Chi ha paura dei cinesi?

di Lidia Casti e Mario Portanova

Nel giro di poche settimane, per una sfortunata coincidenza, un numero piuttosto elevato di conoscenti, alcuni insospettabile, mi hanno servito un numero altrettanto elevato di fattarelli sull’immigrazione cinese in Italia, che il mio buon senso non poteva fare a meno di ritenere luoghi comuni.

Stufa di non avere strumenti per ribattere efficaciemente a questa amnica di fesserie, sono andata a cercare questo libro. Sia benedetto il sistema interbibliotecario delle biblioeche statunitense!

In pochi giorni, dalla fornitissima biblioteca di Yale, la piccola edizione Bur era nelle mie mani.

Ho risolto il mio dilemma? Parzialmente. I due autori sono giornalisti e documentaristi, pertanto un’analisi rigorosa non fa parte delle loro competenze, dico con grafici a torta e meravigliosi nerdissimi numeri tipici dei sociologi, per dire.

Inoltre l’iniziativa del libro parte dai tafferugli in Via Paolo Sarpi nel 2007, e l’aspetto emotivo sicuramente traspare un minimo.

Ciò nonostante il libro da’ una certa soddisfazione, perché presenta casi reali, con gente vera, che è sempre il modo migliore per intaccare i pregiudizi.

Gli autori sanno anche che non tutta la cattiva fama è solo fama, e l’esistenza di sfruttamento del lavoro o della prostituzione, la malavita organizzata, la piccola criminalità sono mali universali e nessuna etnia ne è esente, ne’ assoluta depositaria.

Insomma alla fine la comunità cinese è fatta di grandi lavoratori, imprenditori intraprendenti, adolescenti violenti, giovani amanti del karaoke, famiglie integrate nel tessuto sociale, operai che non vedono l’ora di tornare a casa.

In altre parole, come qualunque altra comunità, quella cinese non è affatto facile da costringere nei luoghi comuni.

Ma una cosa è certa: i cinesi muoiono, e molti di loro sono sepolti in cimiteri italiani. Non si passano i documenti dei morti, questa è assolutamente una leggenda metropolitana smentita all’unanmità da tutte le polizie europee.

Quindi se avete il cugino di un cugino di un cugino che sa di notizia sicura, metteteci pure un carico da undici.

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