Emigrare per scelta

Gli anglo americani che vivono all’estero, definiscono se stessi “expat”, espatriati.

Un expat ha in genere un lavoro di tipo intellettuale, un reddito medio alto, spesso – ma non sempre – lavora per una compagnia la cui sede è nel paese d’origine o comunque per aziende o enti che sono sovranazionali, nello spiito se non nei fatti.

Un expat non ha bisogno di imparare la lingua del paese ospite, se lo fa è per interesse culturale. Gli expat stringono amiciczie con altri expat, o al limite con qualche collega dello stesso livello sociale. Per loro non sembra esistere il mondo intorno, non ne hanno bisogno.

Fatta eccezione per la questione lingua (tutti devono comunque imparare l’inglese), il termine si può estendere ormai a molti dei nostri cosidetti cervelli in fuga, e in generale a chiunque faccia parte del mondo occidentale e si trasferisca per lavoro in paesi diversi dal proprio, per periodi di tempo medio lunghi.

Di recente ho sentito più di una persona definirsi expat, invece di emigrante.

Io invece ci tengo al titolo di emigrante. Mi rendo conto che evoca interminabili viaggi in nave, difficoltà di integrazione superate con sangue e sudore, incertezza sul come allevare i figli in modo che non perdano la loro identità d’origine e al contempo acquisiscano senza problemi quella d’adozione.

Mi rendo anche conto che, per gente come me, questi sono problemi assai più facilmente risolvibili. Sono un’emigrante ma di lusso, l’ho detto altrove.

Ma non mi sento un’ expat, ne desidero esserlo. Vivere in un paese – magari per anni – comportandosi come se fosse un breve soggiorno nella sala d’attesa di un medico – mi distraggo leggendo una rivista e ignoro chi mi sta seduto accanto, non fa per me.

Passare il tempo cercando esclusivamente la compagnia dei miei connazionali e angosciarmi per la mancanza cronica di burrata fresca, neanche questo fa per me.

Passare 10 mesi in apnea lavorando e poi sfogare il proprio bisogno di legami e relazioni sociali nei due mesi trascorsi in Italia, no grazie.

Io voglio mettere delle radici in ogni posto dove vivo. Voglio che, se e quando ne ripartirò, qualcuno ogni tanto senta un po’ la mia mancanza. E io voglio sentire la loro.

Ma soprattutto, mentre sono qui, voglio non solo lasciare una traccia, ma permettere agli altri di lasciarla in me, di cambiarmi un pochino. Perché se la differenza tra un expat ed un emigrante sta nella possibilità di scegliere, che cosa mi spingerebbe a scegliere di vivere come se fossi in una camera sterile?

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2 thoughts on “Emigrare per scelta

  1. Ciao Caterina, ci siamo gia’ scritti.
    Ti devo porre una domanda della quale forse conosco già la risposta, ma te la pongo comunque, per sincerarmene approffitto della tua cortesia

    Desidero fortemente migrare in Canada, ho 49 anni e il mio mestiere è lavorare presso i cantieri edili per installare controsoffitti, pareti leggere, tinteggiature,ecc…. Ho notato tramite il web alcune imprese che ricercano posizioni come la mia, precisamente in varie località dell’Ontario. Contattate non hanno risposto e suppongo sia per pigrizia e/o tranquillità. Ovviamente molto più rapido per loro assumere personale locale che fare richiesta di uno sconosciuto che risiede a 100000 km di distanza.
    La mia domanda e’:
    Posso io prendere un aereo, andare in zona e tentare un colloquio che potrebbe essere fruttifero? Correndo anche il costo di dovere rientrare in italia e attendere la loro sponsorizzazione con la quale ottenere il VISA Working Permit?

    E poi rientrare in Ontario appena possibile.

    Sarebbe per me come vincere la lotteria.
    Qui in Italia il mio lavoro è paralizzato, si lavora a poco e spesso nemmeno pagati perchè l’impresa fallisce prima o è comunque in difficoltà economica.

    Avrei un possibile gancio anche per gli USA tramite un architetto mio cliente con casa a Miami ma credo non riuscirà a trovare nessuno sponsor in quanto le sue conoscenze sono diverse dalle mie reali necessità, Immobiliaristi e non costruttori, poi comunque è normale che ciascuno se ne freghi di ciò che non gli orbita intorno, difficile biasmarli.

    Attendo risposta

    Ciao

    Federico

    P:S:. Ma con tutte queste restrizioni chi migra in Nord America………..come fa?

  2. Ciao Federico
    Puoi farlo, ma tecnicamente è illegale. Naturalmente potrebbero non saperlo mai, in fondo qualche colloquio non è nulla. a se sei in Canada (e negli USA) con un visto turistico, non è permesso cercare lavoro. Se dovessero accorgersene, potresti non avere l’occasione di entrare in Canada più
    A te decidere se vale la pena
    Caterina

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