On the road – Venerdì

Miss Liberty, da Manhattan

 

La decisione è stata presa con relativo ritardo: una settimana prima della partenza, mentre ancora ero immersa negli esami, ho detto al CdV: io voglio andare a New York il prossimo week end.

Trovare un albrgo che non sveni, ma sia comodo al centro, decidere se prendere un lussuosissimo treno, un pulciosissimo pullman, o spararsi 5 ore di auto. Passare o non passare da Baltimora a trovare degli amici. Chiamare i cat sitter con poco preavviso.

Alla fine tutto si è sistemato, ma questo è stato un tremendo memento del fatto che non ho più vent’anni (e neanche trenta). “Vieni a Londra giovedì?” è nel passato remoto, o meglio, si fa, si fa, ma che fatica.

In ogni caso, per chi non fosse al corrente, questa era la mia prima gita a New York, se si escludono tre giri sul George Washington Bridge perché a quanto pare è impossibile attraverase la East Coast senza passare da Manhattan.

Ho trovato una camera ad Harlem, comoda alla metro. Ho velocemente messo insieme una lista di “da non perdere” che io essendo io, non includevano la statua della libertà o il deck dell’Empire State Building. Un enorme risparmio di tempo, devo dire.

Lo stop da amici a Baltimora l’abbiamo fatto e loro, essendo di New York, hanno contribuito a limare i dettagli.

Venerdì mattina, sulle note di Simon e Garfunkel (lo so, lo so) abbiamo preso la I95 verso il New Jersey Turnpike. (We’ve all come to look for Ameeeeriiiicaaaaa)

VENERDI

 

Bryant Park

Bryant Park

Siamo arrivati un po’ prima dell’appuntamento con il B&B, quindi ci siamo fermati a mangiare sulla 145 st, in un messicano autentico a sufficienza da non poter comunicare in inglese. Oltre a noi, altri messicani in pausa pranzo da lavori manuali, la testa nel piatto di fagioli, una tremenda musica pop sparata a palla a base di amori infelici.

Eravamo preoccupati per la scelta di andare a NYC in auto, ma a parte downtown, sembra che la situazione parcheggio sia molto migliore che a Washington. Il nostro padrone di casa, che ci aspetta davanti al palazzo, ci dice che possiamo parcheggiare ovunque e dimenticarci l’auto fino a lunedì. Ovunque risulta essere li a due metri.

L’appartamento è grande, pulito, piuttosto privo di oggetti personali. Abbiamo una stanza per noi ma siccome il letto è singolo, dormiremo sul divano del soggiorno, comodo e sufficientemente privato.

Pochi minuti per ripigliarci dal viaggio e siamo nel vuoto. La nostra metro è la linea C, fermata della 135a strada.

Nonostante tutti i miei dettagliati piani, non so da dove cominciare, e Times Square pare un posto buono come gli altri. Dopo dieci minuti siamo in fuga dalla pazza folla, Topolino e Minnie che vogliono farsi fotografare con noi e la delirante ruota panoramica di Toys r us.

Bryant Park ci accoglie a braccia aperte, due turisti un po’ spaesati in un giardino salotto, quasi come certi caffe’ europei. (Ho detto quasi).

Restiamo a guardare un poco i giocatori di bocce (che in America hanno età medie sospettosamente sotto i 60 anni), e poi ci dirigiamo verso la meravigliosa, stupefacente, prodigiosa Schwarzman Library, regina di tutte le biblioteche pubbliche del mondo, che siede sulla quinta strada con  i suoi due leoni in pietra a guardia di cancello e lettori.

Il CdV ed io avremmo potuto passare il fine settimana qui. Ma dopo un’oretta ci siamo trascinati fuori a vicenda e buttati nella più assurda impresa del fine settimana: camminare fino a Battery Park. Ho già detto che non ho più vent’anni?

Un paio d’ore dopo abbondanti (incluse incursioni nei negozi lungo la strada, L’Empire State Building che a momenti ci perdiamo perché non si vede dalla strada, Union Square che è una meraviglia di atmosfera, SoHo, il municipio molto parigineggiante) siamo arrivati al parco. All’Oceano, che ci si dimentica esista in questa città di pietra e acciaio che si guarda continuamente l’ombelico.

Ci siamo ripresi un poco dalla camminata. Il Compagno di Viaggio ha piedi andati per il week end, ma ancora non ce ne siamo resi conto.

 

New York, Water towers

New York, Water towers

Risaliamo, in metro, perché c’è un limite a tutto, fino a Little Italy. Che non c’è oramai quasi più se non Mulberry street l’acchiappa turisti ( e certo, si ci siamo lasciati acchiappare) per il resto Chinatown se l’è ormai mangiata, e anche gli artisti gentrificatori del Cast Iron District, i turisti che gridano da un lato all’altro della strada per segnalarsi i prezzi.

Scegliamo un posto a caso, perché la buttadentro è una signorina asiatica che indossa orecchie da gatto. Il cameriere, con forte accento est europeo, borbotta in una lingua che vorrebbe essere italianese, ci mette davanti gli antipasti e ordina “Mangia”.

Mangiamo, seduti nella vetrina di un ristorante pseudo italiano, mentre New York ci cammina davanti.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...