Social Book Day – pare

Leggo di sfuggita su Facebook che oggi è il Social Book Day (#socialbookday per chi twittera).

Una breve ricerca, e scopro trattarsi di fenomeno italiano, a dispetto della scelta dell’inglese per il titolo. O comunque, solo siti in italiano mi ha restituito Google, ma non ci ho speso molto tempo, onestamente.

Ho pensato comunque che fosse una buona occasione per far risorgere questo blog (o almeno provarci), dato che ho avuto un gravissimo dry spell di lettura, quest’estate, alcuni mesi, cosa che non mi era capitata mai, ed ero onestamente preoccupatissima. Su motivazioni e generale schifezza dell’estate appena trascorsa, ci sarà forse un post a parte.

Ciò che conta, è che ho ripreso a leggere, finalmente, e con una voracità da tempi del liceo (quando ci si immergeva in Joseph Conrad invece di studiare greco, per dire).

Ho ricominciato con qualcosa di semplice, un Montalbano che va giù come un bicchier d’acqua, iniziato e finito durante un viaggio in treno,e forse era quello il trucco, non partire con cose troppo impegnative. Poi un libro sulla buona morte, di un medico italo tedesco, Giandomenico Borasio, che potrà sempbrare una scelta improbabile, ma ha le sue motivazioni, se mai scriverò un giorno il famoso post su questa estate orrenda.

Poi Murakami, che era un pò che volevo leggerne qualcosa, ed è deliziosamente assurdo con punte di depravazione brillanti, e ho cominciato coi racconti, ma forse passerò presto a qualcosa di più sostanzioso. In italiano, perché non conoscendo il giapponese, tanto vale.

Sull’aero per DC, ho divorato Sebastiano Vassalli e la sua visione intrigante dell’epoca Augustea e di un Virgilio in cerca delle origini di Roma.

Una volta rientrata dal lato americano dell’Atlantico, la biblioteca è ormai la mia seconda casa: in breve successione, Anne Tyler (favolosa, come sempre), Paula Hawkins (un altro buon bicchiere d’acqua), una Fred Vargas lasciata a metà per motivi esterni, ed ora un libro affascinante sulla formazione delle periferie americane, che è chiaro segno che sono tornata a pieno regime.

Intanto occhieggio la mia waiting list in biblioteca ed esulto quando ricevo i messaggi che mi avvisano dell’arrivo dei libri che ho ordinato.

E’ un sollievo, una gioia, e l’estate è stata di merda, l’autunno e l’inverno non promettono molto meglio, ma almeno ho i libri in cui scappare, un rifugio, e qualche volta anche una guida.

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Conversazione con un’amica via whatsapp, un qualunque giorno feriale, Torino

Amica – Dove sei? hai fatto shopping terapeutico?

Io- Sto uscendo ora dalla (libreria) Rosa Louxemburg

Amica- Per shopping intendevo vestiti e scarpe. Hai comprato qualcosa?

Io – Ma i negozi sono ancora chiusi. Un libro sull’eutanasia e una raccolta di lezioni di  Bobbio sulla democrazia. Una matita 0.7.

Amica – …..

Io – Ci sei?

Amica – Tu sei fuori!!

(ci tengo a dire che l’amica esagerava, in quanto farebbe anche lei la stessa cosa, anche se magari con titoli diversi)

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