Ralph Fasanella all’American Art Museum

Ci sono pro e contro, a vivere in questa città. Ma in certi giorni i pro sono così brillanti di colori e sensazioni da quasi far dimenticare le contraddizioni e la costante fatica della capitale.

Per esempio se si arriva troppo in anticipo per un meeting, uscendo dalla metropolitana a Gallery Place viene naturale infilarsi nell’American Art Museum. E’ gratis, non ci sono controindicazioni, anche dieci minuti di fronte ad un solo quadro sono sufficienti.

Si può attraversare la corte interna, con la luce meravigliosa dal soffitto in vetro, infilarsi nell’atrio ingessato in stile Smithsonians, e salire le scale fino al terzo piano, dopo essere passati davanti al nuovo ritratto delle quattro donne della corte suprema.

 

 

Ma l’ultimo piano è il migliore, quello con gli artisti non rigorosamente bianchi, la folk art e le minoranze, le installazioni e le mostre temporanee. Cammino sul pavimento in marmo della lunga galleria, le mie scarpe riecheggiano e ho quella sensazione che si prova a camminare nella navata centrale di una chiesa semivuota. Tranne per il fatto che per me è molto più emozionante camminare in un museo.

C’è una mostra chiamata Lest we Forget. Non so cosa sia ma l’immagine è attraente, quindi la cerco.

E mi trovo davanti a questo:

Immagine

Non rende l’idea. Il dipinto prende una parete. Ha colori vivaci e figure reali e minuziose dei tenements di New York. E’ un’etnografia in pittura. E’ un colpo al cuore. Passo il resto dei miei quaranti minuti in ammirazione estatica, tranne 10 per vedere di corsa il resto della mostra, bisognerà tornare.

Ralph Fasanella era un pittore folk italo americano. Ha cominciato a dipingere nel dopo guerra e raggiunto il successo negli anni ’60. Era un attivista, un operaio, una persona del popolo che dipingeva del popolo.

Esco commossa per andare al mio meeting, nel centro cittadino rumoroso e pieno di turisti, adolescenti, impiegati in giacca e cravatta e homeless sull’angolo della biblioteca. Questo e’ il modo in cui vedo le città, tutte le città. Persone ed edifici che si accavallano gli uni sugli altri, vite che si incrociano e ogni tanto si incontrano. Fasanella spiega questo, in quel dipinto, meglio di quanto io riuscirò mai a farlo a parole.

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