Le strade di Filadelfia/ 1

Mercoledì sera

L’hotel d’emergenza è raffinato, ma il letto è molle e sprofondo dal lato del CdV, e la radiosveglia fa luce a giorno nella stanza buia. Inoltre la mattinata sarà allietata da rumori assortiti e l’addetto alservizio in camera sembra convinto che sia accettabile fischiettare nei corridoi alle 6.45 del mattino. Ma queste cose le scopriremo più tardi. Per ora si riesce, dopo aver depositato le valigie, con la meta finale di un ristorante Libanese su Walnut street consigliato da un’amica in esilio.

Camminiamo con calma fino al Queen Village, in cui ci ricordiamo esiste una libreria anarchica e forse anche un ristorante Thai, entrambi visitati la volta precedente. Il ristorante non lo troviamo, e al libreria chiude prima del solito, ci informa il commesso, perché la persona del turno serale non riesce ad arrivare.

Così ci limitiamo a fare un po’ di people watching in questo quartiere un po’ bohemiene ai margini della gentrificazione. Ci tornerò con calma, nei pressimi giorni, con luce e negozi aperti.

Intanto ci comperiamo una bottiglia di vino prima di dirigerci al ristorante, perché il BYOB è una pratica importante, a Philadelphia.

Il ristorante è ai margini di Broad Street, con i suoi teatri e l’Istituto d’Arte. Verso le 8 le strade si riempiono di studenti che rientrano, e noi camminaimo contro corrente all’ombra dei negozi eleganti di Rittenhouse Square.

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