I’m so sorry to hear that…

Piccolo manuale di sopravvivenza alla vita nord americana.

Ci penso da un po’ e, in omaggio alla mia proverbiale capacità di sintesi, ho deciso di riassumere il tutto nella frase del titolo: mi spiace molto di sentire questo.

E’ una frase dai mille usi e torna sempre utile. Tenetela pronta in punta di lingua e vi caverete da molte situazioni imbarazzanti, quelle in cui il Nord Americano medio ritiene che sia opportuno comunicare ad una conoscenza occasionale fatti che, in base alla nostra sensibilità, dovrebbero essere tenuti rigorosamente privati.

Le suddette rivelazioni accadono nei momenti più impensati -una festa a casa di conoscenti, un incontro con il nuovo vicino di casa sulla porta – e spaziano da

“Ho un cancro al colon, con metastasi” a ” Io e mia moglie stiamo divorziando, proprio ora che finalmente e’ stata finalizzata l’adozione di nostra figlia dalla Cina” passando per “Il comune ci ha tolto la casa perche’ il padre del mio terzo bambino si è fatto di nuovo arrestare per droga”*

Vorrei chiarire qui la mia totale assenza di giudizio negativo nei confronti di questi exploit. Anzi, li considero estremamente sani e liberatori per il comunicante. Poter parlare di malanni  e disgrazie assortite con tanta spontaneità a persone di cui si conosce solo il nome di battesimo è sicuramente più liberatorio che tenersi dentro e rodere, come a volte siamo portati a fare noi.

Ma per noi italiani ingessati e attaccati alle apparenze, è uno shock culturale. E soprattutto ci ritroviamo improvvisamente privi di una reazione adeguata alle circostanze che non suoni troppo intrusiva (Ah, e quanti mesi ti restano?) o troppo fredda (e perche’ mai lo vieni a dire a me che ti conosco a malapena?).

Invece la frase giusta al momento giusto può trasformare una conversazione imbarazzante in una buona amicizia o perlomeno in un cordiale scambio tra conoscenti.

Quindi, se qualcosa del genere vi capita, non perdete la calma: guardate l’interlocutore negli occhi, con interesse ed empatia ma senza (ripeto: senza) compassione, e procedete alla frase di rito, detta con voce calda e partecipe: “oh, I am so sorry to hear that!” Praticate il tutto  davanti allo specchio, perche’ ne avrete bisogno nei momenti più impensati.

Voilat, questo vi toglie dall’imbarazzo.You’re welcome.

Tuttavia, se desiderate fare il passo successivo, la battutta a seguire sarà “And how are you holding up?”. Questa frase e’ l’equivalente del nostro “come stai?” molto più del tradizionale “How are you?” , che NON richiede risposta – e qui siamo noi di solito a sconvolgere gli americani con dettagliate e non richieste descrizioni del nostro intervento chirurgico all’appendice.

Invece “How are you holding up?” offre l’occasione all’improvvisato confessante di espandere il discorso con gratitudine o riparare dietro un generico “all things considered, not too bad” o analoga frase.

Insomma, in due frasi avrete risolto il vostro imbarazzo e alleviato il bisogno di comunicare di una persona in una situazione poco piacevole. Vi pare poco?

 

*Gli esempi NON sono frutto di invenzione ma episodi accaduti all’autrice di questo blog. Altri esempi illustri sono “Ho quasi lasciato la scuola l’anno scorso perche’ ho subito una violenza sessuale” e, su una nota positiva “Sono venuto a studiare negli Stati Uniti perche’ voglio diventare Presidente del mio paese”. Quest’ultimo esempio ovviamente non è stato detto da un nord americano, e richiede una variazione della risposta del tipo “Good for you” o “I am happy to hear that you have such goals in life”.

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