Student Panel

Sono un ragazzo ed una ragazza, sui 25 anni, siedono compiti, un po’ rigidi al tavolo con di fronte una taga col proprio nome di battesimo. Sono qui per comunicare la loro esperienza di continuing students alle matricole, rispondere a qualche domanda, fornire soprattutto un esempio di incoraggiamento.

Inizia a parlare lui. E’ mediorientale, l’inglese e’ leggermente accidentato. Ci spiega che si è iscritto al college dopo due anni dal suo arrivo in America, perché prima ha dovuto imparare la lingua. Ha lo sguardo determinato ma è evidente che sta dominando una leggera emozione per dover parlare in pubblico.

La docente/moderatrice fa delle domande. Gli chiede quali siano i suoi obiettivi a breve, medio e lungo termine. Lui risponde che sta per prendere il diploma e poi trasferirà i crediti ad un college tradizionale. Ha già le domande di ammissione in viaggio: Georgetown, George Washington, o University of Maryland. Poi vorrebbe prendere un MBA e lavorare per una ONG, “in qualunque posto ci siano dei poveri da aiutare”. Fa una pausa e un breve respiro: “a lungo termine, spero di candidarmi come presidente del mio paese”.

Nessuno reagisce all’affermazione. La moderatrice incoraggia, bene bravo, bisogna puntare in alto.

Poi tocca alla ragazza. E’ minuta e carina, racconta di avere una figlia, e che questo è il suo secondo tentativo al college, sta andando molto meglio del primo, ha una buona media e può aspirare a delle borse di studio. Si dilunga su come gestisce l’essere madre e l’essere studente. Ha un piano d’azione, vorrebbe diventare avvocato, ma nel caso insegnante d’inglese andrà bene ugualmente.

La moderatrice le chiede quale sia l’ostacolo maggiore che ha dovuto superare, sulla sua strada per il diploma. Lei non cambia espressione ne’ tono di voce dicendo “l’anno scorso ho subito una violenza sessuale”. Chiarisce che con l’aiuto di varie persone, inclusi gli insegnanti, e grazie al fatto che aveva bei voti già in partenza, il colpo è stato superato e la carriera scolastica è salva.

La moderatrice si informa con tatto ma senza imbarazzo per verificare che la ragazza abbia una buona rete di supporto.

Io siedo leggermente perplessa, mi chiedo che risposte darebbero degli studenti italiani messi nella stessa situazione. Probabilmente frasi di rito, troppo imbarazzati per lasciar intravedere sogni grandi come la luna o problemi estremamente personali.

Quando la piccola conferenza finisce, i ragazzi si rimettono lo zaino a spalla ed escono dall’aula, verso il prossimo traguardo.

 

 

 

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