Suoni, rumori…

Quando abitavo a Torino, i rumori della via entravano prepotentemente in casa: questo succede a chi vive al primo piano. La notte era silenziosissima, e questo peggiorava in qualche modo la percezione dei suoni al mattino. Prima il giornalaio verso le 5. La serranda aperta di scatto, con un unico lungo stridio di metallo.

Poi i vicini che si preparavano ad uscire. Il cancello automatico, gli elevatori dei garage, qualcuno che chiama il coniuge dal cortile. La cosa peggiore erano i camion delle immondizie. Avevo 4/6 bidoni sull’isolato, la cosa pareva non aver mai fine.

Di giorno i rumori di sottofondo prendevano il sopravvento, e tutto sfocava in un brusio poco fastidioso. Fino alle 5.30 circa, quando partiva la fontana in cortile. Allora, almeno i primi mesi, lo stimolo a far pipi’ era costante.

Qui la casa e’ fatta di legno. Tecnicamente, piu’ esposta ai rumori. Ma di rumori, ce ne sono molti meno. Prima delle otto del mattino, quasi nulla (il ragazzo che consegna i giornali apre la mia zanzariera e deposita il suo carico al riparo: lo sento solo ogni tanto; qualche ambulanza occasionale diretta verso il vicino prontosoccorso: una rarita’; Una sirena di una nave in lontananza: devo essere sveglia e deve essere molto presto al mattino, o il traffico lontano si mangia anche questo suono; gli uccellini sull’albero del front yard: spesso e volentieri).

Dopo le otto i vicini si mobilitano, ma a quel punto siamo gia’ alzati. Nessuno nei dintorni sembra avere orari fissi. Tom esce di casa tra le 8 e le 9, i bambini del vicinato vanno a scuola a piedi.

Certe mattine il silenzio assoluto indica neve. La pala di Phil e’ in genere la prima a raspare sul terreno, per preparare il passaggio. Allora anch’io mi vesto pesante ed esco a pulire il vialetto. Lo spartineve passa con un rumore basso e sordo, e la luce lampeggiante.

Ora che la neve ci ha quasi abbandonati, le voci dei ragazzini per strada sono aumentate. I colpi del pallone da basket contro il muro del garage. Gli skateboard sulla discesa da Robie street. La voce di Linda che chiama il gatto.

I suoni di Halifax mi paiono meno intrusivi di quelli di Torino. Sono voci conosciute, rumori della citta’ che si sveglia. Quando esco io di casa di solito sono le 9.30. Il postino apre la mia cassetta e vi deposita dentro qualcosa: rumore di latta, poi passi sui gradini del portico. Lo seguo nel primo tratto del suo tragitto. Lo supero all’inizio del commons. Prima di North Street un uomo siede ogni mattina sui gradini con una tazza di caffe’. Ogni mattina mi dice buongiorno.

I proprietari del B&B sono sempre al lavoro: a seconda della stagione spalano o curano il praticello davanti all’Inn. La gente aspetta l’autobus, gli studenti sfrecciano in bicicletta. Comincio a riconoscere i furgoni delle varie compagnie: azienda dei telefoni, rifornimento gas, l’impresario che la scorsa estate ci ha rifatto il bagno…

Passo davanti al veterinario: a volte le infermiere mi vedono e mi sorridono. Il traffico aumenta a quest’ora, ma non c’e’ nessuno in seconda fila. Su Agricola stanno costruendo un edificio: a volte il semaforo e’ spendo e due persone organizzano il traffico con dei segnali di stop. La gente entra ed esce dalle caffetterie. Prendo anch’io un the, e apro la porta dell’ufficio.

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