La comunità

“Site una comunità”, ha osservato una delle delle partecipanti al convegno di Venezia, osservando il Compagno di Viaggio ed un altro amico fare telefonate ai colleghi per organizzare la serata. Le viene da un’università sarda, e faceva riferimento al fatto che tutti gli italiani residenti all’estero presenti sembravano già conoscersi, anche se arrivavano da luoghi molto lontani tra loro.

Nel caso del campo di ricerca del Compagno di Viaggio, l’osservazione non è lontana dalla realtà. Sono relativamente pochi, e ancora meno sono quelli che viaggiano per conferenze. Ci si incontra e reincontra, e si condividono conoscenze e conoscenti, storie di università e di città, amicizie comuni e naturalmente interessi professionali.

Una piccola comunità che si riunisce in luoghi spesso altri, per i tre giorni del convegno, e ha le serate a disposizione, insieme ai coffee break per aggiornarsi e progettare collaborazioni.

Poi c’è internet, per i momenti intermedi.

Sono loro gli “Italiani all’estero” di cui ho notato che i giornali e le tv del Belpaese parlano in questi giorni come di un gruppo definito e preciso. E ne parlano molto. Mal contati, avrò letto una decina di articoli, a parte quelli legati al voto sciagurato per il referendum.

Non è che ci si conosca tutti, sia chiaro. Non ci si conosce affatto, in molti casi. A parte la fascia d’età (e comunque non sempre) c’è poco che ci unisce. A meno, appunto, di non lavorare nello stesso campo o di vivere nella stessa città.

Ma ci si cerca, inevitabilmente, e non solo per ragioni professionali. E internet, certo è la nostra voce verso casa.

Ci leggono parenti e amici, che poi magari riferiscono le nostre opinioni. Ci leggono persone sconosciute interessate alla nostra nuova vita, attratte a loro volta dalla possibilità di sradicamento e fuga. E pare, ci leggono i giornalisti, che poi unificano le nostre voci in una su settimanali patinati, o ci individualizzano con ritratti di singoli di particolare successo (questi ultimi devo ammettere, di raro portano cognomi del tutto ignoti in patria).

In genere sappiamo mettere insieme quattro parole e due concetti, la media di scolarità è alta, anche se questo non ci assolve da un certo grado di occasionale imbecillità. Siamo umani.

E’ strano all’improvviso vedersi parte di un gruppo, sentirsi chiedere appena messo piede su suolo italico, cosa dicono gli italiani all’estero? Mah, non so, ne conosco alcuni, dicono cose varie. A volte sono un po’ nostalgici, ma non mi sembrano, tutto sommato, infelici.

One thought on “La comunità

  1. eh già… un “navigatore universale” non può che essere felice in ogni porto, non invece chi è attratto dall’erba del vicino!

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