The expats

Di Chris Pavone

Kate Moore accetta di buon grado, dopo l’iniziale sorpresa, di lasciare un lavoro impiegatizio non meglio identificato per il dipartimento di Stato e seguire il marito, esperto in sistemi di sicurezza bancari, fino in Lussemburgo.

La vita da emigrante non bisognosa è noia e fatica (ah, l’identificazione), casa bambini, nuove amiche con cui si ha poco in comune, la ricerca di una routine che faccia sentire a casa.

Kate è annoiata, e ha dei segreti. E in poco tempo si rende conto che anche il marito dall’aria per bene, e la nuova coppia di amici americani ne hanno.

Il libro evolve in fretta in una spy story e l’idea è buona, ma la scelta narrativa mi ha convinto meno. Flashback della vita segreta di Kate piovono addosso al lettore in carattere italico prima che nella narrazione vera e propia capiti finalmente qualcosa. E quel qualcosa capita solo a metà libro inoltrato.

Gli exploit investigativi di Kate sono a tratti amatoriali (che poteva pensare che ci fosse una telecamera in un ufficio?), e la disivoltura con cui si procura un’arma in una città mai vista prima sfiora il ridicolo.

Ma hey, sospensione dell’incredulità!

Per il resto il libro si lascia leggere e onestamente, dovesse uscirne un seguito, probabilmente lo leggerei.

E poi il gioco di immaginare Mr Pavone nel ruolo – sans spionaggio, speriamo – di Kate, al seguito del lavoro della moglie è accattivante,

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