Yosemite e San Francisco – 1

Ok, riprendo il mio racconto di viaggio. Sono disordinata e poco costante in questi giorni, e non ho ancora scritto quello di Tenerife, e forse non lo scriverò mai. Ma è il mio blog e faccio quel che mi pare. Oh!

Siamo partiti da Berkeley verso le 9, ma prima abbiamo fatto il giro in macchina del campus, e ci siamo fermati a prendere il caffe’ in un posto con un nome italiano. Il litro e mezzo di bevanda che i caffè americani ti servono quando chiedi la taglia small, è in genere a temperature ustionanti. Quindi abbiamo ancora passeggiato un po’ per aspettare che i rispettivi beveroni potessero toccare i palati senza dover passare da un pronto soccorso.

Yeosemite è a circa 300 km da San Francisco. I primi 50 trascorrono su una periferia americana tipica: gruppi di case tutte uguali, centri commerciali, aree industriali. Poi all’improvviso, la campagna. E quella californiana è notevole.

Si esce dall’autostrada a 4 corsie e ci si trova immersi nel verde. Prima distese di mandorli, poi vigne e coltivazioni assortite. Ogni 5/6 km, un banchetto che vende frutta. Numerosi cancelli che danno su campi coltivati, oppure sul niente.

L’ultimo centro abitato degno di questo nome che incontriamo è Oakdale, poi la strada si immerge in colline che hanno qualcosa del nostro centro sud, ma con l’aggiunta di molto respiro, pochissime abitazioni (almeno quelle visibili dalla strada) e una vegetazione lussureggiante. tra poco entreremo nella Stanislaus Forest, l’anticamera del parco.

La strada comicia a salire quasi all’improvviso: è la Sierra Nevada. Ci fermiamo a mangiare prima di Yosemite, ad una 40 ina di km dall’ingresso del parco, in un diner con cameriere gentili, panini buoni, e pagamento unicamente in contanti. Ci tocca mettere insieme gli avanzi di portafoglio.

Il nostro campeggio è a 8 miglia dall’ingresso, ci informa gentile la ranger mentre ci porge cartine e le solite istruzioni per aggirare gli orsi.

Ed infatti si fa in fretta. Mi piace subito: le piazzole sono ampie, e come sempre c’è tavolo e fire ring. In più c’è un armadietto in ferro ancorato al terreno, con chiusura a prova di orso, in cui ci consigliano di tenere non solo il cibo, ma anche gli articoli da toilette e qualunque cosa con un profumo ci siamo portati dietro.

La toilette non è un buco nel terreno, come a Yellowstone, ma ci sono water e lavandini, decentemente puliti e con una grossa scorta di carta igienica. Tuttavia per le docce bisognerà andare altrove.

Dopo aver montato la tenda con il minimo indispensabile di disagio (il compagno di viaggio ed io siamo noti per la nostra inettiudine manuale, e regolarmente c’è qualche passante di buon cuore che stufo dello spettacolo interviene a salvarci: in questo caso però la nuova tenda era a prova di idiota.) abbiamo ripreso la macchina per esplorare la zona.

Mentre il nostro campeggio era un poco fuori mano rispetto ai servizi, la parte fondamentale del parco è sicuramente la Yosemite Valley. Li ci sono tutte le maggiori attrazioni, il fiume, le rocce a perpendicolo, la partenza dei sentieri per cascate e laghi, e naturalmente i villaggi. La valle offre campeggi molto affollati ma compresi di docce (accessibili a tutti dietro pagamento di 5 dollari), un paio di supermercati e alcuni negozi di attrezzature sportive. L’accesso a Internet è gratuito al Curry Village, si possono noleggiare bicilette e canoe, e allo Yosemite Village ci sono musei, villaggi indiani quasi veri, persino due teatri, uno all’aperto. E naturalmente i ristoranti, che vanno da semi fastfood a posti da 200 dollari a pasto.

Per chi non ama le scomodità del campeggio, lo Yosemite Lodge offre piccole cabine in stile motel, e l’hotel Ahwahnee rappresenta l’offerta di lusso, in un edificio degli anni ’30 dall’aschitettura che definirò eclettica, ovvero demenzial californiana, è in realtà un finto castello con alti soffitti in legno nella hall, un bar ed un ristorante elegantissimi, e tutte le comodità.

Abbiamo cenato in un ristorante intermedio, e siamo ritornati al campeggio con il buio, e l’essenziale per la colazione del giorno dopo.

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