Nabucco

Per non essere particolarmente una fan dell’opera, ultimamente mi pare di non fare altro.

Sarà perchè uno dei miei studenti è un cantante d’Opera, o sarà per i biglietti omaggio in ottima posizioni gentilmente offerti dall’Ambasciata, per cui ieri sera il CdV ed io ci siamo trovati seduti al Kennedy Center ad assistere al Nabucco.

Il fatto che qualche settimana fa abbia partecipato ad una piccola conferenza del regista Thaddeus Strassberger, che offriva un interessantissimo sguardo al “dietro le quinte”, ha reso l’esperienza più piacevole di quanto mi sarei aspettato.

Non sono in grado di valutare l’abilità dei cantanti, ma la messa in scena era interessante: in un momento di “teatro nel teatro”, gli attori avevano due pubblici: quello contemporaneo, in platea, e quello di fine ottocento, affacciato a finti palchi sul proscenio.

Se uno mette in scena il Nabucco nell’annivarsario dei 150 anni d’Italia, probabilmente non vuole perdere l’occasione di accennare a quello che l’opera ha significato per il risorgimento. Così durante il coro di Va’ pensiero, non è solo il popolo ebraico a cantare in un interessante “cambio di scena”, ma anche gli artisti della scala, i tecnici del teatro milanese, e alcuni carbonari in taverna.

Bellissimi i costumi e le scenografie, almeno secondo me: colori brillanti per i babilonesi, bianchi per  gli ebrei. Improbabili invece le maschere all “urlo di Munch” indossate dai preti di Baal/coro di Babilonia. Mah

Insomma, comunque mi sono divertita, chi l’avrebbe detto.

 

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