Sweet Home, Chicago

Sono qui, viva e vegeta, anche se con la testa appena fuori dall’acqua: la vita ha la meglio sul blog, forse succede passati i 40, mah.

Ma nell’ultima settimana ho incontrato un’altra città favolosa, al momento la mia preferita negli Stati Uniti: Chicago. E si, mi piace più di New York, per motivi che hanno a che fare con l’annosa domanda “ci andresti a vivere?”. Chicago è una metropoli non troppo frenetica, con una cultura diffusa e accessibile accanto a musei di livello internazionale. E’ multietnica e non troppo minacciosa, ha quartieri blue collar a quattro fermate dal centro finanziario e turistico, un lago che sembra un mare, decine di università, e una delle più belle librerie che abbia visto finora, Powell’s Book Chicago.

Siamo stati ospiti di un Airbnb a Pilsen, che offre un interessantissimo e gratuito Museo di Arte Messicana, molto frequentato da chi abita in zone, come un recreational center: bambini, coppie con il gelato, gente che guarda le mostre e pianifica il bbq con i vicini di casa. Quello che l’arte dovrebbe essere, accessibile, vicina, quotidiana.

Poi Chicago e’ piatta, perfetta per giri in bici, il traffico relativamente tranquillo fa sentire sicuri, il servizio di Bike Sharing, Divvy, perfetto e capillare. La L, la metro sospesa tra i palazzi ha un che di futuristico e retrò allo stesso tempo, e i grattaceli Art Deco affacciati sul fiume sono una meraviglia del creato.

Chicago è una città mitologica, come diceva un collega del CdV mentre ci mostrava il campus della University of Chicago, che echeggia grandi scoperte nelle più disparate discipline, storie di fisici visionari e sociologi spericolati, fino ai più recenti economisti senz’anima.

Nel campus anni ’60 dell’Univesità dell’Illinois resiste la Hull House, ultimo baluardo nel quartiere a ricordo di ondate brutali di immigrazione che faremmo bene a tenere presente, e dovunque in città la storia si intreccia con l’architettura e la letteratura; echi di Al Capone, incendi devastanti nell”800, scioperi  violenti all’inizio del secolo breve, storie di gente comune che ha fatto la storia, e il fantasma luccicante della Città Bianca, la grande esposizione colombiana del 1893, quando Chicago si sentiva all’altezza di sfidare Parigi. Il riflesso di quella grandiosità rimane, ma la seconda città sembra esser venuta a patti con le sue mille anime, e mille etnie, e sono stata felice per qualche ora sbocconcellando un dolce messicano sul marciapiede della 18ima strada.

Inoltre ho letto, seduta in bilioteche magnifiche o in panchine affacciate sul magnificent mile: Toni Morrison e Erik Laarsen, storie tragiche vere e non di persone qualunque, magnifiche, ed interessanti, come qui a Chicago.

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2 thoughts on “Sweet Home, Chicago

  1. Sono un antico cliente di Powell’s Book, che ha anche un servizio web di tutto rispetto. Ma Chicago, amica mia, è una delle città più ricchie di criminalità del mondo, sia micro che macrocriminalità. Ci ho vissuto un mese da ragazzo, e no, penso proprio che non mi attrae. Oltretutto, d’inverno, è una delle città USA più fredde in assoluto. Bocciata 🙂

  2. Beh, 4 anni di Canada mi hanno insegnato che il clima non è una delle mie priorità nell’innamorarmi dei posti. Inoltre vivo a Washington DC, e non nella parte più ricca e più bianca della città, quindi un po’ di crimine non mi ferma. Per quanto riguarda la corruzione, chi siamo noi per criticare?

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