Life in the city

Oggi è l’anniversario della morte del Dr King, e quindi dell’inizio della rivolta che ha lasciato Washington DC in ginocchio per i successivi 30 anni abbondanti. Per diversi giorni la città (o dovrei dire, certe zone della città) sono state messe a ferro e fuoco e le conseguenze sono ancora visibili.

Questa mattina in una passeggiata di soli 20 minuti ho avuto un paio di incntri ravvicinati con i miei concittadini: uno dei due incontri mi ha spinta a chiamare il famigerato 911, il pronto intervento della polizia, l’altro mi ha strappato una risata aperta che ha contagiato un paio di astanti.

E questa è la città, che passa dalla bellezza all’orrore, dalla minaccia alla risata nel giro di minuti. E mi sono resa conto di cominciare a volerle bene, ma bene davvero.

Poco più di un anno fa, camminando per le stesse strade, mi sentivo oppressa e vagamente minacciata. Oggi mi preoccupo sinceramente delle persone che incrocio, le guardo negli occhi e non mi spaventano, e sono pronta a reagire se qualcuno è minacciato.

Un paio di sere fa, durante una riunione di quartiere, un giovane padre in giacca e cravatta con pargoletta al seguito, ci intimava a non farci spaventare dalle ombre, che sono molto spesso solo ombre, e aveva ragione.

La sensazione generale è che la città si stia rimettendo in piedi, con problemi e passi falsi, ma lentamente va verso la luce.

 

 

 

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