Il giro del mondo in 176 ambasciate

Washington DC ospita qualcosa come 176 ambasciate. Sono tutte, o quasi tutte, nel raggio di un paio di chilometri quadrati. E sono una risorsa enorme per chi ha voglia di vita sociale un po’ diversa dal solito.
Quasi tutte le ambasciate infatti ospitano eventi culturali di vario genere, spesso aperti al pubblico e non di rado gratuiti.
La maggior parte delle sedi diplomatiche poi sono edifici di pregio, più o meno storici o architettonicamente rilevanti che da soli valgono una visita.
Il problema semmai è stare dietro a tutto quello che succede, ogni mese, nei salotti di rappresentanza degli stati Esteri a DC.
In generale il modo migliore è avere amici stranieri che ti informano. Magari un po’ bizantino, ma efficace.
Altrimenti, due giorni l’anno, le ambasciate fanno la classica open house. Porte aperte, assaggi di cibo e cultura tipici, un po’ di sana promozione del turismo locale e un sacco, un sacco di gente.
Per questo verso mezzogiorno eravamo in coda davanti alla lussuosa sede dell’Argentina, a due isolati da Dupont Circle, a fotografare un signore in tenuta da gaucho.
I signori all’interno, presumo un misto tra impiegati e volontari ci illustravano il contenuto delle varie sale: l’ufficio dell’ambasciatore, il salone di rappresentanza con i ritratti di tutti gli ambasciatori ivi transitati, la foto in bella vista e a colori di Cristina Fernandez, attuale presidente.
Nel foyer al piano superiore, empanadas e vino di Mendoza per tutti, e un giro di tango per chi vuole provare.
La brochure di PassportDC, questo il nome dell’evento, prometteva animali selvatici all’ambasciata australiana, e quindi ci siamo incamminati per Massachussets avenue sperando in un koala, se non proprio in un canguro.
Purtroppo solo grosse lucertole, ma l’organizzazione era eccellente. Nel cortile su 16th street era montato un barbecue, e le salsicce fioccavano già alla coda all’ingresso, distribuite da entusiasti signori in divise assortite, alcune delle quali militari. Dopo le salsicce, un gustoso formaggio e meravigliose meat pies in miniatura, ancora calde.
Nel grande atrio ci si poteva informare sulle varie attività turistico governative, rinfrancare con un bicchiere di vino e provare un dolce di cui sfortunatamente ho scordato il nome. Il CdV è già in missione per farsi amici australiani al nostro ritorno su suolo americano.
Dall’altra parte della strada, in un edificio decisamente più dimesso, si trova l’ambasciata del Perù.
Il cibo qui è a pagamento ( il Perù essendo meno ricco di risorse economiche dell’Australia, presumo) tranne che per il quinoa, di cui si celebra l’anno internazionale – oh, yeah.
In compenso i peruviani si rifanno con il livello di festività. La musica si sente da due isolati di distanza e la gente balla sul marciapiede, con o senza costumi tradizionali.
I tempi di attesa non sono brevi e sono già quasi le quattro quindi decidiamo che ci serve un’ambasciata africana per varietà.
Il Botswana fa per noi, è a pochi isolati e non c’è molta coda.
Entriamo e ci invitano ad accomodarci sulle sedie o sul tappeto dell’androne.
Una signora in gonna, t shirt e scarpe da ginnastica fende la folla e ci comunica di essere l’ambasciatore. Chiede alla folla cosa sa del Botwana, non granché in effetti, ci racconta in poche frasi la storia del paese dalla colonizzazione in poi, e ci comunica con orgoglio che il Botswana è il paese più democratico e meno corrotto dell’Africa, e che il suo Global Peace Index è più alto di quello staunitense. La gente raggruppata ride e comunica che non ci vuole grande sforzo. L’ambasciatrice ride anche lei è passa alla descrizione delle riserve naturali, del cibo locale, degli usi e costumi. Ci raccomanda, nel caso visitassimo il Botswana, di imbucarci ad un matrimonio. Il cibo è abbondante e nessuno ci manderà via.
Il cibo in questione è servito sul piccolo cortile che da su New Hampshire avenue, dove anche si trovano danzatori tipici. È stufato di capra, gustoso, e mi viene voglia di partire.
Molte altre ambasciate erano aperte oggi, il tempo è quello che è, ma il prossimo week end tocca a quelle europee, quindi se siete in zona, considerate l’opzione.

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