Volontaria

E così il mio temuto volontariato è cominciato. Con qualche trauma, devo ammettere, perché 8 ore di formazione, di cui solo 3 sul software da utilizzare sono proprio pochine, soprattutto se il software in questione si presenta diverso sul campo rispetto a quello utilizzato in classe!

Inoltre i casi dal vivo sono sempre più complessi, e meno chiaramente presentati di quelli in aula.

Ma insomma, mandiamo giù il panico, ricordiamo a noi stesse che abbiamo quasi 40 anni e siamo donne adulte e sicure di se’ (!) e soprattutto smettiamo di usare il pluralis majestatis e via, si parte.

Come sempre la cosa più interessante è il contatto umano, o mancanza dello stesso.

La mia collega preferita è Reggie, che è un supervisore, ovvero rimedia ai danni che noi principianti commettiamo, ma lo fa con garbo e spiegandoti sempre dove hai sbagliato. Trova anche il tempo per un po’ di small talk, anche mentre l’ufficio brulica di gente e il panico rasenta il soffitto.

Il mio primo cliente è stato un signore molto distinto e gentile, che pazientemente attendeva il suo turno leggendo un libro sul nutrizionismo.

Si chiama Richard, e dopo una piccola intervista realizzo che vive in un rifugio per senza tetto. Mi racconta di aver lavorato pochi mesi nel 2010, e infatti il suo W2, che è l’equivalente del nostro CUD, dichiara un redditto complessivo di 5000 dollari per tutto l’anno. Lui ha uno sguardo mite e nemmeno per un momento sembra risentito. Quando il risultato della sua dichiarazione dei redditi annuncia un rimborso di più di $1000 non so dire se la soddisfazione maggiore sia sua o mia.

Mi dice quasi commosso che l’anno precedente non sapeva nemmeno di poter ottenere dei rimborsi, ed e’ entusiasta.Io con lui, mentre gli fornisco consigli su come investire una parte del ricavato in modo da guadagnare un premio extra e gli consiglio metodi per ottenere buoni pasto e altri aiuti dalla città.

Mi accorgo che una rete di protezione esiste, per i più bisognosi, ma che molti non ne sono al corrente o ritengono che utilizzarla sia una vergogna e un disonore.

Dopo Richard sono passati davanti alla mia scrivania personaggi assortiti: una coppia madre e figlia, con la figlia studentessa di college e la madre quasi non parlante inglese, una ragazza che lavora in un ristorante (che mi consiglia caldamente) e al contempo studia da infermiera, ed è sorpresissima di scoprire che può dedurre dalle tasse le spese per le uniformi, un’altra coppia madre e figlia che discute animatamente su come dividere il rimborso, e per finire una vedova di origine cinese, per la quale devo avvalermi della nostra ottima interprete dal mandarino, nonostante la signora viva in DC da 50 anni.

Accanto vedo sfilare persone di tutti  i tipi, prevalentemente di colore o immigrati, ma anche studenti di college e giovani professionisti, famiglie intere con bambini, anziani accompagnati o spinti in carrozzina.

La seconda metà del mio volontariato si svolge a Congress Heights, un quartiere a sud est del centro, considerato malfamato (il sito che ospita l’ufficio tasse offre un pullmino da e per la stazione della metro e sconsiglial’uso del bus, che pure e’ comodo – io l’ho preso – frequente e molto vicino al sito stesso).

Il sito e’ più tranquillo di quello nella biblioteca centrale, mi pare anche più organizzato, come infrastruttura. Ci offrono persino la cena.

Qui devo informare gli astanti dell’esistenza di buoni pasto offerta dalla città. Di nuovo le persone che più probabilmente avrebbero diritto al servizio, sono anche quelle che meno volentieri si lasciano coinvolgere nella conversazione.

Alcuni la prendono proprio male e senza guardarti negli occhi comunicano il loro disinteresse. Siamo istruiti a non insistere, ma riesco ugualmente a mettere in mano a tutti un blocco di volantini colorati con ricette a basso costo ed istruzioni per dove trovare mense gratuite in città.

 

Sono ammirata dalle persone che offrono il proprio tempo per queste attività: l’autista del pullmino, ad esempio, che resta fuori orario per accompagnare avanti ed indietro i volontari. Le ragazze che organizzano il tutto, che sono senz’altro stipendiate, ma forse non per essere li alle 9 di sera perché mancavano le buste.

Ognuno è gentile ed empatico, anche nei momenti di maggior traffico e confusione.

Esco contenta dalla mia mezza giornata, con la sensazione di aver fatto qualcosa di utile e non condiscendente.

 

 

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