Being Mortal

di Atul Gawande

Nel mio non nuovo, ma diciamo rinnovato senso di mortalità a seguito degli eventi di questa estate, trovo conforto, invece che nelle preghiere, nella lettura di libri che di mortalità parlano, o come si usa dire oggi, di fine vita.

Come già in Saper Morire, di Giandomenico Borasio, l’attenzione dell’autore, ancora una volta un medico, ma questa volta un chirurgo, è su come vivere al meglio l’ultimo tratto della propria vita, a partire dal principio di invecchiamento fino alle malattie terminali.

Meno tecnico e con uno sfondo di ottimismo meditativo che fa appello ai lettori americani, Being Mortal è comunque molto ben scritto ed appassionante, ed anche interessante nella sua ricerca di alternative alle strade comuni che usiamo per fronteggiare il nostro decadimento e la nostra mortalità, che sono in genere ignorare il primo e combattere la seconda contro ogni logica e buon senso.

Ma invecchiare bene è spesso possibile, se si accetta il fatto che la nostra autonomia ha bisogno di ausilii, e la guerra contro la morte ci porta a volte a sacrificare il benessere di un breve periodo contro la promessa (miraggio?) di una vita più lunga di qualche mese ma infinitamente più dolorosa.

L’essere umano ha bisogno di controllo sulla propria esistenza, senso di utilità e di comunità, dice Gawande. Non è facile da accettare, ma a volte è meglio scegliere la qualità sulla durata. Ma poi certo, si fa prima a dirlo che a farlo.

Il libro è ricco di esempi, casi umani, incluso il padre del protagonista, a sua volta chirurgo, che seguiamo in un appassionante e difficoltoso percorso di scelte, fino all’inevitabile risultato. Quali cose riteniamo che valgano la pena di vivere? A cosa siamo disposti a rinunciare? Un personaggio dice alla figlia che se può mangiare il gelato e guardare il football in tv, per lui è abbastanza. Il padre dell’autore ha obiettivi più complessi. Son domande che dovremmo tutti porci, possibilmente prima che sia troppo tardi per consentirci una decisione.

Ma ancora più interessante per me è il reportage sulle possibilità offerte a chi deve fare scelte così difficili, siano il paziente o i suoi familiari. Un tour per case di riposo, comunità per anziani, spazi condivisi con bambini o animali, fino ai servizi hospice in contrasto con aggressive cure ospedaliere.

Sono strana, se mi sento meglio dopo aver letto questi libri? D’altronde, sono solo mortale!

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