Tirare le somme

Nei due mesi circa che passiamo in Italia d’estate, la vita scorre a velocita’ doppia, e al contempo si congela.

E’ un’ abbuffata di amici conoscenti parenti, vorremmo rimetterci in pari con le loro vite e loro con le nostre, sono cene, pranzi, gite, ore di treno da un capo all’altro del paese, e in poche settimane ci viene riassunto un anno di vita: nascite, lutti, trasclochi, fidanzamenti e matrimoni, divorzi, piccole e grandi tragedie del quotidiano. Siamo cosi’ impegnati a riassumerci il passato che non resta molto tempo per il presente. I racconti si ripetono all’infinito, almeno quelli che riguardano la nostra vita, e quindi sembra anche di stare sempre nella stessa scena di un film.

Quante volte ho raccontato la nostra vita a Washington? Ho gia’ riferito a tizio il tal episodio, oppure era ieri, parlando con caio? O una settimana fa? O forse a Natale?

Quest’anno ad amplificare l’effetto ci si e’ messo un matrimonio di cari amici, marchigiani ma conosciuti in Canada. E canadesi ce n’erano, molti, e con loro pure eravamo in ritardo di un anno in racconti e ragguagli. Altre nascite morti malattie matrimoni viaggi, altre persone care con cui si vorrebbe avere un quotidiano e invece si riesce in qualche occasione a mettere insieme un bignami di vita.

Ci si scoraggia, davvero.  Questa e’ oggi la difficolta’ dei migranti di semi lusso. Non la mancanza della terra natia, che e’ spesso a portata di clic e poche ore di volo. Non la fatica ad ambientarsi, che parliamo le lingue, abbiamo fatto le scuole alte e siamo cittadini del mondo.

Piu’ che altro il lasciarsi continuamente alle spalle pezzi di vita e porte aperte e mai richiuse, da cui vediamo spiragli di cio’ che avrebbe potuto essere, e ci teniamo un piede in mezzo perche’ non sbattano mentre con le mani ci occupiamo d’altro.

Siamo bravissimi a costruirci vite e poi spargerle in giro per il mondo, che tanto c’e’ facebook, e prima o poi ci si rivede.

Ma la verita’ e’ che quando ci si rivede, il tempo non e’ mai minimamente abbastanza.

Oggi, mentre leggete questo post, stiamo volando verso Washington, pronti a costruire un altro pezzetto, posare un altro mattone di cui magari sentire la struggente mancanza di qui ad altri 5 anni.

 

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