Il clandestino con il bancomat ( e la library card)

Passo il mio tempo a sconsigliare l’immigrazione clandestina (ovvero come turisti che poi si mettono a cercare lavoro) negli USA (e in Canada) a lettori del blog un poco sprovveduti.

Ma la verità è che gli immigrati clandestini ci sono e sono pure piuttosto visibili, e tutto sommato, nonostante la retorica di cui questo paese abbonda, nessuno è veramente interessato a mandarli via.

Un giro in uno qualsiasi dei tristissimi centri commerciali che accerchiano la città, e avrete un’idea piuttosto precisa di quanti lavoratori a giornata ci siano in  attesa di quello che un tempo si definiva “capo bastone”. Ora i capo bastone sono spesso rispettabilissimi impresari edili in cerca di manovalanza.

Ma volendo, anche i privati possono usufruire di questi servizi. Metti che mi serva qualcuno per tagliare il prato, o dare una mano di bianco in soggiorno. Pensate che gli chieda i documenti?

Molti clandestini (illegal aliens, che orrida espressione) lavorano nelle fabbriche o nelle campagne e di certo non si nascondo alla vista. Pensate che la polizia, o persino la temutissima “migra” (agenzia addetta ai controlli sugli immigrati) non sappia dove trovarli, se lo so io?

Ma certo che si. Ma la manovalanza a basso costo fa comodo, risolleva l’economia, e l’hanno scoperto a proprie spese persino quegli stati, come l’Arizona, che in un momento di folle discriminazione si sono ritrovati a dover utilizzare i carcerati per la stagione del raccolto salvo scoprire, esterefatti, che un lavoratore stagionale messicano, con famiglia da mantenere oltre confine è estremamente più adattabile e motivato.

A tal punto la cosa è tollerata, che in alcune città si cercano soluzioni per “aggirare” le leggi esistenti e aiutare la popolazione sommersa a navigare il complesso sistema americano.

Los Angeles ad esempio sta considerando l’emissione di un documento che permetta di aprire conti correnti o accedere ai servizi del comune.

Dove la patente è un rischio (un incidente o anche solo un fanalino rotto e la efficientissima polizia stradale americana sarà su di voi come un falco) e comunque non ottenibile senza prova di residenza, ci vuole qualcosa di diverso, che una persona possa ottenere senza troppi controlli incrociati, ma che sia comunque valida come documento di identità.

Ed ecco entrare in gioco le biblioteche pubbliche, l’unico sistema di vera eguaglianza del paese, e le loro bellissime tessere ( davvero bellissime, alcune sarebbero da collezione).

Con qualche aggiustamento, la tessera della biblioteca si potrebbe trasformare in una carta di identità, e la città di Los Angeles aprirebbe uno spiraglio ai suoi cittadini non legalmente registrati come tali.

La proposta è finora solo questo, una proposta, ma dice molto sulla situazione dei clandesitini. Una città come quella degli angeli, non è certo solo ispirata da principi di fratellanza. L’accesso ai servizi, finaniari e non di una fetta considerevole di popolazione è una questione di economia e non solo di diritti civili.

Le banche non sono disposte a rinunciare al business dei conti correnti e delle carte di debito. I comuni alla loro fetta di tasse. Gli esercizi commerciali alla possibilità di nuovo credito al consumo. Eccetera.

Ragionamento cinico, mascherato da ideali altissimi? Forse, ma questa è l’America e le due cose vanno a braccetto.

 

 

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