Un minuto di quiete, please

Sintomo grave di invecchiamento, oltre a lasciare languire il blog per mesi, è che le cose che un tempo facevano incazzare adesso provocano solo un vago senso di disagio. Ma più che cose, dovrei dire persone.
Un tempo, come Julia Roberts, la maggior parte delle persone mi shoccava a morte.
Oggi le reazioni che sento in giro ad eventi di cronaca varia, per lo più mi rattristano o mi provocano un livello appena tollerabile di nausea.
Gli eventi in se’, per fortuna no, quelli ancora mi stravolgono un pochino.
In Missouri l’America fa i conti con una politica razziale mai risolta e la profonda convinzione nazionale che le persone emarginate lo siano per propria colpa e mancanza di iniziative.
Al contempo, alcuni politici conservatori americani discutono su come coniugare il taglio dei fondi pubblici per asili nido con il fatto che sempre più spesso i figli bambini vengono lasciati a se stessi perché i genitori devono lavorare ma non possono permettersi una baby sitter. (L’opzione più aiuti economici a famiglie sotto un certo reddito è esclusa, perché appunto se sei povero è colpa tua)
Israele fa il bullo con i più piccoli (letteralmente e figurativamente), senza nemmeno cercare di mantenere la faccia, e la diplomazia internazionale fatica a prendere posizione, confondendo le vittime dell’olocausto con i falchi assetati di sangue odierni, e il desiderio di giustizia con l’antisemitismo.

Ancora negli USA, si discute di come liberarsi dei bambini degli immigrati senza documenti usando la stessa nonchalance con cui ci si libera dei loro genitori senza sembrare troppo cinici.

La morte tragica di persone famose scatena allucinanti dibattiti su come la depressione sia o non sia giustificata in un comico di successo, o come la dipendenza sia sintomo di egoismo e stronzaggine soprattutto se ci sono bambini piccoli.

Giornalisti e operatori umanitari muoiono in zone di guerra, e a molti sorge il sospetto che avrebbero dovuto semplicemente starsene a casa loro, che se la siano andata a cercare.

Dai giornali e dagli autobus si specula sulle parentele (o mancanza delle stesse) di un sospetto assassino basandosi su dati del DNA che non è chiaro come siano stati raccolti.

Non so se sono io, che ho uno sguardo sulle cose leggermente fuori fuoco, ma mi pare che non stiamo centrando il punto.
Ma ci sono mattine come questa in cui scorro i giornali, guardo facebook e vari altri social network – e per fortuna che qui non ho la tv – e mi viene soltanto da pensare: SILENZIO! Per favore fate silenzio.

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