Una stanza tutta per me

Il titolo è in senso ampiamente figurato: questa casa ha già troppe stanze come dimostra la bolletta del riscaldamento ricevuta ieri 🙂

Due parole sulla vita di noi visti H4, ovvero i coniugi (tradizionalmente, maschilisticamente, donne) dei visti H1, coloro i quali sono sbarcati su suolo americano con in tasca un lavoro, in genere di buon livello.

Beh, noi signore no. Il nostro visto ci consente di restare in questo “grande paese”, ma in realtà possiamo fare poco altro (a parte ovviamente spendere i nostri soldi, ah!)

Non possiamo avere un Social Security Number. Niente SSN, ovvero codice fiscale, vuol dire attività quotidiane più complicate, dal prendere la patente al richiedere una carta di credito.

E ovviamente, niente lavoro. Mai, di nessun genere, per carità.

I primi mesi in US, le signore H4 li spendono guardandosi intorno: cercare casa, navigare la burocrazia, aprire un conto corrente (preferibilmente in congiunzione con il marito), scegliere le utenze (che devono essere intestate al marito) ecc, sono lavori a tempo pieno.

Le assicurazioni sanitarie, solo se il marito ne è a sua volta fornito. E così via.

Poi le acque si calmano, e subentra la solitudine. Niente da fare se non guardare le vetrine (chi di noi abita in città abbastanza grandi), frequentare i supermercati, o i musei.

Personalmente, faccio torte come se da questo dipendesse la mia vita. E se intendiamo la vita nel senso di fianchi, così è.

Poi una si stufa. No, davvero. Il marito, per quanto simpatico, diventa una compagnia a tratti ridondante, le nuove conoscenze sono appunto, conoscenze e sono di entrambi.

Ricordo il primo anno in Canada, quando la prima conversazione con una donna appena conosciuta, con la quale ci si era capite al volo, fu occasione di festa e giubilo. Parlo di 10 minuti in piedi e coi cappotti sulla porta dell’aula di francese. Patetico, eh?

Così noi signore H4 scopriamo presto che abbiamo un’unica via di uscita: il volontariato. Uscire di casa, incontrare gente, crearsi una struttura di tempo e attività. Una vita.

La scelta è ampia, ma ho presto scoperto, non banale. Intanto, cosa ti piace fare? Washington ha milioni di associazioni, musei, canili, doposcuola, biblioteche. Tutti cercano volontari. Tutti richiedono un impegno nel tempo simile ad un lavoro part time.

Io non ho al momento questa visibilità sul mio futuro. Sei mesi? E se poi c’è da correre in Italia?

Inoltre, e lo dico col cuore in mano, mentre ho una certa abilità a trattare con la gente, i problemi degli altri mi annoiano presto (sono arida, che volete).

Quindi niente homeless, malati, disabili, anziani magari si, ma autosufficienti.

Ho pensato a cani e gatti, e forse in futuro lo farò. Ma se poi me li voglio portare tutti a casa, questi bestioli dagli occhi dolci che mi guardano da dietro una gabbia? Qui si rischia il divorzio.

E poi, mentre i problemi dei singoli li trovo un po’ pesanti da tollerare, i problemi della società nel so complesso, quelli si…

Ecco, sono una che fa politica, non terapia. Allora via, qualche clinica per la salute della donna e della famiglia? Banche del cibo, di cui il mio quartiere abbonda? Magari dopo i primi mesi a contatto con la gente, si può passare a qualcosa di organizzativo..

E poi ho trovato questo. La cosa più lontana dalla mia idea di divertimento, ma che in qualche modo mi stuzzicava. E c’erano da fare dei corsi di preparazione. (Che volete, sono una nerd). E poteva essere utile anche a livello personale. E si svolge, almeno fisicamente, in una biblioteca. E l’impegno di tempo è tollerabile.

E così a partire da oggi sono una volontaria per la campagna sul credito delle tasse su reddito da lavoro (pessima traduzione, lo so), ovvero aiuterò le persone con meno possibilità economica a compilare le proprie tasse, ed approfittare di tutti gli sgravi disponibili, che in genere vanno persi per la categoria che non può permettersi un commercialista e non ha accesso alle informazioni necessarie per farle da se’.

Trattandosi degli Stati Uniti, dove l’opinione corrente è che se non sei ricco è perché non sei abbastanza sveglio o abbastanza determinato, la cosa mi pare sufficientemente sovversiva. Poi è uno sguardo da vicino alle leggi federali e locali, insomma sono piena di aspettative.

Inizio oggi, alle 9, e sarà qualcosa che è solo mio. La mia mamma femminista e comunista sarebbe fiera di me. O si rivolterebbe nella tomba, vedendomi sbavare per un’ora di volontariato a settimana. 🙂

 

 

One thought on “Una stanza tutta per me

  1. Per rispondere alla tua precedente domanda “che fai di bello?” : sono ancora molto impegnata ad organizzare la mia nuova vita. Ma la solitudine presto mi tenderà un agguato. Volontariato anche per me?

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