E mi raccomando…i nomi*

Il continente americano NON e’, contrariamente a quello che si crede, un continente privo di burocrazia. La burocrazia c’e’, impegna tempo ed energie, invade la vita quotidiana di moduli e tessere plastificate, con o senza fotografia annessa, costringe a pellegrinaggi in uffici piu’ o meno pubblici, esattamente come in Italia.

Tra i documenti necessari ad una vita ordinaria da emigrante: visto sul passaporto, tessera di residenza permanente, tessera sanitaria pubblica annessa a carta dell’assicurazione, tessera del social insurance number (potremmo paragonarlo al nostro codice fiscale), documento di identita’ e/o patente, carte di credito e di debito assortite. E siamo solo al necessario. Aggiungete tessere universitarie, tesserini di riconoscimento del/dei posto/i di lavoro, tessere di biblioteche, cinema, supermercato, associazioni, palestra videoteca e chi piu’ ne ha piu’ ne metta.

Ognuna di queste operazioni richiede un’interazione con uno o piu’ impiegati o venditori.

La differenza risiede nelle persone e nei luoghi. Invece dell’impiegata catastale con piega amara e aria scocciatissima, in edificio fascista ormai fatiscente, ti ritrovi davanti l’impiegata statale sorridente e ben disposta, che ti chiama per nome e va fuori dal suo seminato lavorativo, per indicarti procedure e luoghi che renderanno la tua esperienza da cittadino burocratizzato canadese piu’ semplice.

La star di oggi e’ Janice, impiegata del Service Canada, che ci ha aggiurnato i social insurance numbers alla luce della residenza permanente.

Janice si e’ scusata per l’attesa a cui siamo stati costretti causa particolare traffico in ufficio (40 minuti), si e’ complimentata per l’inglese, si e’ informata con discrezione sulla nostra vita in Italia e su quella nuova in Canada, mi ha suggerito dove cercare un lavoro anche a tempo determinato, dopo che le avevo esposto le mie esigenze. Alla fine ci ha dato il benvenuto nel suo paese, e ci ha stretto la mano sorridendo, invitandoci a chiamare l’ufficio per qualunque ulteriore problema o dubbio.

Come Janice in questi anni abbiamo incontrato impiegati pubblici e privati con la stessa gentilezza, la stessa calma e cortesia.

Siccome sono italiana, dopotutto, devo dire che all’inizio questa gntilezza mi pareva persino eccessiva. Mi sembrava strano e un po’ forzato, questo continuo sorridere ed essere “assertivi”.

E chissa’ magari qualcosa di forzato c’e’.

Ma com’e’ facile abituarsi a Janice e alla sua efficienza accogliente. Fara’ davvero molta piu’ fatica di chi ti chiude lo sportello in faccia?

* Giovanna Marini, Vi parlo dell’America

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