L’isola di Anne

Gibson Island si allunga nella Chesapeake Bay, ma resta ancorata alla terra ferma da una sottile lingua di terra.

Tecnicamente è una “gated community”, ci sono i guardiani all’ingresso che ci rilasciano uno speciale permesso visitatori, un campo da golf e relativo club. Alcuni residenti girano con i golf cart, abbondano cani e bambini, ma non mancano coppie di pensionati.

La casa di Anne si affaccia sul laghetto interno dell’isola, ed è una delle più dimesse, nascosta tra gli alberi, con una veranda dalla vista perfetta ma dai mobili di recupero.

Anne ci racconta che la casa è stata costruita dal marito prima che i due si conoscessero, e facendo un rapido calcolo penso che la casa può essere li dagli anni ’50, e da allora non sono state moltissime le migliorie.

Anne non è una vecchia signora qualsiasi, ma l’erede dei fondatori di una delle più importanti università degli Stati Uniti.

Ma la sua casa, come il suo atteggiamento, non lascerebbero sospettare tutta questa ricchezza, e una certa dimestichezza con capitani d’industria e presidenti della nazione.

Da quel che racconta di se’, s’intuisce che non le è bastato fare la moglie ricca, è un avvocato, patrona di arti e storia.

La cosa migliore è l’ironia: mentra ci guida in giro per l’isola, e e la seguiamo nel tour della imponentissima casa del figlio e della nuora, i suoi occhi sorridono di leggera incredulità, al pensiero che qualcuno abbia bisogno di esibire tutto quel lusso.

Ci offre un pranzo preso al ristorante dell’isola, di meravigliose polpette di granchio, e parliamo di libri e arte, di case e città, è un pomeriggio piacevole, prendiamo il sole sul lago.

Anne ci racconta con il solito velo di ironia della guerra che sull’isola si è scatenta a proposito dei castori che hanno una preferenza per i giardini delle ville più pretenziose.

Parliamo di conoscenze comuni, della vita a Baltimora e a Washington, di viaggi e nipotini.

Il posto è incantato, magioni a parte. Quasi mi spiace lasciarlo, quando rientriamo a casa la sera.

Vorrei una casa sul lago, delle sedie da esterno in ferro battutto, le tartarughe che mi attraversano il prato per deporre le uova.

Li vorrei per un’estate, un mese, un pomeriggio.

Poi arriva il lunedì e anche Anne rientra volentieri nella sua casa in città.

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