Il nastro rosa

Da quando sono in nord America, Ottobre è il mese rosa. Se preferite, il mese del Breast Cancer Awarness, la prevenzione per il cancro al seno (e del cancro più in generale). Siamo bombardati: le riviste escono con copertine rosa, dietro ogni angolo si organizzano corse, thriatlon, pranzi per beneficenza, e soprattutto non c’è prodotto al supermercato (e specialmente nel reparto cosmetici) che non esibisca orgoglioso il fiocchetto rosa sulle confezioni.

Ognuno di noi sa che se compreremo quel particolare prodotto, parte della nostra spesa andrà verso la ricerca, ed in particolare la prevenzione del tumore alla mammella. Non si può sbagliare, no?

Non mi ricordo che questa campagna pubblicitaria fosse così aggressiva in Italia, ma forse non prestavo attenzione, o le cose sono cambiate.

Fatto sta che da oramai 4 anni, io navigo le corsie dei supermercati e leggo i giornali con crescente disagio.

Tanto per comiciare, questa cosa che le grandi compagnie fanno beneficienza con la mia spesa mi ha sempre dato fastidio. Meglio che niente, direte voi. Ok, ve lo passo.

Ma poi c’è tutta la retorica del “cancro che si può sconfiggere” e l’ottimismo ad oltranza, ed il legame tra consumo e beneficienza. Allora se mi compro un rossetto da 30 dollari di cui 1 va in beneficienza, non farei meglio a offrire la cifra intera? Ok, suona qualunquista anche alle mie orecchie. Però.

Intanto per comiciare, come viene il cancro? Le case farmaceutiche spingono sulla cura, ma pensa un po’, o al limite sulla prevenzione persona per persona. Ma quanta parte dei casi di cancro sono per “causa ambientale”, come si suol dire?

Quanto influisce il posto dove lavoriamo, il cibo che mangiamo, i cosmetici che indossiamo…ah, magari sono gli stessi che esibiscono il fiocchetto rosa sulla confezione?

Il dubbio ovviamente non è venuto solo a me: un sito “Think before you pink” analizza le compagnie coinvolte nella campagna per il Cancer Awarness, e propone 5 domande da fare a se stessi prima di lasciarsi andare all’acquisto per beneficienza. Una buona analisi la trovate sul blog di un medico americano espatriato in Canada, che si focalizza sul fattore ambientale vs lo stile di vita scelto dai singoli, come nel caso del cancro al polmone: certo, il tabacco causa il cancro, ma ci sono molti altri fattori di rischio, nessuno dei quali dipende dalla scelta del singolo, ma più spesos da esposizioni agli stessi sui luoghi di lavoro, che per qualche motivo vengono tranquillamente ignorati sulla stampa generalista (vedi qui).

E poi ci sono i libri, Barbara Ehrenreich con il suo Bright-Sided e Devra Lee Davis, con The secret History of the War on Cancer, per citarne solo due.

Tutto questo non per sminuire lo sforzo di diffondere l’informazione e la prevenzione del cancro. Ma quando tutto il modo pare entusiasmarsi all’unisono per qualcosa, a me automaticamente vengono i brividini. Sono contenta di vedere che non sono la sola.

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