole caldo e l’aria fresca. Tra una pasta alla norma e un latte di mandorla, i giorni trascorrono lenti e dolci.

Tra due giorni ci aspetta un volo per Roma. Per ora, mi godo la mia Sicilia, fino al prossimo giro.

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