My friends are all right

Nella città in cui vivo le armi da fuoco sono vietate per legge, fatte le dovute eccezioni. Nella città in cui vivo, le sparatorie sono all’ordine se non del giorno, almeno della settimana. Nella città in cui vivo, siamo tutti un po’ blasée sull’argomento: come mai Flager Place è chiusa al traffico? Ah, nulla, un tentativo di rapina a mano armata, ma hanno quasi finito le indagini. Nella città in cui vivo, disponiamo del più impressionante dispiego di forze dell’ordine del mondo occidentale: più di 30 corpi di polizia nel raggio di 25 km quadrati. Senza contare i corpi militari e e quelli degli stati limitrofi, molto vicini.

Con tutto questo ieri un uomo è entrato negli uffici di una base navale e ha ucciso 12 persone, ferendone 14, in una lunga giornata di lavoro, una qualsiasi 9 to 5 routine.

Le mie giornate fuori casa mi portano da un’altra parte rispetto ai luoghi del fatto, ma la città è piccola, internet la rende ancora più striminzita, e poi tutti conosciamo qualcuno che lavora o vive nel quadrante sud ovest, quello affacciato sui fiumi, dove fino a una decina di anni or sono c’erano solo i magazzini della Marina e oggi ci sono uffici, parchi con giochi d’acqua, un bellissimo lungo fiume e, sempre più, abitazioni civili.

Inevitabilmente arriveremo a parlare della detenzione d’armi negli USA, e non servirà a niente, perché se non è servito a Sandy Crook, figuriamoci qui. Qualcuno dirà che le armi vanno eliminate dalla faccia della terra, qualcuno dirà che se fossimo tutti armati il problema non si porrebbe (ma sul serio, si era negli uffici di una base militare dove certo lavorano molti civili, ma forse non solo?), qualcuno già sta dando la colpa ai tagli ricattatori del budget voluti da un governo che fa di tutto per intralciare il presidente.

Io penso che più di ogni cosa ci vorrebbe un sistema sanitario che intercetta queste persone, una società che forse crea meno isolamento e paranoia, e certo, sempre meno armi, che non può certamente far male.

Ma non sappiamo ancora abbastanza per entrare nel dibattito a caldo, e poi diciamocelo, è un dibattito noioso, ripetitivo e ora come ora ho anche la fastidiosa sensazione che sia inutile.

Domani cambierò idea, domani sarò di nuovo pronta alla discussione. Per oggi mi godo il pensiero che Mike, ingegnere civile che lavora proprio nell’edificio incriminato ieri fosse ad un corso, lontano dalla città. E che Heather, urbanista che lavora per il comune in un edificio sul fiume abbia patito solo l’inconveniente di rimanere bloccata in ufficio per alcune ore, e al massimo un po’ di paura. E che una di queste sere potrò come d’abitudine sedermi intorno ad un tavolo con loro e discutere con loro gli avvenimenti di ieri.

 

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