Varie

Sono stata in California, a Monterey, un paio di settimane fa, e naturalmente il tempo preso per la vacanza ha dovuto essere recuperato con interessi al mio ritorno. Ma ne è valsa la pena.

Se volete sapere qual’è la cosa migliore dell a California, la risposta è la mia amica Alessandra, seguita a ruota dal suo meraviglioso tiramisù.

Ma, per voi che non avete la fortuna di conoscerla, non sono da sottovalutare paesaggio e clima, e naturalmente le foche sulla spiaggia 🙂

Al mio ritorno,ho trovato che il CdV aveva fatto i compiti ed era andato ad importunare certi vicini dal cognome italiano – e anche tutto il resto, è poi risultato – e questo ha dato il via ad una spirale di cene ed intrattenimenti vari che ancora non si sta placando, e speriamo non lo faccia nel prossimo futuro.

Il quartiere è fatto di gente che si sente leggermente pioniera, ed è fiera del posto dove ha scelto di vivere, quindi lavora moltissimo a creare una comunità (parola che va molto in Nord America, e si rifersice a qualunque gruppo di persone per cui altre descrizioni non risultano efficaci). Nel nostro caso,  pare funzioni abbastanza.

Ieri sera poi ho avuto la prova provata che DC è una città del sud, nel senso buono e cattivo del termine, soprattutto nel senso ampio: un posto dove l’informalità è superiore alla – pur abbondante -burocrazia.

Un fruppo di operai mandati della città lavorava sul nostro isolato per fare delle aiuole sui marciapiedi, qui le chiamano tree boxes anche se non sempre sono destinate a contenere alberi.

Un vicino che abita nell’isolato adiacente si è avvicinato e ha chiesto a quello che pareva il direttore dei lavori se la stessa cosa poteva accadere al loro marciapiede. Dopo un certo numero di tira e molla, discussioni coi vicini di casa, e discussioni tra gli operai, nel giro di 48 le aiuole sono comparse anche da quel lato.

Evidentemente non ci può essere stato il tempo per cose come il budget o anche una semplice decisione amministrativa. Il tempo agli operai avanzava, hanno fatto il lavoro. La cosa mi ha fatto ridere, perché naturalmente si scontra con la cultura tutta americana di consultare tutte le persone coinvolte in varie riunioni estenuanti prima di prendere una qualsiasi decisione (anche questo fa molto sud) a meno che naturalmente qualcuno non si pigli la responsabilità, in quel caso il lavoro è bell’è fatto e tanti saluti.

E la disponibilità di questi operai a dar retta ad un passante, la gentilezza (io stessa mi sono trattenuta a lungo con un paio di loro per capire che cosa stava succedendo,a Torino avrei ricevuto un cortese: chieda in Comune) sono sicuramente una combinazione di diversi sud – perché sia chiaro che non mi riferisco al sud d’Italia, o a quello degli Usa, il sud è un concetto dinamico applicabile ad ogni gruppo o singolo – l’efficienza pronta del direttore dei lavori, e la sua indipendenza da decisioni burocratiche complesse, l’entusiasmo sorridente degli operai ispanici, il lavoro fatto sotto tono e senza troppe storie, finito prima del previsto (i cartelli indicavano fino alla prossima settimana, scatenando ulteriere “senso di comunità” nei residenti riuniti a capannelli a lamentarsi dell’impossibilità di parcheggiare) sono tutte cose che io mi aspetto da un sud, il mio sud, fatto di relazioni, poca pianificazione, buona volontà e… senso di comunità.

E così oggi andrò al mercato, prenderò un cappuccino nel bar adiacente, e so che incontrerò qualcuno che conosco, magari avrò l’occasione di parlare una lingua straniera – diversa dall’inglese – e mi sentirò parte di qualcosa, che è quello che questo popolo, fatto di migranti vecchi e nuovi, venuti da vicino e lontano, sembra desiderare più di tutto.

 

 

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