Leggere e camminare, ovvero libri di Gennaio

Dopo settimane in lista di attesa, all’improvviso sono arrivati nove (9) libri in biblioteca, nel giro di 4 giorni.

Per alcuni il prestito non è rinnovabile, così leggo in ogni ritaglio di tempo, incluso il percorso da casa al club (ovvero, l’audiobook mi fa il solletico).

Leggere camminando è un attività relativamente fattibile ad Halifax, dove i marciapiedi sono larghi, gli isolati lunghi, la gente cammina con una meta e non caracolla da una vetrina all’altra, e naturalmente non ci sono cacche di cane in giro.

Il lato negativo è che vedere qualcuno con un libro stimola gli aligoniani alla conversazione (come se ce ne fosse bisogno) e in molti chiedono informazioni sul libro, per fortuna solo agli incroci, quando il lettore – camminatore distoglie lo sguardo dal libro per attraversare la strada, e non mentre è immerso nelle pagine.

Camminando ho letto più di 50 pagine di About Alice, di Calvin Trillin, libro leggiadro (anche troppo) sulla adorata e defunta moglie dell’autore. Credo di averlo ordinato solo perchè ho letto da qualche parte che i Trillin usavano trascorrere l’estate in Nova Scotia.

Comodamente sul divano invece è avvenuta la lettura di Then we came to the end, di Joshua Ferris, ambientato in una sgretolatissima agenzia pubblicitaria di Chicago alle porte della crisi economica.

Il libro getta il lettore in mezzo ad avvenimenti in evoluzione e ad un coro di personaggi che narra gli eventi usando la prima persona plurale. Occorrono almeno due capitoli prima essere minimamente a proprio agio nella narrazione, ma ne vale la pena. La descrizione del microcosmo di un ufficio, anche se spesso sopra le righe, è inquietantemente familiare per chiunque abbia provato l’esperienza. Le chiacchiere, i pettegolezzi, le stranezze dei colleghi e le proprie, il disperato tentativo di arrivare alla fine di ogni giornata senza annegare nella noia più totale, o almeno nel senso di inutilità. I personaggi escono pian piano dalle due dimensioni per acquistare la terza, e alla fine dispiace lasciarli.

Decisamente un libro che non si può leggere camminando.

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