The Polysillabic Spree

Nick Hornby ha scritto romanzi che ho amato moltissimo (magari è una cosa generazionale). Poi altri che ho amato molto meno.

Ma in questa serie di articoli per The Believer, mi è facilissimo riconoscermi. E non solo perché i miei post mensili sui libri del mese partono da un’idea simile – e non sto paragonando la mia scrittura a quella di Hornby, ahimé. Ma perché la logica, o mancanza della stessa, con cui i lettori accaniti selezionano i libri da leggere, con cui comprano più di quanto riusciranno mai a finire, con cui iniziano e abbandonano, saltano da un libro all’altro, leggono 15 libri contemporaneamente, perché i libri sono come le ciliegie e uno tira l’a’tro, la logica dicevo, quella è la stessa di tutti noi malati di libri e di storie.

In più naturalmente, e diversamente da me, Hornby sa scrivere, e ha molto senso dell’umorismo, e ha una vita normale con problemi normali, solo che fa un bel mestiere in cui c’entrano i libri, per fortuna sua.

Il libro è piacevolissimo e offre spunti, per continuare il gioco, da un libro all’altro.

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