Archivio per la categoria ‘Libri’
Pubblicato da crnfva su Agosto 29, 2009
Librarything ha un gruppo intitolato Librarians who librarything, dove i bibliotecari, oltre a discutere dei problemi del proprio lavoro, si raccontano il lato semi comico dello stesso: richieste strane da parte dei clienti, usi improbabili dei servizi offerti dalla biblioteca, cosa si trova nei libri presi a prestito e poi restituiti.
Oggi ho trovato io una piccola gemma in un libro preso dalla Killam Library, una delle biblioteche di Dalhousie. Ok, è una gemma solo per chi, come me, ha il pallino delle biblioteche. Ma comunque.
Qualcuno in biblioteca ha lasciato un appunto per me, scritto a biro blu, su un cartocino rigido (niente di che, il mio nome e la data fino a cui il libro doveva essere tenuto in “caldo”).
Per vari giorni ho usato questo cartoncino, senza nemmeno pensarci, come segnalibro – nonostante io sia una di quelle che fanno orecchie ai libri, mai e poi mai mi permetterei con uno della biblioteca.
Ieri per la prima volta mi e’ capitato di girare il cartoncino, ed ho scoperto che è una scheda, una vecchia scheda da archivio riutilizzata come carta per appunti.
Il libro a cui si riferisce la scheda è archiviato sotto Matematica ed Ingegneria, l’autore è tal Dimitri P. Bertsakas, il titolo Dynamic programming and stochastic control. Data di pubblicazione: 1976.
Mi chiedo se la scheda sia finita nella carta da riciclo di un impiegato perché non ci sono più gli archivi cartacei, o se sia solo questo singolo libro ad avere subito questa sorte, perché oramai datato e non più presente sugli scaffali della biblioteca.
Eh? Si lo so che basterebbe una ricerca nell’archivio della Killam. Ma la mia vita è noiosa, oggi, piove, e a me basta poco per movimentarmi il pomeriggio. Siete voi che non avete vita interiore.
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Pubblicato da crnfva su Giugno 1, 2009
Ok, i libri sono due, presi insieme in biblioteca proprio perché avevano lo stesso titolo. E siccome sono libretti gialli di quelli che vanno giù in un sorso, e non lasciano certo il segno (tant’è che avendoli letti da più di un mese per ricordare le trame sono dovuta andare a cercare un riassunto online), la recensione sarà una sola, per risparmiare bytes.
Cold Case di Robin Burcell
Il meno gradevole dei due. Una poliziotta con un passato traumatico, un assassino forse seriale forse no, testimoni che scompaiono, scambi di persona. La soluzione è insoddisfacente e i personaggi tagliati con l’accetta. Perfetto per un viaggio in treno, se l’edizione è paperback. Così poi si può liberare il libro senza rimpianti.
Cold Case di Linda Barnes
Andiamo già meglio. Il libro è parte della serie con protagonista Carlotta Carlyle, originale investigatore privato e tassista part-time, che sull’elenco del telefono compare con il nome del suo gatto, per non avere seccature, e si fa aiutare nelle indagini da una schiera di personaggi fuori dagli schemi. L’ambientazione è Bostoniana, città di cui sono divenuta recente e sfegatata fan. La scrittura scorre. Aiuta molto (almeno me) la trama, che si dipana dal presunto ritrovamento di un recente manoscritto originale di un’autrice creduta morta da tempo.
Carlotta viene incaricata di cercare la scrittrice, ma niente è quel che sembra (va da se’).
Il libro è lontano da essere ottimo, ma i personaggi sono simpatici e l’idea originale. Invece di liberarlo, alla fine del viaggio, regalatelo ad un amico in partenza.
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Pubblicato da crnfva su Aprile 19, 2009
Nick Hornby ha scritto romanzi che ho amato moltissimo (magari è una cosa generazionale). Poi altri che ho amato molto meno.
Ma in questa serie di articoli per The Believer, mi è facilissimo riconoscermi. E non solo perché i miei post mensili sui libri del mese partono da un’idea simile – e non sto paragonando la mia scrittura a quella di Hornby, ahimé. Ma perché la logica, o mancanza della stessa, con cui i lettori accaniti selezionano i libri da leggere, con cui comprano più di quanto riusciranno mai a finire, con cui iniziano e abbandonano, saltano da un libro all’altro, leggono 15 libri contemporaneamente, perché i libri sono come le ciliegie e uno tira l’a'tro, la logica dicevo, quella è la stessa di tutti noi malati di libri e di storie.
In più naturalmente, e diversamente da me, Hornby sa scrivere, e ha molto senso dell’umorismo, e ha una vita normale con problemi normali, solo che fa un bel mestiere in cui c’entrano i libri, per fortuna sua.
Il libro è piacevolissimo e offre spunti, per continuare il gioco, da un libro all’altro.
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Pubblicato da crnfva su Aprile 17, 2009
di Martha Stout
La signora Stout e’ psicologa e insegna niente meno che alla medical school di Harvard.
Il libro parte dall’informazione che una persona ogni venticinque, nel mondo occidentale, e’ sociopatica, ovvero non ha coscienza, intesa come interesse per il prossimo e capacita’ di provare affetto.
Una parte minima di questi sociopatici si dedica ad atti di violenza in stile CSI. I piu’ vivono alle spalle dei familiari, manipolano le fidanzate/ i fidanzati, abusano di colleghi e dipendenti, sfruttano la buona fede dei vicini di casa.
Su queste basi, e visti i numeri, e’ altamente probabile che tutti noi si sia venuti in contatto, o si mantenga una stretta relazione, con un sociopatico.
Seguono dettagliati esempi sulla base di casi reali, dal killer sanguinario al marito fedigrafo.
Non ho strumenti per dire se la tesi sia sensata o meno. Di certo rientrano in questa descrizione un sacco di persone che conosco, ma forse mi sarei limitata a definirli un po’ stronzi (ops).
In ogni caso il consiglio dell’autrice e’ chiaro: se venite in contatto con qualcuno che corrisponde a questo profilo, evitatelo come la peste, e se non potete, limitate al minimo la sua ingerenza nella vostra vita e non accordate nessuna fiducia.
Il libro e’ piacevole e scorre via veloce, e sono certa che abbiaun intento divulgativo, ma forse un filo di scientificita’ in piu’ non avrebbe guastato, con buona pace di Harvard.
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Pubblicato da crnfva su Aprile 13, 2009
di Laura Lippman
Il nuovo romanzo della Lippmann usciva negli USA tre giorni dopo che io ho lasciato Boston.
Per fortuna ho trovato questa raccolta di racconti, altrimenti sarei caduta in grave crisi di astinenza.
Quasi tutti i racconti hanno come protagonista una signora che risolve i suoi problemi commettendo un crimine, o perlomeno un misfatto. In molti casi, la signora ha ragione, per come la vedo io, e molto spesso se la cava.
Fa eccezione un unico racconto con omicida uomo e vittima donna, che avevo pero’ gia’ letto in un’altra raccolta.
Tra i preferiti, la bellezza di mezz’eta’ che si ricicla pornostar e la giovane prostituta che di giono e’ una soccer mom.
La Lippman si riconferma tra i miei autori favorit, anche se credo che lo spazio lungo di un romanzo le si confaccia meglio, ed esalti la sua meravigliosa capacita’ di creare personaggi.
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Pubblicato da crnfva su Aprile 11, 2009
bdi Howard Norman
Il libro e’ ambientato ad Halifax, alle porte della seconda guerra mondiale, ed ecco la mia motivazione per averlo preso.
Il protagonista lavora in un piccolo museo che espone pittori fiamminghi su agricola Street, ed e’ innamorato di una giovane guardiana del cimitero ebraico che ha l’aria di saper tirare i fili giusti per farlo uscire di testa. Inoltre dispone di uno zio totalmente sciroccato e un pochino losco. Il resto e’ giallo e quindi vi risparmio.
Il libro non e’ male ma le critiche entusiastiche che ho trovato su internet non mi convincono. Ma se conoscete la citta’, e’ piacevole lettura
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Pubblicato da crnfva su Aprile 3, 2009
Una gita in una grande città comporta la visita di molte librerie. Perciò ritengo di ssere stata estremamente morigerata, avendo comprato solo tre libri a Boston:
Hardly Knew Her della sempre brava Laura Lippman, e poi (in fondo è Marzo) due libri di femministe americane, Stiffed di Susan Faludi, e Subject to Debate, raccolta di articoli di Katha Pollit.
Perchè il titolo mi piaceva, e poi perchè ultimamente fatico a trovare fiction che mi dia soddisfazioni, The Sociopath Next Door, di Martha Stout.
Nick Hornby e la sua Polisillabc Spree, raccolta di articoli da The Believer sui libri letti e non letti dall’autore ogni mese, è un po’ il papa’ di questi post, e quindi eccolo sul comodino.
Il Canada è una nazione interessante, e con una spinta politica socialista che a volte sorprende, visto che spesso lo si vede solo come una copia sbiadita degli USA. Per capirci un po’ di più ho ordinato a Fair Country, di John Ralston Saul, che in questo libro attribuisce la coscienza sociale dei canadesi soprattutto all’influenza delle tribù native. E perché no?
God’s Harvard infine, è un libro – inchiesta su come i movimenti evangelici americani stiano cercando, con alterne fortune, di creare la prossima classe dirigente, preparando giovani cresciuti in ambienti cristiani semi-fondamentalisti a far convivere la propria passione politica con il creazionismo, sempre cercando di attenersi ai saldi principi di purezza e vicinanza a Dio.
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Pubblicato da crnfva su Marzo 11, 2009
Mi pareva di aver letto molto e invece Librarything mi dice che a Febbraio solo due libri sono entrati, entrambi dalla biblioteca, entrambi presi d’impulso dallo scaffale, mentre andavo a restituire libri gia’ letti.
E siccome sono solo due, la recensione e’ inclusa.
Happy Trails to You, di Julie Hetch
La protagonista senza nome di questi racconti vive a Nuntacket, e’ vegetariana, patita dello yoga, soffre di ansia, ed ha uno sguardo estraniato e vagamente shockato sul mondo. La gente che incontra la lascia ovviamente molto perplessa, ma lei non rinuncia ad un contatto con gli altri, che si risolve in niente quasi sempre, come due mondi paralleli che si sfiorano senza veramente capirsi.
La scrittura e’ asciutta e divertente e la tentazione di identificare alcune signore americane di propria conoscenza con la protagonista del libro e’ forte.
The Kid, di Dan Savage
Dan Savage scrive una esilarante rubrica di posta del “cuore” sul The Stranger di Seattle, che viene poi ripubblicata su molti giornali americani, tra cui i city paper (giornali gratuiti, locali) di quasi tutte le grandi citta’.
Savage e’ diretto, oltraggioso, non ha paura di parlare di argomenti scabrosi (in effetti la posta e’ decisamente piu’ di “sesso” che di “cuore”) o di risultare offensivo per il lettore, o gli stessi scriventi.
Inoltre e’ gay, e si batte come attivista per i diritti civili. Il libro racconta la storia del’adozione di un bambino da parte di Savage e del suo compagno, .
La cosa interessante del libro e’ la descrizione del tipo di adozione scelta dai nostri, ovvero l’adozione cosidetta “aperta” in cui la madre del neonato seleziona la coppia adottante, e si guadagna in questo modo il diritto ad un futuro contatto con il piccolo.
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Pubblicato da crnfva su Febbraio 10, 2009
di Simon Winchester
Nel 1857, la Società Filologica di Londra,incarica il lessicologo James Murray di curare la pubblicazione un dizionario della lingua inglese che sia veramente completo. E questa storia da sola varrebbe un libro, uno sceneggiato televisivo e un paio di film.
Murray lavorerà al più prestigioso dei dizionari, l’Oxford English Dictionary, per tutta la sua vita, scegliendo e ordinando tutte le parole che la lingua inglese aveva da offrire, ciascuna corredata da varie citazioni di autori inglesi, per spiegarne il contesto.
Ora che il primo fascicolo esca, saranno passati 30 anni. Il lavoro era enorme. Volontari venivano reclutati con annunci su riviste e giornali, per leggere quanto era stato prodotto dalla letteratura inglese ed identificare le citazioni dei singoli termini che sarebbero comparsi sul vocabolario. Ciascuno poi spediva ad Oxford i risultati del proprio lavoro.
Tra questi volontari, c’era il Dott. Minor, un cittadino americano che contribuì con più di 10.000 lemmi alla realizzazione dell’opera. Ma certo aveva del tempo per farlo, dal momento che si trovava in un ospedale psichiatrico.
Il libro è avvincente ed informato, la storia del dizionario si accavalla a quelle dei suoi curatori ed è facile appassionarsi sia all’una che alle altre.
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Pubblicato da crnfva su Febbraio 6, 2009
Di Margaret Truman
La cosa più notevole, è forse che la scrittrice è figlia dell’omonimo presidente, Henry.
Per il resto, il filone è vicino a quelli di Mary Higgins Clark, ma con meno grazia.
L’investigatrice per caso è una bella donna, ex avvocato, ora proprietaria di una galleria d’arte, della buona società di Washington.
Uno studioso ispanista, detestabile, viene ucciso alla Library of Congress da un colpo sulla nuca.
La trama è inutile, ma certo i giallisti americani riescono a rendersi leggibili anche quando non hanno nulla da scrivere. Credo abbiano buoni editor.
La cosa migliore, è certo il titolo!
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