il piede in due scarpe

Chiacchiere e appunti di un’emigrante per scelta

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    Annapolis Valley, Thanksgiving weekend 2009

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Archivio per la categoria ‘Halifax’

Una settimana piena (e un mondo un po’ più vuoto)

Pubblicato da crnfva su Novembre 8, 2009

Di feste, alcune con abiti da sera, di cibo (non sempre all’altezza) e musica. Di foglie gialle e neve bianchissima, e poi ancora foglie gialle. Di esami, di voti (B+ per una tesina sul romanticismo, devo ancora farmi passare l’incavolatura con me stessa, ma posso giustificarmi -almeno un po’ – con la scusa di averla fatta di corsa), di ore in biblioteca ed in classe.

Ho provato un nuovo parrucchiere, per chi è a conoscenza della mia odissea. E’ matto come un cavallo, ma il taglio non mi dispiace e non è caro, quindi forse gli darò un’altra chance

L’autunno, io trovo, ha un profumo meno intenso che in Italia, gioca tutto sui colori, ma apprezzo le ultime passeggiate per la città prima che il freddo ci chiuda nella sua morsa, che allora saranno corse piu che altro, sperando di arrivare a destinazione il più in fretta possibile.

Sempre questa settimana, il compagno di viaggio, la sua famiglia ed io abbiamo perso qualcuno a cui volevamo molto bene. Se ne è andata senza disturbare, ma lasciando una grande impressione in chi rimane, ovvero esattamente come ha vissuto. Sarà un mondo un po’ più vuoto, ma mi piace credere che mi abbia insegnato qualcosa, nel breve tempo in cui ho avuto l’occasione di conoscerla. Quindi questo post e’ dedicato al senso dell’avventura e alla splendida curiosità per il mondo di Elisa.

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Teresa

Pubblicato da crnfva su Agosto 13, 2009

Teresa è sbarcata ad Halifax nel 1958. Ha attraversato in fretta il Pier 21, un controllo ai documento e poi subito sul treno, diretta a Montreal, in mezzo giusto il tempo per il marito di comprare del pane al piccolo emporio della stazione “un pane cosi’ molle che si arrotolava intorno alla mano, le bambine non hanno voluto mangiarlo”.

E’ stato suo fratello a convincere Teresa ed il marito a lasciare l’Italia per venire in Canada, ma quando le chiedo perché siano emigrati mi risponde sincera “non lo so. In Italia avevo due bambine e facevo la casalinga. A Montreal è nata la terza, e ho dovuto lavorare in fabbrica portandomela dietro. A volte non arrivavamo a fine mese e Casa italia doveva aiutarci con il cibo e le cose per il bebè.”

Questa è la prima volta dal 1958 che torna ad Halifax. Mentre camminiamo per la sala del museo e io traduco le parole della guida Teresa mi dice che non è particolarmente emozionata. Tutto è troppo diverso da come se lo ricorda, e la gente molto più gentile.

La mia traduzione è abbastanza inutile, Teresa parla un inglese un po’ accidentato, forse, ma comprensibilissimo, e lei stessa capisce quasi tutto.
Ma è lo stesso contenta di avermi, perchè in Italiano puo’ raccontarmi la sua storia, e chiedermi della mia.

La figlia, una bella signora che vive a Toronto, l’ha accompagnata nel pellegrinaggio, e le compra la foto della sua nave, la Queen Frederica, a cui facciamo aggiungere una didascalia con i nomi della famiglia e le date di arrivo, in italiano.

Teresa la guarda con soddisfazione, dice è molto bella, e se la tiene vicino.

Poi andiamo a vedere il film, 25 minuti che raccontano le varie ondate di immigrazione attravarso le storie di personaggi-macchietta. Una famiglia ucraina nel ‘29, un soldato Canadese di ritorno dalla 2a guerra mondiale, una ragazza ebrea, spose di guerra, e per gli anni 60 una famiglia italiana, che prima si lamenta del freddo, e poi sale sul treno cantando mamma son tanto felice, per tirarsi su, e anche perche’ gli italiani, si sa, cantano.

Ridiamo un poco allo stereotipo, e chiedo scherzando a Teresa se anche lei è salita sul treno cantando. Lei ride, poi mi guarda seria con gli occhi verdi, scuote la testa: “Io piangevo”.

L’ultima parte del museo e’ la ricostruzione del treno, con immagini del viaggio sui video – finestrini e cabine con le storie (vere questa volta) di immigrati passati per il Pier 21. Ed al treno le lascio, mamma e figlia.
Le saluto con un abbraccio e scambio di rispettivi biglietti da visita, e anche se sono io ad allontanarmi, mi sento un po’ come se le stessi salutando alla stazione, prima di un lungo viaggio.

E vorrei tornare indietro di 50 anni, per incontrare Teresa 25enne e piangente al Pier 21, accoglierla, e per consolarla, rivelarle un poco di quello che so adesso, di quello che le riserva il futuro

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Spring is sprung (maybe)

Pubblicato da crnfva su Aprile 27, 2009

La primavera fa capolino persino nel Maritimes.

Abbiamo avuto un bellissimo weekend, con sole e aria di mare.

Il 25 aprile l’ho trascorso a fare pulizie di primavera, sia a casa che al club, e a cucinare per una serie di cene che si sono accodate dall’inverno, con amici vecchi e nuovi.

Accendere il barbecue, chiacchierare con i vicini che ne hanno appena comprato uno nuovo, scambiarsi suggerimenti su dove comprare le bistecche e i bulbi di tulipani: tutti mettono il naso fuori, finalmente senza cappucci da spedizione polare, e ci si sorride attraverso le staccionate.

Giovedi’ il mio dentista, giovane, di bell’aspetto e dal cognome inequivocabilmente scozzese, ha ingaggiato un incontro di wrestling con i miei denti del giudizio. Sembrava di vedere il Maratoneta.

Ha vinto ai punti, e io ne sento ancora le conseguenze. Il lato destro della mia faccia e’ dolorante, faccio fatica a parlare, vado ad antidolorifici che sembro House, e stasera alle sette ho pure l’esame di francese.

Domani sara’ tutto finito, e forse per la prima volta in settimane protro’ dormire fino a tardi.

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Giovanni

Pubblicato da crnfva su Aprile 5, 2009

Giovanni ha quasi ottant’anni, ma gli occhi azzurri brillano ancora come quelli di un ragazzino. Ha la battuta pronta ed è in continuo fermento, passa dalla collera al riso, è lucido e attento ai dettagli. Gli piace la compagnia dei giovani.

È arrivato in Canada all’inizio degli anni ‘50, con la giovanissima moglie, pensando di rimanerci qualche anno, fare i soldi e tornarsene a casa.

Invece è rimasto, ha avuto quattro figli che hanno ormai figli a loro volta, ha comprato casa e lavorato moltissimo.

Altri parenti lo hanno raggiunto, e amici di paesi vicini al suo dall’Italia.

Oggi il suo italiano è inframezzato da parole inglesi, ma è sempre buono.

Torna a casa di tanto in tanto, li c’è ancora il fratello con la sua famiglia, e hanno ancora il rapporto che probabilmente avevano da ragazzini, affetto misto a competizione.

Quando Giovanni vota in italia, si assicura di votare dalla parte opposta a quella del fratello. Così, per fare un dispetto.

In Canada invece Giovanni è informatissimo sulla politica e gli avvenimenti, e spesso ha opinioni molto liberal. Mi porta articoli di giornali, mi ricorda scadenze di tasse e mi da consigli per muovemi in questo paese.

Il suo unico dubbio, che affiora spesso, rimane se sia stata una buona idea venire qui, così tanti anni fa. Perchè se allora sembrava non ci fosse futuro, adesso in Italia i suoi nipoti vivono in belle case, fanno lavori prestigiosi, e insomma lui come Zio d’America non ha certo il fascino che avrebbe avuto trent’anni prima.

In compenso qui in Canada ha dovuto sudarsi ogni conquista ed ogni dollaro, e la posizione sociale, raggiunta dai suoi figli, lui sente di non averla mai davvero avuta.

Mi chiede se ha fatto bene, e io non so cosa rispondergli. Perché la sua perdita, il suo sradicamento somiglia così poco al mio.

O forse, chissà.

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L’emigrazione a tavola

Pubblicato da crnfva su Marzo 29, 2009

Quanta importanza hanno le lingue che una persona conosce nel determinare l’esperienza che questa persona ha del mondo? Quanto influenza la nostra vita e le  scelte la propria lingua madre. E se le lingue madri (sorry) sono più di una?

Nell’ultimo paio di giorni si è svolta una mini conferenza organizzata dal compagno di viaggio, tre relatori scrittori o esperti di scrittura italo americana, o letteratura di immigrazione.

Gente nata in Italia e poi trasferitasi in Nord America, o già nata in Nord America ma fortemente influenzata dalla cultura d’origine della famiglia.

Il che ci ha portati ieri sera a cena, di fronte ad una tavola imbadita a discutere di cos’è l’italianità. La conoscenza della lingua? Ma questo è un carattere che spesso manca agli italiani d’Italia stessi, che l’italiano come lo conosciamo è lingua troppo recente, e diffusasi grazie al mezzo televisivo in anni molto recenti.

L’essere nati in Italia? Ma questo escluderebbe molti italiani emigrati di seconda generazione, che alle origni tengono e che le origini coltivano.

L’argomento è importante e forse non c’è una vera risposta. Ma ieri sera, di fronte a quella tavola da me medesima imbandita, io ed un signore svizzero italiano siamo forse giunti ad una temporanea conclusione:

L’italianità è la paura di non dare abbastanza da mangiare agli ospiti.

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Black History Month

Pubblicato da crnfva su Febbraio 5, 2009

O come lo chiamano in Canada, African Heritage Month. Sarebbe febbraio, ovviamente.
La tradizine di dedicare un intero mese alla storia e alla cultura afroamericana compie 25 anni, in concomitanza con l’e'ezione di un presidente di colore negli Stati Uniti.

Io che nera non sono, e nemmeno americana, potrei cogliere l’occasione per cercare di saperne un po’ di più sulla storia degli afro-americani in Canada, ed in particolarte in Nova Scotia.
Per farlo, non va male partire dalla Biblioteca Pubblica, non solo per leggre libri, ma perchè tutte le Public Library di Halifax offrono una serie di eventi per celebrare il mese ed il suo anniversario.
Film (il più interessante sembra Poor Boy’s Game, ambientato in Nova Scotia e di una regista locale) concerti e conferenze, perfino un Celebrity Quiz. E questo è solo un programma per adulti.
Ci sono anche quelli per bambini ed adolescenti, ed è particolarmente coinvolta la sede della biblioteca che si trova nel North End, il queartiere ad oggi più “nero” della penisola.

Per saperne di più, il sito della biblioteca, il museo virtuale dei Black Loyalist of Nova Scotia, e la pagina Wikipedia del Black History Month.

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Tempo permettendo

Pubblicato da crnfva su Febbraio 3, 2009

Nevica di nuovo ma in compenso abbiamo avuto un bel fine settimana, e lungo, visto che mi sono presa anche il lunedì.

La vita sociale è stata particolarmente intensa, con cene di tutti i tipi, a casa nostra tra i soliti amici, al ristorante con un ospite venuto da lontano, a casa di nuove conoscenze in un posto bellissimo con uno dei migliori panorami della penisola, ancora a cena fuori ma nell’ ambiente più familiare dell’associazione italo-canadese mangiando cacciagione locale.

Il compagno di viaggio si è comprato un mini computer di cui va molto fiero, e io abbigliamento da palestra, nella speranza che serva a motivarmi. Qualcuno questa economia la deve pur far girare.

Abbiamo anche trovato i prossimi coinquilini, una coppia di ragazzi canadesi molto carini, che staranno nella nostra “depandance” a partire da Maggio.

Un weekend pieno di eventi e di persone, che anticipa una settimana altrettanto intensa. Questo naturalmente con un occhio alla neve: vivere pericolosamente in Nova Scotia, al giorno d’oggi, vuol dire che ogni impegno accuratamente pianificato potrebbe saltare a causa del maltempo.

E siccome ultimamente qui si va ad alta velocità, una parte piccola di noi spera sempre in una bella tempesta di ghiaccio, che ci chiuda in casa a coccolare i gatti e guardare un bel film.

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Linda

Pubblicato da crnfva su Gennaio 28, 2009

Se guardo dalla mia finestra in questo momento, vedo la coltre bianca del giardino e oltre la staccionata, la casa di Linda con le finestre illuminate, come le mie.

A volte la sua figura passa veloce dal riquadro della cucina, capita anche che ci si faccia ciao con la mano, ma il più delle volte credo che osserviamo l’una i movimenti dell’altra, così, di sfuggita, cercando di non essere invadenti.

La prima volta che ho visto Linda era estate, e lei spuntava a dietro la siepe con un vestito leggero lungo fino alle caviglie e un grande cappello di paglia in testa. Aveva un piatto di biscotti in mano, e chiedeva permesso.

Da allora, capita ancora spesso che attraversi il giardino con dei biscotti, ma non chiede più permesso. Il percorso tra le due case attraverso un buco nella recinzione è dientato abituale per me come per lei, e in questo preciso istante un sentiero scavato nella neve lo dimostra.

Credo che Linda sia stata la mia prima amica, qui ad Halifax. La scorsa estate camminavamo molto, e per tutto l’autunno mi ha portato ad esplorare angoli di città meno frequentati.

Mi ha aiutata con il giardino, è infaticabile nel potare, tagliare e riordinare. Il suo, di giardino è un luogo di diverse delizie e profumi, e fino a Novembre ci si può sedere al pomeriggio a prendere il te, grazie all’esposizione a sud.

Linda conosce bene Halifax, per averci vissuto a lungo e per averla camminata in tutte le direzioni. Ma ha avuto una vita interessante in luoghi lontani, Arabia Saudita e Libano, ha legami forti con l’Inghilterra e una sorella negli USA con cui trascorre del tempo appena può.

Linda ha un cancro, uno di quelli brutti e aggressivi, che proprio negli ultimi mesi ha fatto nuovamente capolino. In questi giorni lei sta facendo le terapie, ma sembra riuscire comunque a non perdere la grazia.

Siede a gambe incrociate sulla grossa poltrona, poi si alza e si inginocchia per terra, perché stare troppo a lungo nella stessa posizione le provoca dolore.

Le chiedo se ha bisogno di qualcosa, passaggi, una mano in casa, lei ringrazia, dice che se ha bisogno ce lo farà sapere, magari se intanto posso dare da mangiare al suo posto al gatto di strada che vive nel mio garage e a cui entrambe teniamo molto.

Dice che saperlo all’asciutto e nutrito, abbassa notevolmente il suo livello di ansia.

Non sembra troppo preoccupata, nè particolarmente rassegnata, eppure non è certo un’ incosciente. Sa che cosa rischia, è lucida, ma riesce a vivere momento dopo momento, e a godere delle piccole cose.

Voglio molto bene a Linda, e provo per lei un’ammirazione sconfinata.

Quando guardo dalla finestra, verso le sue finestre illuminate, un groppo di apprensione mi prende la bocca dello stomaco, perché non riesco ad immaginare come deve sentirsi, ne’ posso pensare di non vederla più attraversare il giardino, a primavera, con suoi larghi cappelli ed  ivestiti alla Holly Hobby.

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La vita a meno 20

Pubblicato da crnfva su Gennaio 21, 2009

Qualcuno mi ha chiesto ocme si vive al freddo. Adesso che l’ondata brutta e’ passata (per ora) e siamo stabili tra i +3 ed i -7, posso raccontare.

La verita’ e’ che ci si abitua. Si cammina per strada, la sciarpa un po’ piu’ alta sul naso, perche’ le mucose non gelino (la sensazione e’ di un pizzicorio buffo).

Si fa attenzione a dove si mettono i piedi, perche’ i marciapiedi sono gelati.

Si parcheggia la macchina un po’ piu’ in mezzo alla strada, per far scendere i passeggeri senza che capitombolino sui banchi di neve.

Non e’ il freddo che ferma i canadesi, semmai le nevicate potenti, che vedono scuole chiuse, eventi serali cancellati, un po’ piu’ cautela per uscire di casa.

Ma qui ad Halifax la neve non e’ tantissima, e nemmeno il freddo. Lo humor nero aiuta: in Saskatchewan hanno -54, mi dicevano l’altro giorno i miei studenti per consolarmi!

Lunedi’ siamo di colpo saliti a +8, i mucchi di neve si sono sciolti in fiumi di acqua marrone che correvano giu’ dalla collina del forte. Ho raggiunto l’ufficio praticamente a nuoto.

Oggi gli zero centigradi sono di nuovo un bel ricordo. Guanti, cappelli, scarpe col pelo e strati.

E si riparte, pala in una mano, sale nell’altra (qui non c’e’ penuria, come a Milano).

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Cibo e vino, per scaldare l’inverno

Pubblicato da crnfva su Gennaio 19, 2009

Una studentessa di origine italiana, con un bell’accento toscano, da dietro il bancone di un negozio ci chiede se siamo qui in vacanza. Uscendo nel tepore di 20 gradi centigradi sottozero, il compagno di viaggio ed io ridiamo: chi diavolo vuoi che venga qui in vacanza in inverno?

Invece a quanto pare sbagliamo, o così pensano i signori di destination Halifax, associazione per la promozione del turismo in Nova Scotia.

E siccome fa freddo, e non tutti sono amanti delle passeggiate con le racchette da neve o del pattinaggio sui laghi ghiacciati, l’hanno buttata sul culinario. Tutti devono mangiare, no?

Febbraio vedrà svolgersi in vari ristoranti ed enoteche della città, una manifestazione chiamata Savour Food and Wine.

L’evento principale sarà l’omonimo show, ospitato in un grande albergo della città, e che si terrà il 26 del mese. Attorno a questo, prima e dopo, piccole manifestazioni, aziende vinicole aperte al pubblico nell’Annapolis Valley (dove si terrà l’Ice Wine Festival dal 12 al 22 febbraio), ristoranti con menu particolari della zona, corsi di cucina, degustazioni varie.

Insomma la provincia si sveglia dal suo letargo invernale, non solo per spalare neve, ma anche per intrattenere i tuisti, speriao numerosi.

Il lato positivo, è che noi siamo già qui, e quindi tanto vale approfittare, no?

Per informazioni e calendario, guardate qui

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