Ancorare un quartiere

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Questa che vedete nella foto è la biblioteca pubblica più vicina a casa mia. Si trova nel cuore del quartiere di Shaw, ed è nuovissima. O meglio, l’edificio è nuovissimo, ha pochi mesi, è stato inaugurato poche settimane prima che ci trasferissimo in città.

Si chiama Watha T. Daniel Library, Shaw Library per i clienti fissi.

Potete dire quel che volete dell’edificio ( ma il WSJ lo ha messo nella lista dei 10 edifici pubblici migliori per l’anno passato, qui), a me piace. È diverso da tutto ciò che lo circonda, una lama di vetro in un quartiere di torrette, tetti rossi e ferro battuto.

Dentro, ancora odora di nuovo, i suoi locali sono inondati di luce, ci sono tavoli e sedie, postazioni per i computer, una discreta scelta di quotidiani e riviste.

Il pian terreno è quasi tutto dedicato ai più piccoli. Che arrivano a frotte, soprattutto la mattina. In questo quartiere sospeso tra ricchezza e povertà, si vede di tutto.: padri con orari flessibili, baby sitter ispaniche con frugoletti biondi, ragazze di colore giovanissime con bambini in età scolare. I bibliotecari sembrano conoscere tutti per nome, gentilmente dirigono il traffico, offrono consigli, insegnano ai più piccoli i trucchi della biblioteca.

Sempre al pian terreno si prendono o restituiscono i libri. I testi prenotati sono su uno scaffale aperto, a portata di tutti. Una mano umana ha scritto il mio nome su un pezzo di cartoncino giallo che sporge dal libro, e poi ha ordinato il tutto per alfabeto.

Accanto al mio libro, un tal sig Fauli (o signora) sta studiando per il GRE. Tre testi lo/la aspettano. Mi piace sbirciare le scelte altrui.

Poi si sale al piano superiore, la luce aumenta, e contro la finestra a tutta parete che ripara dai rumori di Rhode Island Avenue, ci sono i tavoli da lavoro. Stamattina un signore sui 60 lavorava alacremente su una pila di fogli manoscritti, e una donna asiatica consultava riviste di giardinaggio. Non mancano, soprattutto nel pomeriggio, i teenager, per lo più attaccati al computer, ma alcuni anche immersi nella lettura su carta.

Ci sono diverse sale studio, dove volonterosi volontari organizzano pomeriggi sui libri.

Nel seminterrato, un salone grande, e pochissimi libri. Qui si svolgono attività che vanno dallo yoga alle conferenze, il via vai è continuo, ma il rumore è sempre sotto controllo.

Shaw library è solo una delle molte biblioteche che fanno parte del gruppo DC Public Libraries. Ma è un buon esempio. L’edificio, costato parecchi soldi e varie polemiche, a fronte di un badget sempre più striminzito e orari ridotti, funziona veramente da ancora per il quartiere, come amano dire gli urbanisti.

Ad un passo dalla metropolitana, su una delle arterie principali, è un elemento riconoscibile, una specie di bandiera. Quando arrivo da ovest e passo davanti alla biblioteca, penso: sono quasi a casa. Solo più pochi isolati.

E a quanto pare non sono la sola.

 

 

 

 

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