La strage

Alla settimana scorsa (perciò presumo i numeri siano leggermente aumentati), 45 donne erano stati uccise in Italia dall’inizio dell’anno, la maggior parte per mano di mariti, ex fidanzati o famigliari.

Sono tantissime, sono una ogni due o tre giorni, e come nel caso delle morti sul lavoro, ricevono pochissima attenzione sui mezzi d’informazione, a meno che non ci sia la trama gialla su cui imbastire interminabili trasmissioni tv.

Ma se il colpevole è noto, e lo è molto spesso, allora non ci interessa.

Ho cercato senza trovare statistiche per l’Europa su questo argomento, ma pare chiaro che noi siamo messi peggio.

Di recente la Responsabile per l’Onu per la violenza sulle donne è stata in Italia e ci ha redarguiti. Il rapporto ombra del Cedaw ha mostrato un paese arretrato e violento. Non stiamo neanche a parlare delle discriminazioni quotidiane, dei soffitti di cristallo, dei due pesi e due misure. Gli stupri e le violenze sessuali in genere, sono praticamente impossibili da contare.

In conversazione con gente spesso insospettabile, mi capita spesso di sentirmi dire: la parità è raggiunta. Alcune donne hanno posizioni di potere. Alcune donne sono sposate con uomini che non le discriminano, e non le picchiano.  Alcune donne possono decidere come vestirsi.

Alcune donne hanno sempre vissuto meglio della maggiornaza delle altre. Siamo in bilico: siccome non ci lapidano in piazza, che abbiamo da lamentarci?

Ma questi numeri di morti violente, sono un po’ come una lapidazione. La maggior parte delle donne uccise aveva denunciato alle forze dell’ordine o segnalato ai servizi sociali il proprio aggressore nel passato. Le nostre leggi non sono all’altezza.I nostri rimedi sono inesistenti.

Oltre all’aggressione fisica, subiamo quella politica e della società: nel 2012 la battaglia per la contraccezione e il diritto alla scelta dovrebbe essere ormai archiviata, e non solo in Italia. Invece eccoci qui, quelle di noi con un buon lavoro, una buona educazione, a fare il giro dei pronto soccorsi di Roma in cerca di un medico non obiettore di coscienza. Eccoci costrette a subire paternali o insulti, a seconda del caso, se la nostra sessualità, il modo in cui ci vestiamo, il nostro atteggiamento, le nostre scelte in materia religiosa non sono graditi a chi ci sta di fronte.

Eccoci ad essere considerate per ruoli di potere solo se superiori per capacità e morale a tutti gli uomini disponibili. Meglio ancora se siamo superiori per aspetto fisico.

Eccoci ad essere ancora una volta il capro espiatorio, le streghe, quelle che fanno paura.

Siamo, noi, quelle che bisogna tacitare, asservire, possedere in ogni modo. Quando serve, uccidendo.

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