New Orleans day four – Italian american edition

La colazione si fa fuori oggi, che il B&B serve solo uova e bacon, e c’è un limite che persino il mio fegato non può superare. Il baretto dall’altra parte della strada è “homey”, direbbero gli americani. Soffitto scrostato, stufa accesa, signorina sorridente dietro il bancone.

Il museo di southern art è stata la mia scelta per vedere qualche quadro. Per arrivarci, attraversiamo il French Quarters e poi downtown, uguale a tutte le altre downton, con grattacieli e alberghi anonimi.

Il museo espone arte di artisti degli stati del Sud, o mostre che osservano il sud (molto bella quella fotografica sulla Florida – the redneck riviera).

Il concetto che il Sud (degli Stati Uniti, ma anche in generale) abbia un maggiore “sense of place” di altri posti è molto presente, e sicuramente un’idea che vale la pena di approfondire. Di certo New Orleans è una città profondamente consapevole delle proprie radici e della propria storia, in modo diverso forse dal resto del Sud americano.

Mangiamo in un birrificio locale su Decatur, con immancabile gruppetto jazz di sottofondo. Poi pigramente ci avviciniamo al US Mint, ora museo che ospita una mostra sul jazz, un po’ deludente. Molte fotografie, i soliti pannelli informativi che sono il centro delle mostre in america quando i musei non dispongono degli artefatti. Pochi strumenti musicali.

La sera, scelgo un ristorante fuori dal circuito turistico. Dove il Mississippi incontra l’Industrial Canal, dove Katrina ha portato l’inferno, c’è una piccola vinoteca, con un bel paio che non possiamo usare, perché sta per scatenarsi un temporale, e una scelta di piatti caldi e freddi.

Mentre ci sediamo, arrivano i musicisti: un signore anziano con una fisarmonica e un ragazzo con la chitarra, che senza esitazione attaccano Volare.

La scelta musicale migliora durante la serata, ma il chitarrista è cresciuto dove sono cresciuta io, stranamente non ci conosciamo, ma abbiamo amicizie comuni. Vive in America da molti anni, poi arriva un altro ragazzo, anche lui italiano, che lavora in un ristorante uptown.

Ci sono alcuni lati negativi nella vita da zingari che ci siamo scelti: la casa è lontana, si perde di vista la vita degli amici, a volte ci si sente come se non si avesse un posto al mondo. Ma poi momenti del genere succedono, e la serendipity ti colpisce in un quartiere senza turisti di New Orleans.

Tornando per le strade deserte verso il B&B, con il vento contro, ci aspetta ancora un incontro che sembra la quintessenza della città: un signore asciuga un pannello con delle fotografie sul muro esterno della sua casa, con un phon, alle dieci di sera.

Ci saluta, come se non ci fosse nulla di inusuale in quello che fa.

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