L’illusione di Dio

di Richard Dawkins

Era un po’ che volevo scrivere dell’ultima fatica di Dawkins, ma ho comparto il libro a Londra, e l’ho letto in camere d’albergo, aeroporti, su voli intercontinentali e in una casa invasa da scatoloni.

Poi l’ho prestato ad un’amica (che spero me lo restituisca) e non avendolo avuto più sott’occhio, me ne sono dimenticata. Non l’ho nemmeno inserito su Librarything – ma provvedo adesso.

Ricordo anche di aver detto a mio padre che l’avrei informato non appena fosse uscita la traduzione italiano, ma ho dimenticato anche questo (lo farò domani).

Poi oggi ho letto un articolo di Barbara Ehrenreich sulla Templeton Foundation, ed ecco che mi è tornata la memoria.

Così adesso non so se scrivere una breve recensione sull’ultima produzione del sempre amato Dawkins, o unirmi al coro di disdegno per la fondazione Templeton e i suoi tentativi di far soldi influenzando il mondo della scienza con una spiritualità da neocon.

Penso, comunque che proprio Dawkins faccia i commenti, e le battute, migliori riguardo questo manipolo di pseudo scienziati imprenditori, e così mi limiterò a commentare il libro  e rimandare alla lettura chi vuole approfondimenti.

Beh, che posso dire, con me Dawkins sfonda ovviamente una porta aperta, non ho certo bisogno di essere convinta per quanto riguarda il valore della laicità, nè l’assenza di una divinità che ci governi.

Ma la lettura è comunque piacevole, ed istruttiva. In questo mondo in cui la religione sta entrando di prepotenza nelle decisioni pubbliche e private, dalla politica alla scienza, alle scuole di vario grado a, ovviamente, le guerre,  è un sollievo leggere le opinioni pacate e piene di humor di un ateo razionalista che non si vergogna di esserlo, e che colpo su colpo ribatte alle improbabili teorie pseudo scientifiche come alle accuse di mancanza di etica, mettendo chi crede di volta in volta di fronte all’assurdità o alla debolezza delle opinioni e dei dogmi  che da millenni vengono spacciati per verità rivelata.

Rispetto per la libertà di culto non vuol dire permettere che il culto invada la sfera pubblica dell’esistenza. Succede in Italia, e succede negli Stati Uniti, esattamente come succede nei paesi governati da una teocrazia. Sono diversi i livelli di ingerenza, o forse è solo diverso il modo in cui questa ingerenza viene perpetrata.

La Templeton Foundation è un modo occidentale, da paese ricco, di influenzare la ricerca e l’istruzione, finanziando (e spesso falsificando) ricerche sull’influenza della preghiera nei casi di guarigione o sulla felicità dei bambini che frequentano campi estivi a matrice cattolica.

Altri modi meno sottili consistono nell’introdurre lo studio della teoria creazionista nelle scuole americane accanto all’evoluzionismo (finche non sarà introdotta “al posto di”).

Io sono cresciuta in una famiglia laica ed atea, e laica ed atea sono diventata a mia volta, e non ho mai ricevuto nessun tipo di discriminazione , per questa mia mancata religiosità. Al massimo qualche sguardo stupefatto, un silenzio imbarazzato.

Ma la mia esperienza mi prova che sono in genere più aperta e tollerante della maggior parte dei credenti  che conosco, e il libro di Dawkins, nel capitolo in cui discute dell’etica laica, è una boccata d’ossigeno per gente come me.

Che cosa trattiene un ateo dal rubare, dall’uccidere, dato che non c’è la prospettiva di una punizione ne’ di un premio nell’aldilà? Come si sopravvive alle ingiustizie, alle difficoltà, alla perdita di una persona cara, sapendo che non ci sarà una seconda opportunità, che questa vita è tutto quello che abbiamo per sbagliare, per provare, per essere infelici, per amare?

Dawkins lo spiega meravigliosamente bene nel capitolo in questione, dimenticando teorie scientifiche o religiose,  e parlando di entusiasmo per la vita, amore per la ricerca, curiosità e rispetto per il prossimo.

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7 thoughts on “L’illusione di Dio

  1. Concordo col giudizio.

    Considerata la figura non eccelsa fatta da S.J. Gould quando aveva affrontato lo stesso tema – ne I Pilastri del Tempo – ero un po’ preoccupato.
    Quando uno scienziato esce dal proprio ambito principale di studio, rischia sempre le brutte figure.
    Invece il testo è buono.
    Non il migliore di Dawkins, ma certo molto valido.
    Qualcosa mi dice che ne regalerò qualche copia sotto Natale… 🙂

  2. Il libro è senz’altro ben scritto e presenta un punto di vista razionale che purtroppo è raro trovare ai nostri tempi/dalle nostre parti, e quindi merita un’ampia diffusione. Forse in alcuni tratti la polemica contro i fondamentalisti è fin troppo accesa, a scapito della precisione (ad esempio, mi ha stupito che trattando dell’aborto si soffermi unicamente sull’embrione, quasi che l’interruzione di gravidanza non riguardi invece il feto che è tutt’altro organismo).
    Tutto sommato comunque un libro utile e da leggere.

  3. Il problema dei fondamentalisti è molto più sentito nel mondo anglosassone – e soprattutto negli USA, dove fanno davero paura – che non qui da noi.
    Questo giustifica – almeno in parte – la ferocia della reazione di Dawkins.
    Credo.

  4. Beh, anche se magari con altre forme, a me pare che qui da noi l’ingerenza della gerarchia religiosa (non vogliamo chiamarli fondamentalisti? Questione di terminologia) nella vita nella politica e poi di conseguenza nelle scelte private come nella vita pubblica sia di tutto rispetto. Forse usano toni meno esasperati (per quanto, mah), magari sono teologi con molte lauree prestigiose invece che predicatori di provincia di fronte ad un pubblico di rednecks, ma alla fine sono altrettanto efficienti nell’ottenere lo scopo, dalla fecondazione assisitita al matrimonio tra persone dello stesso sesso (a anche solo le unioni di fatto), fino al finanziamento statale di scuole gestite da ordini religiosi. Per nonparlare della ricerca scientifica. Forse è il momento che si cominci anche noi, ad usare toni un po’ più aspri.
    Invece i nostri politici fanno a gara per rilasciare dichiarazioni ai giornali in cui riscoprono il loro lato mistico, e da “sinistra” ci si allea con gente come la Binetti.
    Scusate, ma sono veramente fuori di me, quando penso a queste cose.

  5. Io sono un paleontologo – i discorsi di questa gente mi mandano su tutte le furie.
    E sono daccordo – è ora di cominciare ad essere un po’ meno soft con questa gente.

    Ma davvero da noi la situazione – per quanto grave – non è al livello degli stati uniti.
    Qui i teocon picchettano il Museo di Storia Naturale di Milano dando via volantini in cui affermano che la teoria dell’evoluzione è un’invenzione dei comunisti; là, fanno cancellare dalle scuole i programmi che parlano di evoluzione.
    Qui, portano avanti della campagne assoluatmente orribili su questioni delicate come aborto e gravidanza assistita, o sullo studio delle staminali; là si piazzano con una carabina fuori dalle cliniche che praticano aborti e sparano ai medici quando escono, salvo poi difendersi col fatto che Dio ha detto “Occhio per occhio”.

    Di sicuro, è bene darsi da fare, eccome – perché là è cominciata come sta cominciando qui da noi.

  6. Ecco, mi ha sempre stupito la profonda divisione all’interno del paese all’avanguardia nella scienza e nella tecnica, che è nello stesso tempo il più “medievale” nelle credenze profonde di una notevole parte della popolazione.
    Non so se siamo avviati anche noi su quella strada, certo che sicuramente siamo ben lontani dalla parte più evoluta dell’Europa, e la zavorra della chiesa cattolica si sente particolarmente in questi ambiti sociali e civili. Ci vuole sempre molto più tempo da noi per progressi che altrove sono più facili, mi viene in mente l’introduzione del matrimonio tra omosessuali in Spagna, promessa in campagna elettorale e realizzata poi senza compromessi, qualche protesta di breve durata ed ora è un fatto acquisito. Il contrasto con la situazione italiana è a dir poco stridente…

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