Il museo che ti guarda

Il semestre scorso uno dei corsi che ho frequentato era nel dipartimento di Arte nella mia università. Il professore richiedeva un commento a determinate opere d’arte presenti nei musei della città, e come prova di fede della visita al museo, una selfie di noi stessi con l’opera d’arte.

Sono andata a perorare la mia causa di persona, ho 43 anni e non posso farmi le selfies coi Raffaello alla National Gallery of Art. Ho ottenuto clemenza.

Ma forse sono solo obsoleta: nei musei americani le fotografie delle opere (con o senza lo spettatore davanti) non sono quasi mai vietate – fanno eccezione certe mostre con problemi di copyright.

I musei non sono nuovi all’accesso alle tecnologie: molti hanno bellissimi siti internet dove avere una prima visione delle mostre in corso, il MoMa, e non solo lui , offre un app gratuita che sostituisce le obsolete aiudioguide. Le audioguide stesse non sono più quelle di un tempo: di recente, durante una visita al Museo Egizio a Torino mi hanno offerto una video guida, completa di piccolo intervento video del direttore del museo, che raccontava la filosofia dietro le nuove installazioni, seduto in modo molto vecchio stile alla sua scrivania.

I musei sono su Facebook e Twitter, e la tentazione di fare Check in quando vi entro è spesso irresistibile anche per me. Secondo il Los Angeles Times, siamo a pochi passi da notifiche push up da parte dei musei, che potrebbero allertare i passanti della presenza di opere d’arte di loro gusto, in base a precedenti visite. Hey, c’è un Pollock a pochi metri da te! Smetti di fare shopping ed entra a dare un’occhiata. Perché no!

L’uso della tecnologia per rendere più fruibili luoghi come musei e biblioteche mi eccita, non posso negarlo. Se avessi spazio, nel mio obsoleto Samsung americano, correrei a scaricare tutte le app, e comunque passo ore guardando i siti dei musei che non sono a portata di mano.

Ma il dubbio che questa sia solo una “disneyficazione” a volte viene (e non solo a me, se leggete l’aticolo del LA Times). In fondo alla fine, in un museo sei tu davanti all’opera d’arte, e se un’altrnativa digitale è perfettamente accettabile per chi non riesce a raggiungere i musei in prima persona, una volta davanti all’opera non dovrebbe esserci bisogno di filtri. (Un commento magari si, prima, dopo o durante, ma di nuovo io sono una junkie delle informazioni).

Due anni fa ai Musei Vaticani rimasi impressionata dal numero di pesone che sceglieva di vedere tutto attraverso lo schermo del proprio telefono o tablet. Non voglio fare facile psicologia, né sembrare una donna delle caverne. Capita anche a me di fotografare certe opere per poi ricordarmele e cercare informazioni al loro riguardo.

Ma la selfie davanti al Raffaello, no e poi no!

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