Sabato

La città si svuota di auto e si riempe di ciclisti e pedoni durante il week end. Sul percorso ciclabile che passa vicino a casa e va fino a Capitol Hill incontriamo mamme con passeggino, joggers, persino un signore su una recumbent bike.

L’autunno è una stagione dolce, nel Mid-Atlantic, sembra estate, ma è meno aggressivo. Scesi dalla pista ciclabile che costeggia la ferrovia, le strade residenziali dell’Atlas District sono in piena re-urbanizzazione, e la gente passeggia cani, pulisce i marciapiedi dalle poche foglie già cadute e in generale socializza. Attraversiamo una semideserta – di auto – Pennsylvania Avenue e saliamo per l’ultima volta la scala di legno un po’ precaria che porta all’appartamento di R.

Oggi, domenica, la nostra amica lascia Washington alla volta di Ottawa, le valigie sono già quasi pronte, ci lascia dell’aceto balsamico in un sacchetto di Gobino, perché R. ha forti legami torinesi, prendiamo un caffé sui marciapiedi affollati all’ombra della Library of Congress, un abbraccio e poi via, con la promessa di ritrovarsi presto da un lato o dall’altro dello stagno, e un leggero magone.

Scendiamo verso sud costeggiando case di congressisti e club privati e poi il quartiere cambia e sono palazzi nuovi e fontane a filo di marciapiede, vetro e cemento e poi case popolari e altro vetro e cemento. Abbiamo appuntamento alle 3 con un amico ed è prestissimo, ma la giornata è piacevole e siamo sul fiume, perciò leghiamo le bici ad un palo vicino alla futuristica Arena Stage e percorriamo la via lungo l’acqua guardando le barche ed il passeggio. Dove il Potomac e l’Anacostia si incontrano, c’è una piccola lingua di terra che divide il grande fiume dal Washington Channel. Sul canale, la marina impazzisce: yacht e barchette, un intrico di autostrade sopra la testa e il minuscolo, meraviglioso mercato del pesce più antico d’America. Appoggiato su chiatte, quasi a livello delle nostre ginocchia, il mercato offre pesce fresco tutti i giorni della settimana a prezzi e varietà introvabili nei negozi della città ricca.

Il segreto è per i turisti, non per i locali. La gente mangia ostriche vive seduta sui gradini di cemento, o scodelle di Gumbo appoggiata alle auto. E’ un piccolo pezzo di sud emotivo.

Ma è sempre presto, e quindi ci sediamo sulla terrazza di uno dei ristoranti a pochi metri dal mercato e facciamo un brunch southern style, spaccando granchi con un martello e facendo il pieno di pesciolini fritti.

In angoli vari del quartiere c’è musica dal vivo, è il festiva blues, ma anche bancarelle di oggetti di artigianato e bake sale sui sagrati delle chiese.

Lascio il CdV sul lungo fiume e ripedalo verso nord, attraversando la Mall ancora piena di turisti che fotografano il campidoglio e ragazzi che giocano a freesbie sui prati. Passata M street NW sono di nuovo in territorio famigliare, ma da alcuni mesi a questa parte noto un cambiamento demografico in atto. Alcuni turisti escono dal territorio segnalato sulle mappe per spingersi fin qui a bordo delle bici a noleggio: si guardano intorno perplessi, forse stupiti che anche questa parte della città possa valere una visita.

Coppie di mezz’età, bianche, si muovono invece come a casa loro. Questa è decisamente una novità. Alcuni forse sono in visita ai figli hipster che affollano il mio quartiere, altri sono attratti dalla vita urbana, gli appartamenti di lusso che come funghi prendono il posto dei vecchi magazzini industriali sono una comodità che uno si prende invecchiando, basta preoccuparsi del giardino e del tetto da rifare, due giri di chiave alla porta chiusa alle spalle e si è pronti per viaggiare, e poi la metro sotto casa, vuoi vedere che quei pazzi europei, con le loro città affollate, avevano pure ragione?

Washington in un sabato mattina come questo rivendica la sua parentela con Parigi, e certo la strada è lunga, ma l’importante è cominciare.

 

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