Italiani brava gente – redux

Chi emigra lasciando casa, anche nelle migliori condizioni, non sembra riuscire a fare a meno di idealizzare la casa abbandonata, dve il cibo è migliore, l’aria più pulita e la gente più sensibile.

Di recente, a casa di amici, ho avuto una conversazione di questo genere con una donna italiana della mia età, con un ottimo lavoro qui a Washington, una famiglia e una lunga esperienza negli Stati Uniti. Si parlava di Obama Care, della resistenza che gli americani hanno verso una servizio alla salute gestito dallo Stato, di come questo fattore sia una delle più grosse pecche del nostro paese ospite.

Ho fatto notare che purtroppo il trend di privatizzare il servizio pubblico, incluso uno fondamentale come gli ospedali si sta diffondendo un po’ dappertutto, magari per piccoli passi.

La risposta immediata e molto viscerale della mia interlocutrice è stata: ma in Italia, anche se così fosse, nessun medico rifiuterebbe mai di curare qualcuno solo perché non si qualifica per essere curato gratuitamente. Ovvero, potremmo sempre contare sull’attitudine alla generosità dei nostri compatrioti. Non ho insistito, perché non era la sede, ma mi ha molto colpita questa reazione.

La persona con cui parlavo non è stupida, non è ingenua, ha lasciato l’Italia consapevole di tutti i problemi che lasciava e di quelli che si sarebbe trovata ad affrontare.

Cosa la spinge quindi a pensare che in Italia la popolazione in generale e chi è impiegato nella sanità in particolare non sia altro che un gruppo di buoni samaritani pronti a ignorare leggi e rischi personale per aiutare il prossimo?

Naturalmente, qualcuno che risponde a questa descrizione esiste, e non solo in Italia. Ma se la ci fosse una legge che impedisce di curare che non ha un’assicurazione privata, quanta gente realmente reagirebbe come la mia interlocutrice si aspetta, magari a rischio di perdere il lavoro o addirittura la libertà personale? E non solo in italia, chiariamo, ma ovunque.

Perché soprattutto, di fronte alla prospettiva di perdere un diritto fondamentale come quello alla salute la reazione è: ma noi siamo brava gente e non rispetteremmo una legge iniqua, invece di: attiviamoci per impedire che questa legge iniqua trovi attivazione e noi tutti veniamo spogliati (ulteriormente) di questo diritto?

Niente, non ho risposta. Ma volevo provare a chiarirmi le idee.

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3 thoughts on “Italiani brava gente – redux

  1. Perché la seconda ipotesi presuppone un impegno diretto da parte nostra, un impegno attivo, dunque lotta e conseguente sacrificio, fosse anche solo la rottura di quella bolla che ci siamo costruiti in cui tutto va bene e tutti sono bravi e le cose brutte avvengono solo agli altri. Paura, in buona sostanza.
    Se lo chiedi a me, e allargando il discorso, ti dico che in giro vedo gente che ormai ha paura anche della propria ombra: tutti spaventati all’idea di perdere il tanto o poco che si ha, ma soprattutto tutti spaventati all’idea di poter poi stare male. Questa paura ha fatto e fa compiere scelte scellerate, e ciò avviene a tutti i livelli, dalle scelte politiche alle scelte di vita familiare. Il bello è che non ci puoi fare niente: impossibile dare coraggio a chi non ce l’ha. Forse servirebbe per trovarlo qualcuno che ricordasse quotidianamente a tutti una cosa semplicissima, ma a cui nessuno pensa mai. Non la dico (sono meridionale, in fondo), ma i maschi che leggono sono autorizzati a grattarsi ciò che le donne non hanno 🙂

  2. Ciao mi chiamo Simone, vorrei gentilmente farti un paio di domande in privato se possibile. E’ molto importante, vorrei delle informazioni da salvarmi, ti lascio la mia email: icardi.profiler@gmail.com e mi auguro tu abbia 5 minuti di tempo per contattarmi. Grazie mille

  3. Assolutamente daccordo. E in più il rifiuto di vedere la realtà e la certezza cieca che “noi siamo migliori di loro”, più generosi, più empatici, più capaci di grandi gesti. Come se storie di rifiuto del più debole e del diverso non fossero all’ordine del giorno anche da noi. Mah!

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