Storia di una lotta

Un po’ alla volta scopro cose nuove, su questo paese in cui mi sono ritrovata a vivere. Spesso sono sorprendenti. Come quando mi dissero che non c’è una legge scritta che determini la durata di una legislatura. Che semplicemente la gente al governo, dopo un lasso di tempo che ritiene ragionevole, indice nuove elezioni.

Di recente ad esempio ho scoperto che Il Canada è uno dei pochi paesi al mondo a non avere una legge che limiti l’accesso all’aborto da parte delle donne. Non c’è restrizione. Una donna incinta, in qualunque momento, per qualunque motivo, può decidere di non portare a termine la gravidanza. Senza tempi di attesa, senza consenso da parte di chicchessia, senza limiti temporali e utilizzando qualunque metodo preferisca.

Un far west, in pratica. Eppure sorprendentemente – ma chi voglio prendere in giro 😉 – le donne ed i medici a cui si rivolgono se la sono cavata benissimo, hanno fatto scelte ragionevoli e sensate basate sulle diverse situazioni ed esigenze.

Sorpresa, sorpresa!

Il problema semmai risiede nella logistica, è pur sempre un paese enorme e poco popolato. Le cliniche abortiste non ricevono finanziamenti pubblici, è necessario talvolta recarsi in ospedale dove le liste di attesa sono lunghe e l’atteggiamento di chi ci lavora non sempre benvolente. I politici, specie sotto elezioni, tendono a remare contro e come è prevedibile l’informazione fatica a raggiungere tutti.

Gli antiabortisti ci sono, e spesso sfortunantamente adottano tecniche direttamente importate dagli USA. Sono almeno tre i medici canadesi uccisi negli ultimi anni da attivisti anti-choice, e in tutti e tre i casi c’era un nesso con i movimenti antiabortisti di oltreconfine.

Come altrove, l’aborto è stato reso fuorilegge in Canada nel diciannovesimo secolo.

La pressione per la liberalizzazione comincia ovviamente negli anni ’60 del 1900, prevalentemente da parte di associazioni di medici e gruppi femministi.

Nel 1967, la legge consente l’aborto in casi particolari, quali la minaccia alla vita della madre, e dopo che la donna si è appellata ad un comitato di tre medici presso gli ospedali.

La proposta di legge successiva viene spinta dal mitico primo ministro canadese Pierre Trudeau, lo stesso che renderà legali i metodi contraccettivi e l’omosessualità, pronunciando contestualmente la frase “Non sono affari dello Stato, quel che succede nelle camere da letto del paese.”

Nel 1969 la legge permette ancora l’aborto dietro approvazione da parte di un comitato di medici. Il problema è che non tutti gli ospedali istituiscono il comitato (non è obbligatorio) e ovviamente avranno accesso al sistema solo le donne di classe più elevata e con una migliore educazione.

Sarà il Dott. Morgentaler, un ebreo polacco sopravvissuto ai campi di concentramento, ad esporsi per primo e violare la legge, praticando aborti nel proprio studio e alla luce del sole. Nel 1973 dichiarò pubblicamente di aver effettuato più di 5000 aborti al di fuori del confine restrittivo della legge, e portò anche un video a riprova.

Per tre volte fu portato in tribunale dalla provincia del Quebec, e per tre volte la giuria popolare rifiutò di condannarlo. Alla terza assoluzione il giudice in carica cambiò il verdetto, citando un errore di procedura. Il Dott. Morgentaler fu condannato a 18 mesi di detenzione.

La pressione dei movimenti per i diritti civili e dell’opinione pubblica portò al varo di una legge che proibiva ai giudici di rovesciare i verdetti delle giurie popolari. Il Dott. Morgentaler uscì di prigione dopo 10 mesi ed un attacco cardiaco.

L’esempio del dottore non andò perduto: diversi movimenti  abortisti si formarono,  decine di migliaia di persone marciarono da Vancouver verso Ottawa, per fermarsi davanti al parlamento. Nel 1974 si formò il movimento che è ancora oggi il baluardo di difesa della legge dell’aborto, il Canadian Abortion Rights Action League.

Il dott Morgentaler insieme con il CARAL e altri gruppi per i diritti civili, si dedicò negli anni successivi ad aprire cliniche per gli aborti in giro per il Canada, violando la legge ed incappando nuovamente in citazioni in tribunale: la storia che si ripete.

Finalmente, nel 1988, la Corte Suprema dichiarò che la legge sull’aborto esistente era anti costituzionale. Le donne canadesi avrebbero ottenuto la piena libertà riguardo le loro scelte riproduttive: “La decisione di terminare una gravidanza è essenzialemnte una scelta morale, e in una società libera e democratica, la coscienza individuale viene prima di quella dello stato”.

Ma la Corte Suprema incoraggiò pure la produzione di una nuova legge, che puntualmente venne: la responsabilità, adesso, era dei singoli medici. Se l’aborto veniva praticato quando la donna non era in pericolo di vita, il medico rischiava due anni di reclusione. Com’è prevedibile, ancor prima che la legge fosse approvata, molti medici smisero di praticare aborti. La legge passò alla camera, ma fortunatamente fu respinta dal senato, sia pure per una manciata di voti.

E chiaro quindi che la libertà di scelta consìcessa alle donne canadesi non è dovuta alla decisione consapevole  di delegare alle donne il governo del proprio corpo, ma al rifiuto da parte di un parlamento (formato prevalentemente da uomini) di occuparsi ulteriormente di un argomento così spiacevole.

Ad oggi, il 90% degli aborti praticati in Canada avviene entro i primi tre mesi di gravidanza, solo il 3% oltre la sedicesima settimana e nessuno oltre la ventesima. Solo 16 donne incinte su mille decidono per l’aborto, mentre l’80% utilizza metodi anticoncezionali, contro il 64% negli Stati Uniti.

A l momento il problema principale, come si diceva, è l’accessibilità. Mentre il governo federale finanzia gli ospedali, le cliniche dedicate dovrebbero essere finanziate dalle singole province, che non sempre provvedono. Le cliniche sono poche, e nei piccoli centri – che in Canada abbondano – non garantiscono l’anonimato. La gente tende quindi a ricorrere agli ospedali.

Le province marittime (East Coast) sono le peggio piazzate, in particolare PEI dove lo stato, influenzato da una forte presenza della chiesa cattolica, rifiuta in toto il finanziamento delle cliniche.

Le province più avanzate, sia in materia di accessibilità all’aborto, che in tema di diffusione  dell’informazione sui metodi anticoncezionali, sono Ontario e British Columbia, che sono anche quelle in cui le voci degli attivisti antiabortisti si sono fatte maggiormente sentire.

Fonti:

Abortion in Canada 

Childbirth By Choice Trust 

Prochoice Action Network 

CBC Archives

Canada Health Act 

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