Venerdì: verso la capitale

Siamo partiti qualche ora in ritardo rispetto al piano originale, perchè pioveva dal soffitto. Questo ha portato un po’ di trambusto comprensibilmente, ma alla fine abbiamo appurato che il danno era sotto controllo e siamo partiti.

Tempo fa il compagno di viaggio aveva acquistato un buono scontato per un pernottamento in un B&B di Annapolis, la capitale del titolo, capitale del Maryland, s’intende.

Ne ho parlato altrove, è una deliziosa cittadina coloniale affacciata sulla baia del Chesapeake, con strade in mattoni, casette in legno ed un’aria di mare.

Col pernottamento veniva una degustazione di vini in un locale del centro, compreso lo shuttle per il ritorno in stato di ebrezza.

Il nostro B&B, Annapolitan, è circa ad un km e mezzo da detto centro, la passeggiata non sarebbe nemmeno male se non fosse per questa fissazione degli americani per non fare i marciapiedi, o farli, come in questo caso, adatti a camminare solo in fila indiana. In ogni modo abbiamo deciso che quella era la serata per strafogarsi e bere, soprattutto per dimenticare il soffitto.

Ci siamo fermati prima in un wine bar per l’aperitivo, due bicchieri di bianco accompagnati da un tagliere di formaggio. Ho scelto la toma di Bra. Non scherzo, c’era la toma di Bra. Tenera, o tenèra, come ha pronunciato la cameriera, ovvero non eccessivamente gustosa, ma almeno apprezziamo il gesto! Il locale era Red Red Wine, per chi volesse provare l’ebrezza. O la toma.

Poi una bella passeggiata sul porto, il naso in ogni negozietto, il compagno di viaggio si è anche comprato un cappello.

Siamo risaliti fino al ristorante e abbiamo convertito il wine tasting in una normale caraffa da mezzo litro a tavola. Io ero già sufficientemente sbronza per lo chardonnay.

Il locale si chiama Crush.

Non mangiavo così bene da un bel po’, un assortimento di piatti di pesce e carne, ne’ banali ne’ eccessivamente laboriosi, e anche l’atmosfera era carina, con musica dal vivo eccellentemente eseguita ma non invadente, il locale curato ma non snob, e il calore dei Marylanders, che sconfina a volte nell’eccentrico, ma è sempre reale, mai posato.

Sempre in fila indiana siamo tornati al B&B, nella stannza di pizzi e trine tendenti al blu, e sabato mattina la colazione era abbondante e varia, frutta uova e sasicce, come si compete.

Sotto un cielo vagamente cupo e il pensiero minaccioso della pioggia sul nostro tetto già acciaccato, siamo ripartiti verso il mare.

Per dettagli su locali, ristoranti ed alberghi, vi rimando al mio Tumbrl.

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