Boccaccio, 700

Ondate di Boccaccisti invadono Georgetown.

Con lo shut down del governo americano, sparatorie per Pennsylvania Avenue come se fosse Tombstone e le notizie funeste dall’Italia, stranamente questo titolo non ha raggiunto le prime pagine dei giornali.

Ma in questa caldissima giornata di Ottobre un’ottantina di persone, la maggior parte delle quali italofone, passeggaino per i viali del campus nelle pause del convegno per il settecentenario della nascita dello scrittore. Che incidentalemtne cade nell’anno Italiano per la Cultura, quindi è stato facile farsi aprire le porte dell’Istitituto di Cultura, che risiede nell’ambasciata, ieri per la serata d’apertura seguita da sontuoso buffet.

A voi parrà magari strano, ma l’Italianistica ha le sue star, come il cinema ed il baseball, e in questo momento sono tutti seduti a un centinaio di metri da me a discettare sul poeta trecentesco.

Incidentalmente alcune di queste menti sono cari amici, e quindi la casa si è come al solito trasformata in un campeggio, e comunque ogni scusa è buona per le libagioni.

Il CdV in qualità di ospite del convegno è diviso tra la crisi di panico e il puro divertimento. Io ho prestato mani e capacità persuasive (stamattina il mio scambio con un carabiniere dell’ambasciata – chiusa per il week end – nel tentativo di farmi restituire un manifesto dimenticato ieri ha sfiorato pericolosamente la barzelletta sulla categoria) e poi, quando i giochi si sono fatti duri (ovvero le presentazioni sono incominciate), ho ceduto come una mammoletta e mi sono ritirata in biblioteca a farmi i fatti miei.

Il che probabilmente mi rende più nerd delle etoiles boccacciste. Ma vabbé.

Intanto sul campus la vita continua, gli studenti fanno BBQ, le associazioni organizzano pic nic sui prati, e stamattina c’era pure un matrimonio, con la sposa raggiante sotto la quercia del main quad.

Adesso rimetto i miei libri sul carrello, esco lentamente sotto il sole cocente e mi avvio verso l’aperitivo. La prima giornata si è quasi conclusa e non vedo l’ora di sentire commenti e pettegolezzi.

Non si sta male, in questo paese di pazzi.

 

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