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Archivio per la categoria ‘Società’

E’ la stampa bellezza

Pubblicato da crnfva su Aprile 6, 2009

La comunità italiana di Halifax ha un’alta percentuale di abruzzesi, nessuno però la cui famiglia abbia subito significativi danni dal terremoto di ieri notte, con apparente disappunto di una giornalista della CBC che stamattina mi ha chiamato in ufficio.

Voleva intervistare qualcuno che fosse rimasto coinvolto nel terremoto, pensa un po’.

Poi si è ripresa e mi ha chiesto se invece pensavamo come associazione di fare una colletta o una donazione a favore delle popolazioni colpite. La risposta naturalmente è si, ma certa gente non pare aver vergogna.

Ho cortesemente respinto il suo tentativo di fare un pezzo di colore, girandola al nostro console che di sicuro non ha paura dei riflettori.

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Darwin Day

Pubblicato da crnfva su Febbraio 12, 2009

Oggi è il compleanno di Darwin, ovvero l’anniversario della sua nascita, e mi sembra giusto ricordarlo.
Stasera il Compagno di viaggio andrà ad una festa in suo onore, io no perchè sarò in classe a quell’ora, ma sono certa che troverò il modo di fare riferimenti, complici studenti fantastici – quelli del giovedì sera veramente li adoro.
Chissà perchè son tempi in cui pare valga la pena di pensare a Darwin!
Poi ci aspetta polenta e salsicce, che se vogliamo stare in tema rappresentano uno dei punti più alti dell’evoluzione culinaria. Insieme alla torta di mele di Maria ieri sera!

Qui la biografia di Darwin, secondo

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Black History Month

Pubblicato da crnfva su Febbraio 5, 2009

O come lo chiamano in Canada, African Heritage Month. Sarebbe febbraio, ovviamente.
La tradizine di dedicare un intero mese alla storia e alla cultura afroamericana compie 25 anni, in concomitanza con l’e'ezione di un presidente di colore negli Stati Uniti.

Io che nera non sono, e nemmeno americana, potrei cogliere l’occasione per cercare di saperne un po’ di più sulla storia degli afro-americani in Canada, ed in particolarte in Nova Scotia.
Per farlo, non va male partire dalla Biblioteca Pubblica, non solo per leggre libri, ma perchè tutte le Public Library di Halifax offrono una serie di eventi per celebrare il mese ed il suo anniversario.
Film (il più interessante sembra Poor Boy’s Game, ambientato in Nova Scotia e di una regista locale) concerti e conferenze, perfino un Celebrity Quiz. E questo è solo un programma per adulti.
Ci sono anche quelli per bambini ed adolescenti, ed è particolarmente coinvolta la sede della biblioteca che si trova nel North End, il queartiere ad oggi più “nero” della penisola.

Per saperne di più, il sito della biblioteca, il museo virtuale dei Black Loyalist of Nova Scotia, e la pagina Wikipedia del Black History Month.

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Il cerchio e la botte

Pubblicato da crnfva su Gennaio 14, 2009

Tra pochi giorni Mr Obama diventerà il nuovo presidente degli Stati Uniti, riuscendo finalmente a mettere piede alla Casa Bianca, dopo che i coniugi Bush gli ahnno fatto trovare occupata la dependance tradizionalmente riservata ai soon-to-be presidenti.

Per non stare con le mani in mano, Obama ha annunciato che la cerimonia di insediamento  lo vedrà giurare sulla bibbia di Lincoln e che il discorso  di inaugurazione sarà affidato al reverendo Rick Warren, leader della chiesa evangelica Saddleback Church, noto per le sue posizioni estremiste su unioni gay, creazionismo, e così via.

Mentre tutti ci domandiamo, non solo per quale motivo Obama voglia un personaggio come Warren al suo fianco, ma soprattutto perchè qualcuno come Warren dovrebbe voler sostenere Obama, il nostro ci spiazza ancora.

Due giorni prima della cerimonia di insediamento, ed esattamente il 18 gennaio, Obama ha indetto un megaconcerto dicamo così, di riscaldamento, con grossi nomi della musica americana, e il discorso questa volta toccherà a Gene Robinson, vescovo Episcopale  apertamente gay.

Qui gli animi si scaldano!

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Oggi ce la godiamo

Pubblicato da crnfva su Novembre 5, 2008

Sono contenta per l’esito delle elezioni americane. Barack Obama è sicuramente un miglioramento, sia dal punto di vista umano che dal punto di vista politico. Ma il vero motivo per cui sono contenta è la portata, il significato, di un uomo di colore alla casa bianca. Uno di quei momenti che pemettono di vedere che l’umanità tutto sommato progredisce, sia pur lentamente, sia pur con passi indietro più frequenti di quello che si vorrebbe.

Ho visto le facce degli americani per le strade di New York, Chicago, Seattle e ho provato un pò di invidia. Per il candore, per l’entusiasmo, per la sincerita con cui credono nel loro leader. Credo che sia la prima volta, da quando li frequento un po’, che mi capita di provare invidia per gli americani.

Ho ascoltato il discorso di Obama, a Chicago, dopo che i risultati ufficiali sono stati annunciati. Un bel discorso con la giusta dose di retorica, un accenno a minoranze assortite, molta speranza.

Ma mi impressiona un po’ vedere la gente che ripete yes we can dopo di lui, come a messa si ripete dopo il sacerdote. Mi impressiona e un pelino mi inquieta. Parte del mio carattere, temo: un pò di cinismo, un pò di individualismo. Una sensazione di disagio che mi lasciano le folle rapite.

Ma per oggi faccio finta di niente e me la godo. C’e’ un uomo di colore alla casa bianca. Domani si ricomincia a tenere gli occhi aperti non per stupore, ma per vigilanza.

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Il bello del voto

Pubblicato da crnfva su Novembre 3, 2008

Votare è entusiasmante. Lo penso sul serio, eh! E’ il metodo piu’ semplice, più elementare, di far pesare la propria opinione nella collettività. Non sempre è efficacissimo, la democrazia non è cosa perfetta. Ma comunque, è a portata di tutti.
Ma va fatto nel modo giusto, la forma è importante, i simboli sono importanti, e ve lo dice una che è abbastanza immune alla retorica.

Tuttavia vedo la bellezza nel fatto di uscire di casa, di andare verso il luogo designato, di andarci tutti quanti in un arco di tempo predefinito. E’ un rito, sì, perché alla fine mettere una croce su un pezzo di carta non è poi questa gran cosa, di per se’. Ma serve ad uscire e vedersi in faccia. Con gli altri votanti, dico.

Sei li’ in coda, ti guardi, spesso ti riconosci, ti confronti. Poi si esce dalla sede elettorale e si parla: per chi hai votato tu? Vale anche rispondersi a vicenda di farsi gli affari propri, che il voto e’ segreto, dopo tutto. Ma almeno ci mettiamo la faccia. E la mostriamo a chi le gestisce ormai le nostre vite, e sembra volere da noi sempre meno partecipazione, sempre meno confronto. Finchè alla fine diventerà inutile incontrare gli altri, non dico dal vivo, per carità, ma al limite nemmeno virtualmente, che anche Facebook si sa è per poveri di spirito. Meglio tutti a casa con la propria famigliola, non sia mai che ci sia occasione di scontro-incontro e di crescita con chi la pensa diversamente da noi.

E invece no, usciamo ed incontriamoli questi altri, e facciamolo nella sede più simbolica di tutte: il seggio elettorale.

Insomma, se oggi si vota io sono qui, di persona pirsonalmente, a mettere la mia bella crocetta sulla mia bella scheda, perchè il voto è la base di tutti i diritti, quelli più complessi, che stanno su fogli scritti in borbonico e a caratteri piccolissimi, quelli che ci trasciniamo in tribunale o sul lavoro e nella vita di tutti i giorni.
Se non facciamo una volta ogni pochi anni lo sforzo di uscire di casa e metterci il faccino, forse non ci meritiamo niente di tutto il resto.
Non serve a niente? Forse talvolta non serve a niente, l’ho provata anch’ io quella sensazione li’, che credete? Mica sono esente da sconforti e cinismo.

Ma quante cose fate nella vostra vita che non servono a niente? il letto tutte le mattine? L’acquisto di un’oggetto inutile?
Fatene una in più che mica vi manda in rovina. Hai visto mai che magari poi chi va al potere vi debba qualcosa!
Bisogna andare alle urne, non solo figurativamente: non voglio sentire di voto via internet o che so io. Certo, chi non puo’ votare tradizionalmente per un motivo o per l’altro, deve essere agevolato in ogni modo. Ma tutti gli altri: fuori di casa, tutti insieme, niente scuse. E portate i bambini, che poi non crescano con questa idea che  il voto, il seggio, siano un concetto alieno e un pò demodè.

Volete la prova del fatto che votare sia una cosa eccitante? Alzi la mano chi non vorrebbe poter votare domani, a queste elezioni cosi intense che nemmeno un reality show. E chi dice che le nostre, o tutte le elezioni, non debbano essere così?
Un pò di partecipazione, forza. Un pò di entusiasmo.

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Pumpkins and Poppies

Pubblicato da crnfva su Ottobre 31, 2008

Zucche e papaveri e le ultime foglie in fiamme sono i colori della fine di ottobre. Questa e’ la notte di Halloween e la fine dell’autunno si avvicina. Ma non e’ facile rassegnarsi: ogni casa esibisce almeno una zucca o un mazzo di fiori sotto il portico (sotto, le decorazioni nel mio vicinato). Oggi davanti alla biblioteca una enorme puzzola chiedeva contributi per il canile pubblico e due streghe distribuivano volantini per non so piu’ quale altra causa. Nei negozi e negli uffici non sono rare orecchie da coniglio o cappelli a cono, persino una mia amoca italiana oggi esibiva in aula (lei e’ il docente) degli elastici arancioni a trattenere i codini.

I piu’ scuri sono i volontari delle associazioni di reduci che pero’ distribuiscono papaveri in feltro da appuntare alla giacca in vista dell’11 novembre, Remembrance Day.

Questa sera i  bambini busseranno alle porte per la loro razione di zuccheri. Al supermercato due signore con parrucche fluorescenti si consultano sulla marca migliore di dolci. Mi coinvolgono, ed esco con una scatola di cioccolatini a forma di bulbo oculare, da aggiungere al gia’ ricco piattone.

Sono giornate strane, con temperature quasi estive che si alternano ad un vento gelido che arriva alle ossa. Spuntano le prime sciarpe ed  i primi cappelli. Le foglie fanno vortice per la strada, si attorcigliano alle caviglie, come ad annunciare una magia, quella di Halloween. Se alzo lo sguardo, forse, vedro’ una strega volare.

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Quello che non ho

Pubblicato da crnfva su Ottobre 29, 2008

Oggi una persona mi ha chiesto da quale paese provengo. Saputolo, mi ha detto con simpatia e un briciolo di orgoglio “chissà quante cose hai, che prima non avevi”.

La mia prima reazione è stata di incredula ilarità: da dove pensa che io arrivi questa persona? Da dove vengono le sue informazioni sul mio paese? Forse da un film di Rossellini? O dai vicini italiani che aveva negli anni ‘50?

Non mi sono certo offesa, ci vuol altro, poi il commento è stato fatto con uno spirito gentile, se decisamente poco informato, ed è quello che conta.

Ma poi ci pensavo, tornando a casa, nel vento autunnale di Halifax. Da un punto di vista consumistico, in termini di cose possedute, forse oggi ho a disposizione meno di quello che avevo in Italia, se non per quantità certo per varietà.

Halifax ha poca scelta nei negozi, non molte alternative sui ristoranti. Ho una casa, ed è stato difficilissimo arredarla senza farla sembrare lo show room di Aiazzone. Un giro a Montreal mi ha lasciata con gli occhi di fuori per le vetrine, e la nostalgia per una grande città.

Ma queste sono cose che mi mancano fino ad un certo punto. Di certo ho guadagnato del tempo, delle relazioni sociali, un po’ di tranquillità d’animo. Non so se questo lo si debba al Canada o, più probabilmente, ad un momento particolare della mia vita che si è combinato con una serie impressionante di cambiamenti.

Quello che di sicuro ho guadagnato, a vivere in questo paese, è la possibilità di leggere un giornale senza voltastomaco. La possibilità di criticare la classe politica senza che qesta critica scada nella repulsione non solo per le piattaforme elettorali ma anche per le persone. La possibilità di salire su un autobus senza ascoltare commenti razzisti detti a mezzavoce a pochi passi da persone di altre nazionalità culture colori.

Devo questo distacco anche al fatto che questo non è il mio paese, e perciò me la prendo di meno? Può essere.

Ma mi è tornata voglia di occuparmi di ciò che mi sta intorno, nonostante queste disastrose elezioni, e di farlo magari in prima persona. Ho di nuovo l’impulso a discutere, a criticare,  a confrontarmi con opinioni diverse.

Non è un guadagno enorme, questo? Farò a meno dei negozi, l’essenziale ce l’ho.

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Distretto 19: South End e Northwestern Arm

Pubblicato da crnfva su Ottobre 27, 2008

Abito nel quartiere di Halifax chiamato South End, il che già dà un’idea piuttosto precisa della sua posizione geografica. A nord ci delimita Quinpool Road, strada commerciale con negozi e ristoranti per tutte le tasche, a sud il parco cittadino, Point Pleasent, che mangia una grossa porzione del quartiere stesso.

A est, Robie Street e South Street sono il confine verso downtown, lo streep dei negozi di Barrington e Spring Garden e la passeggiata del porto. Ad ovest, il mare: il Northwest Arm che è anche il punto più bello, a mio parere, della penisola.

Abbiamo scelto questo quartiere, uno dei più cari della citta’ dal punto di vista immobiliare, per una serie di ragioni. La vicinanza al centro e all’università sono le due principali.

Questo ci fa rientrare nel 47% degli abitanti della zona che vanno al lavoro a piedi.

La media degli stipendi annui in questa zona è $53.000, che se sono netti ci vede decisamente al di sotto, se sono lordi un pochino al di sopra. In realtà le medie sono sempre una cosa curiosa: le case che guardano il braccio di mare verso ovest rivelano entrate annue con molti piu’ zeri, mentre i conplessi di appartamenti a poche case dalla mia ospitano vecchietti soli e famiglie con un solo genitore.

Il motivo per cui questo distretto, il numero 19 da un punto di vista elettorale, attrae cosi tanto e’ dovuto al suo essere un quartiere residenziale in centro citta’, ed alla presenza delle scuole. Non solo le universita’ (tre delle quali sono qui) che, riempiendo la zona di studenti rende il quartiere anomalo rispetto ai tipici residentials, ma anche quelle elementari e superiori. In Canada la frequentazione di una scuola dipende strettamente dalla residenza anagrafica. Le famiglie con figli piccoli fanno a gara per stare vicino alle scuole considerate migliori.

Questo rende il South End un quartiere molto variegato dal punto di vista demografico, e si vede. Sul mio marciapiede incontro vicine di mezz’eta’ con cui scambio interessanti opinioni su cucina e giardinaggio, bambini di tutte le eta’ che scorazzano su tricicli e giocano a basket nei vialetti, studenti universitari che sfrecciano su skateboard e biciclette.

C’e’ carenza di minoranze visibili, come le chiamano qui: 2.4% di arabi, altrettanto di asiatici del sud, 3% cinesi. Solo nel mio isolato abbiamo, che io sappia, una famiglia del bangladesh e una di indiani sikh.

In generale e’ un quartiere abbastanza giovane: il 29% degli abitanti e’ tra i 20 e i 29 anni.

C’e’ una discreta coscienza civica. Ricicliamo con devozione, andiamo in bicicletta e prendiamo l’autobus, manifestiamo volentieri per cause locali e non, frequentiamo cinema e musei.

Siamo quasi 15.000 in tutto.

Il nostro consigliere comunale è Sue Uteck, riconfermata nella sua carica a discapito di Beverly Miller. Si dice che Uteck abbia un occhio di riguardo per gli speculatori edili del south end. Di sicuro promette una campagna per abbassare le tasse in uno dei quartieri della citta’ dove sono più elevate. E per tasse mi riferisco a quelle sulla proprietà immobiliare, che sono alte rispetto alle nostre in Italia. La cosa è perfettamente comprensibile, considerata la dimensione del territorio e la sua scarsità di popolazione per km quadro. Mantenere questa città non è semplice.

Siccome questa è la zona più densamente popolata, molti si sentono come se “mantenessero” a proprie spese i sobborghi.

Ma questa è un’altra storia: quella di come tre città divennero una, e dei vantaggi e disagi di questa nuova amministrazione. Per un altro post.

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Un parlamentare ogni 100.000 persone (in media)

Pubblicato da crnfva su Ottobre 18, 2008

Sono qui con il primo raffreddore della stagione. Se devo trovare un lato negativo nella mia permanenza canadese, finora, e’ che ho preso una quantita’ di influenze e raffreddori. Io che stavo sempre bene.

Ma magari e’ una coincidenza. O devo farmi gli anticorpi. Chissa’.

Intanto qui ci sono state le elezioni federali, e ha vinto di nuovo Harper, e di nuovo con un governo di minoranza. Si prevedono nuove elezioni anticipate entro un paio d’anni. Nel frattempo Stephen  Dion, leader dei Liberals, ha fatto alcune barbine figure e si parla di dimissioni.

Da un punto di vista, diciamo cosi’, etnologico, qui le elezioni durano un giorno solo, dalle otto del mattino alle otto di sera, e chi si e’ visto si e’ visto. In piu’ sono state di Martedi’. L’affluenza e’ stata bassa in tutto il paese, la piu’ bassa della storia del Canada.

Halifax ha eletto in parlamento Megan Leslie, del New Democratic Party, con il 19,25% dei voti.

Il sistema di distribuzione dei seggi in Canada e’ complesso e non corrispondente alle effettive percentuali di voti ottenuti da ciascun partito. Considerate che il NDP ha ottenuto in tutto il 18,20% dei voti, e 37 seggi in Parlamento, mentre il Bloc Quebecoise ha ottenuto il 9.97% dei voti e 50 seggi in parlamento. I verdi, con il 6.80%, nemmeno un seggio.

La polemica infuria, com’e’ prevedibile, per questa iniqua distribuzione, che risale alle lotte per il secessionismo da parte del Quebec.

Oggi invece, qui in Nova Scotia, si vota per il comune. E per i consigli scolastici.

Io, non potendo votare, sforno torte e pizze e ne inondo il vicinato. Oltre naturalmente a curarmi il raffreddore.

In

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