Togliersi il burqa

Diversi stati d’Europa, tra poco anche l’Italia, stanno varando leggi sull’abbigliamento delle donne islamiche, nella forma di impedire loro di indossare vestiti che coprano le fattezze del viso.

Partiamo pure dal presupposto che penso che indossare i burqa,  o i niqab, non sia una cosa positiva per le donne. Anzi penso che sia un elemento di degradazione culturale.

Ciò nonostante mi pare che il vietarli per legge sia quantomeno poco saggio, se non inutile e un pelo fascista.

Ci sono situazioni in cui il viso deve essere scoperto, nella nostra società, o in cui un certo abbigliamento non è pratico o igienico e pertanto va evitato. Pensiamo nel primo caso ai controlli negli aeroporti, e nel secondo a certi mestieri che richiedono uniformi.

Ma già la polizia ha il diritto di chiedere di vedere il volto di una persona per confrontarlo con la fotografia di un passaporto, e gli infermieri ed i medici di un’ospedale devono indossare una certa uniforme per contratto. (Interessante e correlato a questo proposito l’episodio di quella levatrice cristiana in Inghilterra che vuol far causa all’ospedale perché non le consentono di indossare una gonna, essendo secondo lei i pantaloni poco adatti per una donna anche in base alla bibbia).

Oltre questi casi pratici, non penso che uno stato debba imporre ai propri cittadini un tipo di abbigliamento piuttosto che un altro.

La motivazione con cui queste leggi vengono varate, poi, fa rizzare un poco i capelli.

1) Le donne islamiche sono costrette ad indossare il burqa e pertanto vengono prevaricate da mariti e padri. Impedire per legge questi abiti è un passo avanti nella loro liberazione.

2) Per motivi di sicurezza non si possono avere persone a volto coperto nei luoghi pubblici.

La prima motivazione è la peggiore. Tanto per cominciare le donne, almeno in Italia e in Francia, che indossano il niqab o il burqa integrali sono una parte minima della popolazione islamica. In secondo luogo non tutte queste donne sono obbligate da qualcuno a vestirsi in questo modo: per alcune è una questione religiosa, per altre persino una moda (inutile sgomentarsi, si è visto di peggio sulle passerelle). Ma comunque, nel caso delle donne oppresse da uomini di famiglia, togliamo loro la protezione contro una reazione violenta, ma lasciamole li ad affrontare la suddetta reazione, tra le mura di casa. Buona idea. Sostituiamo pure un’autorità con un’altra, più lontana e indecifrabile. E non preoccupiamoci minimamente delle donne che sono soggette a repressione pur non indossando burqa.

Per quanto riguarda la sicurezza, ossessione continua nel nostro mondo occidentale post 11 settembre, alzi la mano chi si ricorda titoli quali “donna velata rapina banca”.

In genere, le donne islamiche che vestono in modo così tradizionale sono pochissime in Europa, come abbiamo detto, e non vanno in giro commettendo reati (a meno naturalmente di non considerare reato il fatto stasso di indossare il velo). Di recente un maschio bianco cristiano vestito da poliziotto, ha sparato sulla folla uccidedo un numero impressionante di persone. Sono ragionevolmente sicura che ci sia una legge che impedisce di vestirsi da poliziotto a meno di non essere effettivamente un rappresentate della legge.

Insomma a me sembra un caso di legge inutile, se non di velato razzismo (scusate) e ossessione sui simboli. Crocifisso contro niqab.

Oltre naturalmente alla solita mania di dire alle donne come abbigliarsi.

Insomma, mi pare che sarebbe una buona idea, se davvero ci preoccupa l’arretratezza in cui versano alcuni rappresentanti femminili dell’immigrazione di stampo islamico, aiutare con leggi più sensate sull’integrazione, invece di pretendere da pochi soggetti un gesto che costerebbe loro forse molto in termini personali e religiosi.

 

 

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4 thoughts on “Togliersi il burqa

  1. Ci ho pensato su, ma sono rimasto della mia opinione: se lavori per lo Stato laico, via il velo, via il burqa, via il niqab, via tutto. Voglio vederti in faccia, punto.
    Se sei una privata cittadina, mah, secondo me devi avere il viso allo scoperto tutte le volte che non sei in casa tua: quando entri in un negozio, in un aeroporto, in una stazione, in un’ambasciata, anche quando cammini per strada. Se invece per te è essenziale poter vivere con il viso coperto, ci sono moltissimi paesi dove è obbligatorio per le donne andare sotto il velo o il burqa: scegliere di vivere lì, e tutto sarà più semplice.

  2. Mi era sembrato infatti che tu avessi a cuore l’abbigliamento femminile in generale 🙂 Scherzo, e naturalmente hai diritto alle tue idee. A me pare pero’ che stiamo solo sostituendo un tipo di autoritarismo con un altro. Quanto all’idea “togliti il burqa o torna in un paese in guerra o dove rischi la vita per ogni minima infrazione” mmmh, sono certa che anche per te ci sia ancora spazio per il dibattito, no? Tieni conto che soprattutto in Francia e in nord Europa molte di queste persone sono cittadine. Non mi pare proponibile dir loro di accomodarsi in Afganistan oppure cambiarsi d’abito.
    La tolleranza in questo mondo cosi’ mescolato e’ fondamentale, se c’e’ una lezione che ho imparato muovendomi da un paese all’altro, e’ questa.

  3. Sì ma cedi su un principio: se si dà spazio oggi alla copertura del viso invocando la questione cultural-religiosa, non capisco come ci si potrà opporre domani all’escissione delle grandi labbra, sulla base della medesima questione.

    L’Occidente ha il dovere, più che il diritto, di mostrarsi tollerante e aperto fin quando è buon senso per tutti mostrarsi tollerante e aperto. Ma occorre una linea, oltre la quale non si va, perché se ci si va, l’Occidente non è più Occidente. Vedere articolo sul NYT di ieri riguardo alla situazione in Olanda, e le olandesi che ricordano con nostalgia il permissivismo degli anni Ottanta, quando potevano prendere il sole in topless sul terrazzo di casa propria, mentre oggi è assolutamente impossibile, nella pratica, a meno di essere disposte a rischiare la lapidazione. Nel terrazzo di casa propria, in Olanda, eh, non in Afghanistan. Applica lo stesso concetto ai diritti civili che rendono la donna pari all’uomo in Olanda (ma oggi la questione è seriamente messa a rischio dal peso crescente della comunità musulmana), ai diritti civili per i gay (idem con patate) e così via. Tra dieci anni l’Olanda potrebbe essere un paese più reazionario dell’Italia di oggi, ma in declinazione musulmana. Lo dicono le olandesi e gli olandesi che ancora non votano per la destra, eh, non io.

  4. Non cedo su un principio. Sto ben ferma sul principio. Il fatto è che tu non condividi lo stesso principio. Siamo daccordo sul fatto che bisogna mettere una linea da non superare. Non siamo evidentemente daccordo su quale debba essere quella linea.
    Quanto all’articolo da te citato sul NYT, la signora impossibilitata a prendere il sole in topless sul proprio balcone, è solo una voce delle molte raccolte in reazione ad un inaspremento del razzismo come reazione ad un aumento delle popolazioni migranti. (metto anche il link, in caso: http://www.nytimes.com/2011/08/14/world/europe/14dutch.html?pagewanted=2&_r=1&sq=dutch%20women&st=cse&scp=1)
    Tra l’altro, nello stesso articolo c’è questo passo :

    In the United States, citizenship once granted is never questioned, said Mr. Overbeek of VU University. “But in Europe it’s never quite established, no matter how long you’ve been here. Here it’s still, ‘When did you get here, and when are you going back?’ ”

    Che scusa, ma fa un po’ ridere, e basta chiederlo ai molti mussulmani americani che si sono svegliati all’ombra delle twin towers dal 2001 in qua. E magari anche a qualche indiano che dotato di turbante è stato scambiato per un mussulmano dalla tollerante America, dove nessuno, ma proprio nessuno mette in dubbio la tua appartenenza. Pleaaazzzz!

    Ci sono altre voci, e nessuna è ovviamente depositaria della verità assoluta. Scelgo di ascoltare quelle della tolleranza, e soprattutto la mia interna, che è naturalmente tollerante, cercando di non perdere di vista le ragioni di nessuno.

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