Due mattine al museo

Qualche settimana fa, prima di Natale, qualcuno ci ha dato due ingressi gratis per il Newseum. Il Newseum è l’ultima, in ordine di apparizione, delle attrazioni museali in città. E’ il posto dove bisogna essere. Tutti ne parlano, l’ingresso costa caruccio, ma continuavano a dirci che ne vale la pena, e oltretutto il biglietto è valido per due giorni di fila.

Così i primi due giorni di fila liberi, il compagno di viaggio ed io abbiamo preso un appuntamento l’un con l’altro per il Newseum. I giorni erano ieri e oggi.

Il museo è diviso in varie parti, si stende su sei piani, ha un numero impressionante di sale di proiezione, varie mostre permanenti e altrettante temporanee, e persino uno studio televisivo al proprio interno (che si può visitare quando non è in uso).

Si trova a Penn Quarter, nel cuore della zona monumentale, e già sul marciapiede prima dell’ingresso una bacheca espone le prime pagine dei principali quotidiani del mondo, per il giorno in questione.

Poi si entra: un atrio enorme con grandi ascensori di vetro, un elicottero sospeso al soffitto, video di ogni misura. Impressionante.

Le mostre permanenti sono sulla storia del giornalismo e sono interessanti, con documenti originali e ricostruzioni multimediali, cartine a misura di parete, schermi interattivi, un memoriale per tutti i giornalisti morti nello svolgimento delle proprie funzioni e relativo database (subito cercato gli Italiani, va da sè), un display delle foto vincitrici del Pulitzer, una sala con una carrellata della storia americana, ma non solo, attraverso le pagine dei giornali. E’ affascinante e ben fatto, e anche se una parte di me tende a pensare che per molto sarebbe bastato un libro, mi rendo conto dell’impatto che può avere per esempio sulle scolaresche (e venerdì mattina era pieno) una divulgazione  del genere.

Poi ci sono le mostre temporanee, piccole e grandi, che celebrano i fatti della storia più o meno recente, più o meno drammatica, sempre dal punto di vista delle news.

Il muro di Berlino, ma anche i cani dei presidenti americani ed Elvis Presley. Di tutto un po’.

La più interessante è sicuramente quella sul coverage di Katrina (nel senso dell’uragano) da parte delle emittenti e dei giornali nazionali e locali. Toccante e ben fatta.

Infine, un giro in una sala cinematografica definita a 4D, dove mi sembra di capire la quarta dimensione fosse data dalle sedie basculanti e da un po’ di vento che accomapgnava le immagini (fiction) del blitz di Londra.

Una parte dedicata perlopiù ai bimbi, ma non solo, consente di fingersi reporter per 10 minuti, e addirittura di portarsi a casa il video della boutade.

Insomma, la verità e’ che da questa parte del mondo i musei li fanno bene, sono divertenti, interattivi, rumorosi e colorati, e servono non solo e non sempre a conservare l’arte ma anche, perché no, a fornire conoscenza ed esperienze.

Consiglierò il Newseum ai miei futuri ospiti!

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