Cosmonauta

di Susanna Nicchiarelli

È un’Italia passata e forse un pò ingenua, quella ritratta nel Cosmonauta di Susanna Nicchiarelli. Si crede ancora al comunismo, si scrive con fiducia al Compagno Lenin per dargli consigli, la sezione di quartiere del Partito Comunista è una valida alternativa al bar in piazza, per questi italiani operai con aspirazioni alla borghesia.

Due bambini, fratello e sorella, osservano stregati le meraviglie di Gagarin, e credono in un mondo migliore portato da tecnologia ed eguaglianza. Ma la vita è in agguato.

La protagonista del film, ormai adolescente, scopre sesso e sessismo, scopre che evitare di essere infilata in uno scomparto predefinito, specialmente per una ragazza, non è affatto facile. Si ribella, lotta si allontana e riavvicina dall’amato fratello, che ha problemi legati ad una grave epilessia.

La madre, un’ottima Claudia Pandolfi, sembra lottare con analoghe difficoltà, ma il dialogo intergenerazionale è difficile, se non impossibile.

Gli uomini del film si muovono a tentoni tra queste donne in trasformazione, quasi mai capendo, raramente essendo capiti.

Solo l’Unione Sovietica sembra andare avanti verso l’evoluzione sociale, mandando cani e poi persino una donna nello spazio. Il cielo è il limite.

Poi gli Americani piantano una bandiera sulla luna.

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