Toronto e il sogno americano

Nella settimana appena tracorsa Toronto ci ha accompagnato dall’estate all’autunno inoltrato, dai campi di beachvolley in pantaloncini e canottiera a The Beaches, fino a sciarpe e piumini leggeri una sera su Yonge street.

Ora, di nuovo a DC, 25 gradi si fanno sentire sulle spalle mentre trascino le borse della spesa dal Safeway di K street.

Ma l’aria di Toronto, anche con -25, e’ sempre più respirabile. Le persone, la gente, sono ovunque, e fanno la città. Signore con cani e bambini biondi a Cabbage town, ex hippies in birkenstock su Danforth Avenue, signore velate e giovani asiatici al rec center su Sherbourne, e poi studenti, di tutti i colori, che si riversano su College street, a tutte le ore del giorno, entrano ed escono dai frutta e verdura che trasbordano per strada, trascinano sacche di tela di ritorno dal St Lawrence Market, sbandano gli uni contro gli altri tra Little Italy e China town.

Toronto è la sua gente, migliaia di immigrati, che i Canadesi chiamano con gusto “newcomers”, nuovi arrivati, si mescolano a che arrivato lo è già da un po’, in questo ritaglio di Canada che e’ una delle forze economiche del paese e sembra non aver limiti all’accoglienza.

Certo hanno problemi, come tutti, non ultima l’elezione di un sindaco con slancio da Tea partier, che vuol tagliare fondi e non alzar le tasse, seguendo un trend politico degli ultimi anni che sembra fatto da gente con fette di prosciutto sugli occhi. E il sistema di trasporto pubblico sempre meno adeguato alle dimensioni di una citta’ che e’ diventata metropoli senza quasi accorgersene, e chissa’ che altro, in questo tempo di recessione, dove le tasche sono vuote praticamente per tutti.

Eppure in una giornata di sole come in una di vento freddo e pioggia battente, Toronto sembra bella senza esserlo, e il merito è certamente di questo sogno americano quasi riuscito, quello dell’integrazione, non quello del successo, delle ragazze nei veli colorati,  dei turisti che entrano ed escono dai negozi, dei caffe’ strapieni, delle coppie gay e interraziali  che passeggiano senza guardarsi le spalle per Church Street.

La citta’ si specchia nei vetri dei grattacieli che spuntano ovunque downtown, e io vedo una grande occasione, e spero che non vada sprecata.

PS Un grazie speciale va a Sciltian e a Lisa per aver sottratto tempo prezioso ai rispettivi scritti ed averlo, invece, dedicato a noi.

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