Ultime dalle urne elettorali

Non ho parlato moltissimo di elezioni, più che altro per mancanza di tempo, ma anche perché le informazioni erano tante, difficile discernere, e per distogliere la mente mi sono anche messa a seguire un corso sulla poesia americana moderna, per dire.

Ma, nel caso qualcuno di voi vivesse in una caverna, senza luce ne’ accesso ai propri simili, domani dovremmo sapere chi governerà il Grande Paese per i prossimi 4 anni.

La scelta è tra due contendenti: un ex studente di legge ad Harvard, nel cui curriculum troviamo la direzione della rivista di facoltà e una precedente esperienza nel lavoro richiesto, discretamente liberal (senza esagerare, per carità) in termini di diritti civili, mediamente posizionato al centro sinistra (più centro) per quanto riguarda le politiche economiche e fiscali, e una politica estera un po’ fumosa, che da’ un colpo al cerchio del ritiro delle truppe, e uno alla botte del “pronti a tutto” nei confronti di quelli che molto tempo fa venivano definiti “stati canaglia” dai giornali del belpaese. Dal punto di vista personale, il candidato è simpatico, presentabile, con una bella famiglia – e uno splendido cane – e un buon livello di “piedi per terra”.

Il secondo candidato è un signore facente parte della Chiesa Mormone, piuttosto potente negli Usa ma forse non particolarmente popolare, ha un passato da uomo d’affari che gioca con capitali piuttosto che produzione, nel suo curriculum c’è la leadership di un’importante stato del nord est, periodo durante il qule era stato scambiato per politico progressista. Negli ultimi mesi, ha fatto il possibile per toglierci dalla testa questa idea balzana. Anche lui dispone di uno splendido cane che ama legare sul tetto dell’auto per i viaggi lunghi. (non scherzo)

Il nostro ha idee molto precise sul posto che dovrebbero occupare donne, minoranze, poveri, classe media, gente dai gusti sessuali diversi dai suoi; e quel posto è: lontano dalla sua vista.

Quello che c’è fori dai confini del suo paese sembra non interessargli un granché, e comunque lo confonde, in ogni caso il suo motto in quasi tutte le istanze è ognuno per se’ e Dio (John Smith? Mormon?) per tutti.

Insomma, questa è la situazione. Inutile dirvi le mie preferenze, in ogni caso non posso votare, mail bello di vivere a DC è che quando si dice “sono preoccupatissima per il risultato di queste elezioni” non c’è praticamente bisogno di specificare altro.

Questo perché non siamo uno stato altalena. Cioè uno di quegli stati che decidono le elezioni, perché la più o meno equamente divisi tra i due candidati, e quindi che ci terranno col fiato sospeso fino alla fine.

Con il sistema dei grandi elettori, un solo voto può fare la differenza.

In queste ultime settimane le aree indecise, sono state sottoposte a un bombardamento di video, spot, discorsi, telefonate, volantini, e noi siamo stati -quasi – ignorati.

Ma non tutti i metodi per influenzare il voto sono legittimi: i brogli sono, se non frequenti, nemmeno tanto inusuali, e poi non c’è nemmeno bisogno di brogliare, perché il processo del voto è sufficientemente vario – da stato a stato – e complicato che un politico male intenzionato potrebbe tranquillamente giocare d’anticipo.

Ecco come:

– Mandare lettere  in massa ai cittadini, selezionando da indirizzi che risultano non abitati. Se queste lettere ritornano al mittente, lo status del votante viene messo in dubbio: risiedi veramente dove dici di risiedere? Al momento di presentarsi alle urne, al votante viene richiesta un’ulteriore prova di residenza e abilità al voto, a cui spesso non è preparato. Questa procedura è legale in molti stati, ma i tribunale stanno cominciando a metterla in discussione, soprattutto nei casi in cui una componente razziale è parte integrante del procedimento.

– Distribuire volantini con informazioni errate riguardo alle procedure o ai giorni riservati al voto.

– Simile procedura ma con telefonate

– Eliminare persone con precedenti penali dalla lista degli aventi diritto a votare. Ancora una volta, il procedimento ha spesso forte connotazione razziale, e cambia stato per stato.

– Richiedere un particolare documento di identità (non la patente) al momento del voto. Questo può sembrare ovvio a noi Italiani, ma non bisogna dimenticare che negli Usa non esiste l’obbligo a tale documento e molte persone ne sono sprovviste, ottenerlo può non essere semplice soprattutto per chi non ha accesso ad un mezzo motorizzato proprio.

– La lista degli aventi diritto viene spesso manipolata dal partito al potere, non essendoci un’anagrafe ufficiale che possa mantenerla (e distribuire i documenti di cui sopra).

– Il partito repubblicano ha messo in piedi gruppi di volontari che ufficialmente “sorvegliano” i seggi, nella realtà pare abbiano spesso un effetto volutamente intimidatorio nei confronti dei votanti.

Il voto anticipato consiste nell’aprire le urne con qualche settimana di anticipo rispetto al giorno effettivo delle elezioni per consentire a tutti l’accesso alle stesse. Ogni stato fa da se’, come al solito e spesso si scelgono giorni poco frequentati o si rendono le procedure confuse e difficili.

– Prima di votare, gli elettori devono registrarsi ad uno dei partiti esistenti, o come indipendenti. Nel 2008 la Florida tentò di bandire quest’ultimo registro, ma fu fermata dal tribunale. Più spesso, semplicemente, scompaiono i registri.

Voto in assenza: il proprio voto può essere spedito per posta se si è momentaneamente fuori dallo stato di residenza. Ma a quanto pare questa è la frode meno frequentemente riscontrata!

Con queste rincuoranti notizie, vogliate tutti voi persone di buona volontà incrociare dita, gambe piedi e tutto ciò che di intrecciabile avete perché il male minore resti ancora 4 anni un mio concittadino. Grazie

 

 

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