Holiday Book Spree

Non compravo libri da una vita. Le biblioteche pubbliche in nord America sono eccellenti, praticamente tutto cio’ che si può desiderare c’è. Il resto di ordina con il prestito interbibliotecario, e per le cose meno “main stream”, la biblioteca dell’università fa il suo mestiere ottimamente.

Così, sono quasi due anni che la mia spesa mensile per i libri si è ridotta drasticamente, e non era spesa da poco.

Però, devo essere onesta, sono pur sempre figlia del consumismo a quanto pare, e i miei reid in libreria mi mancano non poco.

Mi sfogo in Italia, comprando libri italiani, o tradotti da lingue che non conosco.

A questo naturalmente, sotto Natale, si aggiungono i regali.

Pronti? Via.

Eccezione alla regola appena citata: all’aeroporto di Halifax, prima di partire, presa da un’ansia “non ho niente da leggere in viaggio, morirò”, ho comprato Slam di Nick Hornby. Siccome non me ne avevano parlato benissimo, avevo finora esitato. Ma la crisi d’astinenza in aereo è brutta bestia.

Tra i regali di Natale: Domani niente scuola di Andrea Bajani, giovane autore leit motiv tra me ed il compagno di viaggio, Io e Dewey, di Vicky Myron, che lo stesso compagno di viaggio mi ha comprato perchè in copertina c’era un gatto uguale al nostro. Il libro in realtà avevo comunque intenzione di leggerlo, era nella mia lista d’attesa in biblioteca. Non me lo sarei comprato però. Per amanti dei gatti e delle biblioteche.

L’età del dubbio, di Andrea Camilleri, e La Jolanda Furiosa, di Luciana Littizzetto sono stati regali, uno saggio e uno no, lascio a voi decidere qual’è quale, da parte di familiari.

La Folie Baudelaire, di Roberto Calasso, anche è da elencare tra i regali.

Poi ho saccheggiato lo scaffale di un’amica: l’ultima Fred Vargas non in ordine di pubblicazione ma di traduzione, secondo le curiosce scelte editoriali di Einaudi, è Un po’ più in là sulla destra, non potevo certo resistere, La solitudine dei numeri primi di Paolo Giordano, perché tocca comunque tenersi al passo con i best sellers, Estasi culinarie di Muriel Barbery, perchè L’eleganza del riccio l’avevo trovato gradevole esattamente un anno fa, e Muri e Duri di Giuseppe Culicchia, senza un vero perché.

Infine, i risultati di un paio (beh, facciamo tre) escursioni in libreria.

Navi a perdere, di Carlo Lucarelli, L’ultimo giorno felice, di Tullio Avoledo e Sequenze di Memoria di Loriano Macchiavelli, ero in astinenza da gialli e le edizione Verdenero di Legambiente mi fanno sentire molto virtuosa.

Il casellante di Andrea Camilleri, per poi scoprire che ce l’avevo già ma era scivolato via dalla pila dei non letti. Questo capita ai lettori/compratori compulsivi.

Alberto Arbasino, La vita bassa, perché non si può uscire con un solo libro in mano da una libreria.

E infine La Bottega dei rimorsi, di Geraldine Majò, comprato un pomeriggio  che si era pensato di trascorre a leggere con un’amica, ma io non ero attrezzata, da qui la veloce tappa da Comunardi e l’acquisto impulsivo, dettato dall’ambientazione torinese del romanzo. Il pomeriggio è poi volato in chiacchiere e tazze di te, cosa di cui non ci si pente affatto, e comunque il libro resta e si leggerà.

Alcuni di questi libri li ho già bevuti d’un fiato (essere ospiti di una suocera che non autorizza nemmeno l’alzata di un dito, con il compagno di viaggio accanto in piena influenza, e la pancia piena dai bagordi natalizi aiuta). Altri mi aspettano pazienti. In più ho deciso di riesumare le mie recensioni su questo blog, quindi restate sintonizzati. Se vi va.

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